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Enogastronomia

Corte Cenami, la scommessa, vinta, di Antonio Di Cecio

lunedì, 19 luglio 2021, 04:33

di aldo grandi

Chi lo avrebbe mai detto? Pochi avrebbero, infatti, scommesso sulla riuscita, di questi tempi, di una iniziativa del genere. E invece ad Antonio Di Cecio, titolare con la famiglia dell'Oste di Lucca in via Cenami e via Fillungo, è andata come nessuno avrebbe, probabilmente, mai immaginato. Del resto lui, su quell'angolo nascosto di Lucca da un enorme cancello grigio in ferro battuto, ci aveva messo gli occhi da un pezzo e se chiunque, a onor del vero, lo guardava con sospetto se non, addirittura, con benevola indulgenza, lui, al contrario, non ha mai voluto sentire ragioni ed è filato diritto per la propria strada.

Provate, adesso, a recarvi la sera, ma anche durante il giorno in via Cenami e varcate la soglia della omonima corte, fino a un paio di mesi fa vuota e nascosta alla vista dei lucchesi e dei visitatori. Di Cecio ha voluto allargare i propri orizzonti gastronomici e ha chiesto e ottenuto, dalla antica proprietà, di poterla utilizzare come location destinata ad accogliere i propri avventori che, adesso, sono talmente entusiasti della nuova sede da non chiedere più di sedere sui tavoli in via Cenami direttamente sulla strada.

"E' vero - spiega il ristoratore - in tempi difficili come questi siamo stati costretti, io per primo. a cercare di trovare il modo per adattarci e rimettersi in discussione. Avrei potuto continuare con quello che avevo, ma ho preferito provare a guardare oltre e così ho attrezzato e arredato questa corte che, fino ad oggi, era in uno stato di abbandono nel senso che non era visibile a nessuno e nessuno poteva ammirarne la bellezza. E' un angolo bellissimo di questa città, da cui si ammira, attraverso l'ingresso, una parte di quel meraviglioso palazzo Cenami dove si trovano la libreria Mondadori e il caffè-pasticceria siciliana Frastuka. Ho voluto coprire questa corte di fiori e di luci calde, che dessero una certa atmosfera, soprattutto, la sera e l'effetto è stato incredibile. A parte le visite di personaggi pubblici e anche di ex amministratori, è bellissimo per me averci creduto e vedere adesso, sia a pranzo sia a cena, i colori di questo paradiso nascosto riportato alla luce e alla fruibilità dei turisti e degli stessi lucchesi".

Praticamente full-up sia a pranzo sia a cena, pioggia di consensi, una organizzazione non sempre facile, ma una disciplina ferrea per accontentare tutti. Provate a recarvi una sera a cena e ve ne renderete conto da soli. Sembra di stare in una località di villeggiatura e respirare un'aria estiva che non si respirava da tempo. E' anche così che si rilancia una città, rivalutandone e rivalorizzandone bellezze nascoste.

Il pezzo forte della corte è l'ingresso, arredato con due fila di tavoli a destra e a sinistra e con fiori molto belli e tipicamente stagionali. Al centro un corridoio di colore rosso che accompagna fino alla parte più ampia della corte dove è stata attrezzata una sorta di area protetta che era tipica delle corti lucchesi, grandi giardini e spazi aperti che si aprivano improvvisamente in una città che sembrava impermeabile anche alla vista dei più curiosi.

La carne, in questo luogo godibile agli occhi oltreché agli istinti fagici, rappresenta il top e venire qui non ha senso se non si cede alla tentazione di imbattersi in una bistecca alla fiorentina alta anche cinque dita e di quasi due chili di peso o in un filetto alto e tenero come il burro. Ma c'è anche la meno 'preziosa' bistecchina di maiale cotta anch'essa sulla pietra ollare a fare le sue giuste rimostranze e pretendere un suo ruolo all'interno di questa specie di macelleria per palati esigenti. Una bistecchina di maiale alta fino a quasi tre dita che oltre ad essere morbida, è anche appetitosa e digeribile a tutti. Accompagnatela con un bel contorno di fagioli o anche di spinaci o rapini saltati o anche verdure cotte al forno. Tutta la carne arriva direttamente dalla Val d'Elsa, provincia di Siena. Non è chianina, ma sicuramente cerca di non farla rimpiangere e ci riesce alla grande.

Scommessa vinta, quindi, e noi non possiamo che essere contenti se il popolo dei ristoratori, chiunque essi siano, riesce a trovare il modo per mantenersi in piedi dopo tutti i tentativi di questi ultimi mesi di metterli, sistematicamente, al tappeto. Essi sono una grande dote per il nostro Paese, ma qualcuno, a Roma e non solo, sembra essersene dimenticato. Facciamo tutti il possibile per farglielo ricordare.

Foto Ciprian Gheorghita


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