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Scritto da aldo grandi
interSVISTA
22 Marzo 2022

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l titolo del tuo libro edito da Chiarelettere, 'Il nuovo mondo' riporta alla mente un altro libro di Aldous Huxley, scritto molti anni fa, nel 1932, e con un titolo analogo, Brave New World, ma certamente, per il suo contenuto, inquietante e appartenente a quella letteratura di genere distopico che è stata capace di prevenire il futuro. Il tuo nuovo mondo, invece, che mondo sarà?

Il nuovo mondo sarà un mondo più veloce, molto più rapido nella risposta alle problematiche che ci saranno. Ad esempio da parte dei politici, che stanno agendo con tempistiche differenti e a volte infatti non sono all'altezza, perché si basano su regole stabilite tantissimi anni prima, anche delle banche centrali che alzano i tassi, però già prevedono di abbassarli dovesse succedere qualcosa, tolgono gli aiuti, ma già prevedono di rimetterli. Sarà un mondo complesso e altrettanto complesse saranno le risposte.

Tu parli di ripartenza e delle opportunità che si devono cogliere, soprattutto se giovani, a seguito proprio di questa emergenza sanitaria. Dopo la pandemia, la guerra: sei arrivata in ritardo oppure la ripartenza post-Covid può prescindere da ciò che sta accadendo in Ucraina?

Sì, secondo me ci sarà una ripartenza. Ci sarà una ripartenza e tutto tornerà come prima qualora questo conflitto finisca. Quindi secondo me la guerra può assolutamente cambiare le cose. Faccio l'esempio delle materie prime perché mi si capisca. Se prima le materie prime erano state diciamo dalla parte della fornitura, bloccate, perché il mondo era completamente bloccato, poi ad un certo punto c’è stata la ripartenza, ma la ripartenza è avvenuta dopo un blocco! Quindi è stato tutto molto difficile nelle forniture, nei viaggi, perché non ci si poteva riprendere subito dopo che si era stati completamente fermi. Neanche nella Seconda guerra mondiale si era stati completamente fermi perché il commercio andava. Il covid ha cambiato tutto. Anche con il conflitto le cose vanno avanti perché non è come il covid, le cose vanno avanti. Qui c’è un altro tipo di problematica. E' come se il granaio del mondo sul fronte del grano o dell’ammonio per i fertilizzanti, del gas, del petrolio è come se un'offerta ti mancasse, quindi è ovvio che sè un'offerta manca i prezzi di quelle offerte che rimangono salgono perché ce n’è meno di offerta, quindi il problema è di natura completamente diversa. Solamente dopo la fine del conflitto potremo vedere una soluzione e solamente dopo la fine del conflitto ci potranno essere di nuovo le opportunità.

Covid e conflitto armato nel cuore dell'Europa: come si fa a non essere pessimisti e, invece, ad essere ottimisti come suggerisci tu?

Secondo me l’ottimismo ci deve sempre essere nel senso che non possiamo prescindere da esso. Monet diceva che l'Europa si fa nelle crisi e io su questo sono d'accordo perché guardiamo anche alle prospettive sul fronte delle energie rinnovabili. Se ne parlava tantissimo, ci si riempiva la bocca di energie rinnovabili, ma senza avere un vero e proprio piano. Adesso guarda caso si accelera tutto. Acceleriamo qui, togliamo la burocrazia lì, riaccendiamo i rigassificatori, riduciamo la dipendenza dalla Russia. Quindi, perché dico che sono ottimista? Perché secondo me non è questione di essere ottimisti o pessimisti, la questione è che spesso siamo governati da persone che non hanno la visione di lungo termine per prendere determinate decisioni. Tu non puoi pensare che vivremo nelle energie rinnovabili senza stabilire un piano che permetta di creare una sorta di progetto per le stesse. Dopo che Putin aveva invaso la Crimea, già lì tu dovevi dire: “Riduciamo la nostra dipendenza”. Purtroppo siamo passati da un circa 26% a un 43%, quindi mi chiedo cosa sia stato fatto dopo quella situazione ed è lì la riposta da dare e secondo me questa risposta non c’è. Io mi preoccuperei lì di fare qualche cosa. Che cosa puoi fare tu? Cosa dovresti fare tu? Cosa prevedi di fare nei prossimi cinque, dieci anni? Un po’ come i cinesi che hanno un piano quinquennale perché sanno esattamente dove vogliono arrivare. Noi siamo troppo armata Brancaleone, dovremo arrivare più preparati alle cose. Se noi già nel 2014 avessimo pensato a ridurre la dipendenza dalla Russia saremmo in questa situazione? Ma certo che no! Non lo saremmo! Quindi più che di ottimismo o di pessimismo, si tratta di rimboccarsi le maniche cosa che, invece, devo dire che non si fa.

Il tuo libro vuole essere un invito a credere ancora nelle potenzialità dell'essere umano e a non lasciarsi andare al catastrofismo galattico determinato da una pandemia che ha suscitato polemiche e proteste a non finire. Non credi che prima di poter tornare a vivere sia necessario rimuovere le misure allucinanti e liberticide, Green Pass in primis, che hanno devastato coscienze, economie e financo l'autostima di molti che si sono visti sospendere dal lavoro da un momento all'altro?

Io non mi sono mai espressa sulle decisioni del covid perché penso che bisogna trovarcisi in certe situazioni prima di poter parlare di certe risposte. Io non sono stata lì e quindi, non parlo solo del governo Draghi, parlo anche di chi l'ha preceduto, non so quanto meglio avrei potuto fare io, mi ci sarei dovuta a trovare. Guardando anche al caos che è stato commesso da altri stati europei non credo che ci si sia comportati peggio, forse è stata la prima volta in cui in alcune decisioni abbiamo dimostrato anche di essere, in un certo qual modo, migliori. Sicuramente la risposta dell'individuo italiano mi ha stupito, non pensavo sarebbe stato così importante. Quello che penso adesso è che si debba pensare al lavoro, alle soluzioni per il futuro, ai giovani, dobbiamo tagliare la burocrazia. Anche nel Pnrr vedo tantissimi progetti singoli, quello che ci vorrebbe per il nostro paese è proprio una visione di insieme. Cosa facciamo per la cultura visto che dovremmo vivere di questo? Se la Francia avesse Ravenna, ma banalmente anche Lucca, Lucca sarebbe il nuovo Louvre. Perché sono molto bravi nel turismo e come possiamo essere bravi anche noi, tam quam loro? Cosa possiamo fare per le nuove tecnologie? Cosa possiamo fare per la trasizione ecologica nel sud? Dobbiamo provare ad alzare l'asticella e dare risposte un po' più coraggiose Molte donne mi scrivono su Instagram, sottolineando come il part-time le abbia aiutate, come lo smart-working le abbia aiutate. Stando a casa riescono a fare tantissime cose. Riescono a essere produttive allo stesso modo, ma cercando di avere potere nel loro quotidiano, nel fare la spesa, nell’essere presenti in famiglia. Per noi donne è stato molto limitante, quindi la misura dello smart-working, non avendo potere, va ad aiutare più noi che loro.

Tu hai sempre avuto la grande dote di rendere comprensibile a tutti l'economia. Il tuo libro a cosa aspira e quale messaggio concreto vuole inviare al lettore?

Vuole cercare di spiegare cose che sono complesse a tutti. Quindi parlare con un linguaggio molto semplice, c'è un capitolo dove spiego al lattaio dell’Ohio, tutti i termini più difficili usati spesso della macroeconomia. Quando leggo il giornale voglio provare a capire, anche sulla base dello strumento che questo libro mi ha dato.

Il 25 marzo alle 18 all'auditorium della Banca del Monte in piazza S. Martino a Lucca presenterai il tuo 'nuovo mondo'. Non è la prima volta che vieni a Lucca e qui hai sempre trovato una bella accoglienza.

Ho sempre avuto una buona accoglienza e non vedo l’ora di tornare a Lucca. Penso che il giorno dopo mi dedicherò un po’ alla città. Andrò a visitare un po’ la città prima di partire.

La Gazzetta di Lucca ti ha già invitato, grazie anche all'amica e collega comune Barbara Pavarotti, alle lezioni di giornalismo e ai convegni organizzati prima dell'era covid. Stiamo organizzando un altro appuntamento: sarai dei nostri compatibilmente con i tuoi impegni?

Assolutamente sarò dei vostri!

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