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Scritto da aldo grandi
interSVISTA
12 Maggio 2022

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Ilaria Vietina, 64 anni, sposata, quattro figli - due femmine e due maschi - nonna di tre nnipoti. Laureata in filosofia su Antonio Rosmini,
insegnante di filosofia e scienze umane al liceo Paladini, in politica dal 2012, attualmente assessore alle politiche formative, politiche di
genere e continuità della memoria storica nella giunta Tambellini.

Dottoressa Vietina buonguiorno e grazie per aver accettato questa intervista. Non lo pensavamo possibile.

Certo che è possibile, ne avevamo già fatta una nel primo mandato Tambellini.

Vero, ma di tempo ne è passato parecchio e lei è diventata politicamente molto più mpegnata, aggressiva e 'cattiva'.

Mi ha visto cattiva qualche volta?. In genere distinguo l'aggressività dalla determinazione e mi definisco molto determinata.

Anche troppo a volte...

Troppo per chi?

Magari per chi la pensa diversamente da lei e non è d'accordo con le sue politiche. Per esempio, lei è favorevole alla teoria Gender?

Io ho spiegato in consiglio comunale che none siste una teoria Gender. Questo è un costrutto che è nato in Francia qualche anno fa e che è
stato riportato anche in Italia con uno scopo polemico e che non rappresenta quello che è racchiuso negli studi di genere che, a mio
viso, è molto più corretto.

D'accordo, al di là delle definizioni, ci è sempre sembrato che lei nutrisse particolare attenzione per tutte le diversità, anche quelle
particolarmente diverse nella sfera della sessualità.

Io penso che ci debba essere una attenzione costante alla vita degli uomini e delle donne con le loro specifiche caratteristiche, penso che
ci sia ancora un problema di equità tra uomini e donne: gli indicatori internazionali ci dicono che anche in Europa occorreranno più di 100
anni per raggiungere una presenza paritaria nel campo del lavoro e della rappresentanza politica. In questa prospettiva è molto importante
valorizzare le differenze che sono a livello personale e, quindi, non generalizzare. Non si può considerare un universo unico quello femminile, ci sono tante storie di donne e condizioni di vita diverse, così come per gli uomini. Ci sono, poi, situazioni diversificate in base alla identità di genere e all'orientamento sessuale. Queste diversità non devono mai dare adito a discriminazioni. Ciascuno/ciascuna deve sentirsi rispettato/a e accolto/a nella sua posizione. Questo è indice di civiltà e di maturazione culturale.

Belle parole, ma andiamo alla sostanza: lei ha, tra l'altro, una formazione cattolica quindi la famiglia dovrebbe costituire uno dei pilastri della sua concezione della vita.

Certo e si vede dalla mia vita, quattro figli e ne sono anche fiera.

Aspetti, famiglia che, da sempre, è considerata, sia pure con i suoi problemi e i suoi limiti, quella rappresentata dall'unione di un uomo e di una donna. Lei per caso pensa che si possano avere anche altri tipi di famiglie e, soprattutto, crede davvero che ogni tipo di unione - omosessuale o altro - possa condurre all'adozione di figli?

L'antropologia culturale ci insegna che nei vari luoghi e nei vari tempi della storia dell'umanità ci sono state diverse tipologie di famiglie,
quindi, parliamo di famiglie in senso plurale. Nel nostro contesto ci sono esperienze di unioni omosessuali in cui è possibile l'adozione di
figli. Quindi, penso che l'elemento fondamentale sia l'affetto e il rispetto reciproco.

Se non poniamo limiti alla cosiddetta scienza, potremmo anche giungere in futuro - già assistiamo alla mercificazione dell'utero - alla tanto agognata per alcuni maternità all maschile. Non mi dica che anche su questo lei sarebbe favorevole?

La mercificazione è inaccettabile in qualunque mnodo avvenga. Non si possono ridurre a merci le persone, né adulti né bambini, non si possono ridurre a merci le scelte fondamentali dell'esistenza. Su questo bisogna essere chiari.

Lei ha partecipato alle primarie del centrosinistra avendo come 'avversario' Francesco Raspini. Adesso è a capo di una lista civica che appoggia proprio colui che l'ha sconfitta di misura o giù di lì. Lei proprio è davvero una persona che non porta rancore...

Partecipando alle primarie ho accettato le regole del gioco e, quindi, rispetto il risultato che ne è emerso. E' per questo che sostengo Francesco Raspini.

Ma sia sincera: avrebbe preferito esserci lei come candidato unico a sindaco?

Quando si partecipa alle primarie, ovviamente, si lavora per vincere, ma, poi, si rispetta l'esito del momento democratico che è stato realizzato. La cosa importante è essersi confrontati sui temi più rilevanti dell'attività amministrativa e averlo fatto con uno stile rispettoso, mai aggressivo né denigratorio. E anche di questo sono fiera.

Non le sembra, questa, una campagna elettorale un po' moscia, in particolare se raffrontata a quella di cinque anni fa?

Credo che ci siano ancora settimane di discussioni, di confronti e di proposte e pensop che una campagna elettorale si debba caratterizzare
proprio per quantopuò presentare alla città: gli argomenti, i programmi, le previsioni, le ipotesi di lavoro, le soluzioni ai problemi. Mi auguro
che tutti coloro che adesso si trovano nella campagna elettorale si concentrino su queste cose e spero che si mantenga quello stile di rispetto e di ascolto anche tra chi ha posizioni decisamente contrapposte.

Certo, questa volta, soprattutto, con Barsanti che non è più con CasaPound, sarà arduo appellarsi alla solita paura del fascismo riemergente...

Dipende molto da quello che viene detto e che viene fatto. Non siamo stati noi a definire Barsanti un fascista, lo ha fatto lui nelle interviste che ha rilasciato e anche se adesso lui ha voluto cambiare nome al suo gruppo, non ha ancora, per quello che ne so, rinnegato quelle affermazioni. Comunque la questione importante è lavorare sulle proposte della città ed è su questo che i cittadini e le cittadine ci valuteranno.

Lei condivide la decisione di Raspini e di Tambellini di denunciare civilmente e chiedere i danni a Remo Santini il primo e ad alcuni esponenti del comitato di S. Concordio il secondo?

Quella, ovviamente, è stata una scelta personale, ma non sono stati loro i primi a rivolgersi all'autorità giudiziaria. Loro hanno risposto a
denunce che hanno ricevuto, soprattutto nel caso del sindaco Tambellini.

Perché un lucchese o, come dice lei, anche una lucchese, dovrebbero votarla?

Per quello che ho fatto in questi anni.

Ossia?

L'impegno per l'educazione, per l'istruzione, per la formazione, per l'equità sociale (ricordo il grande impegno per rispettare le diverse situazioni delle famiglie attraverso i nuovi meccanismi di contribuzione basati sull'ISEE. Abbiamo rivisto tutte le tipologie di contribuzione
adeguandole alle diverse condizioni delle famiglie, sia per i trasporti, sia per le mense e gli asili nido. Inoltre, anche per l'impegno a favore
proprio delle donne per aver creato la commissione pari opportunità del comune, il tavolo delle associazioni di genere compresa maschile
plurale, un'associazione di uomini che riflette sulla condizione dei maschi nella nostra società.

La interrompo un attimo: in questa associazione, siamo curiosi, ci sono anche dei musulmani? 

Non ho mai chiesto l'appartenenza religiosa alle persone con cui lavoriamo. Apprezziamo ogni forma di spiritualità e di visione della vita, purché ispirate al rispetto della dignità delle persone. Quindi c'è la massima accoglienza per persone di ogni religione.

Dottoressa Vietina non giri intorno alla domanda: ci sono o non ci sono maschi musulmani che partecipano a questa associazione?

Ci sono persone di tutte le religioni in tutte le associazioni. Tengo a sottolienare, comunque, che il pluralismo e il dialogo interreligioso
sono una cosa positiva.

Stava elencando quando l'abbiamo interrotta le cose che aveva fatto...

Il Cred, centro risorse educative e didattiche, il centro Maria Eletta Martini per le politiche di genere, il centro per le famiglie, la casa della memoria e della pace per citarle alcuni risultati concreti e operativi, i numerosi patti dellì'amministrazione condivisa sui beni comuni, i centri di cittadinanza del Bucaneve e del Piaggione, il percorso di statizzazione dell'istituto Boccherini appena concluso e, soprattutto, il riconoscimento dell'Unesco alla nostra città: Lucca Learning City del settembre 2020. Mi lasci anche aggiungere la difesa delle mense scolastiche dalla pretesa di coloro che volevano sostituirla con il panino o con il pasto portati da casa, il bilancio di genere realizzato due volte e, concludo, ma ce ne sarebbero altri, il lavoro fatto per valorizzare i prodotti e i produttori locali nelle mense scolastiche, l'educazione all'aperto, i tanti incontri sulla storia delle donne, la toponomastica femminile, quando ho avuto la delega al sociale ho  costruito il Tavolo della disabilità e quello delle marginalità, ecc.ecc.

Secondo lei un giornalista dovrebbe fare politica attiva?

Io penso che i ruoli vadano distinti.

E un insegnante non dovrebbe essere considerato alla stessa stregua?

La cosa importante è che mantenga e rispetti la propria professionalità nella relazione con studenti e studentesse e che si esprima con trasparenza e correttezza in ciascuna delle attività. Ogni insegnante ha, soprattutto, una funzione educativa e la esprime nel facilitare i percorsi di apprendimento. Il proprio impegno civile dimostra la responsabilità degli adulti nella costruzione della comunità. I giovani hanno bisogno di incontrare adulti significativi per confrontarsi con loro e dialogare.

Lei ha detto che non ha avuto alcun problema derivante dall'aver perso le primarie. Allora per quale motivo invece di candidarsi nel Pd ha avuto la necessità di costituire una lista civica ad hoc?

Per la precisione ho detto che non ho avuto alcun problema a rispettare l'esito delle primarie. L'esperienza è stata così significativa che ha
richiesto una prosecuzione in modo da raccogliere le varie persone e tutte le anime della nostra città che hanno sostenuto i temi del mio
impegno nelle primarie. E' per dare continuità a questa esperienza e all'associazione Lucca è un grande noi che è nata la lista di riferimento che amplia l'orizzonte del centrosinistra e raccoglie le tante sollecitazioni costruttive che sono nate in questi mesi. Dalle primarie è emerso un popolo che non si sentiva rappresentato e noi cerchiamo di renderlo protagonista del futuro di Lucca.

Lei, lo diciamo con ironia, ma senza alcuna polemica, è passata alla storia del nostro comune per aver imposto nei documenti amministrativi la declinazione al femminile di alcun sostantivi precedentememnte utilizzati nella tradizionale, ma da lei non ritenuta giusta, accezione maschile.

Vede, il linguaggio ha lo scopo di rappresentare correttamente la realtà. Se io dico il consigliere San Filippo lei pensa ad un uomo o a una donna? Se io dico l'assessore Verdi, lei pensa ad un uomo o a una donna? Se io dico il ministro Mattoni, lei pensa a un uomo o a una donna? Poiché nel passato i consiglieri, gli assessori, i ministri erano tutti uomini, questi termini si declinavano al maschile. Poiché oggi ci sono anche donne l'Accademia della Crusca ha affermato che è corretto usare la forma femmninile che nella nostra lingua è prevista. Nessuno si 
permetterebbe di dire il maestro Lucia o l'infermiere Rosa. Noi diciamo la maestra Lucia e l'infermiera Rosa. Altrettanto è corretto dire la
ministra Antonella e l'ingegnera Filippa. E' l'uso che permette di valorizzare la nostra lingua con tutte le sue opportunità e questo è legato a nuovi ruoli che le donne hanno nella società. Se non si usano termini corretti non si riconosce il contributo fondamentale delle donne, così come avviene ancora, purtroppo, nella storia della letteratura, della filosofia, dell'arte, della musica.

Beatrice Venezi, noto direttore d'orchestra come lei ama definirsi o direttrice d'orchestra come lei, dottoressa, preferirebbe, ha chiaramente spiegato che a lei va bene così com'è e che non sente il bisogno did eclinare al femminile la sua professione. Le ricordiamo un aneddoto: negli anni Ottanta, durante una intervista che le facemmo, Tullia Romagnoli Carettoni, notissima esponente politica nonché figlia del grecista Ettore, alla nostra domanda se avrebbe voluto essere ambasciatrice in gioventù, rispose che il suo desiderio, casomai, era quello di diventare ambasciatore. Secondo lei queste due donne non erano sufficientemente consapevoli della loro autonomia?

E' un meccanismo tipico cultura patriarcale: considerare che i ruoli maschili hanno maggiore prestigio di quelli femminili. Negli anni Ottanta ancora non era stato pubblicato lo studio di Alma Sabatini e ancora prevaleva il linguaggio maschile. Per quanto riguarda coloro che, attualmente, utlizzano ancora epiteti maschili è indubbio che esista un atteggiamento provocatorio che è maggiormnente teso a riprodurre
sterotipi ancora fortemente diffusi. Tutte le altre  importanti direttrici d'orchestra non rifiutano la ordinaria forma femminile. Sarebbe normale che una persona la mattina accettasse di essere appellata maestra e la sera consigliere? Non è una forma di contraddizione? Sembra quasi che, come le dicevo, l'appellativo maschile indichi un maggior prestigio e finché prevarrà questo atteggiamento l'equità non sarà raggiunta.

Ultima domanda: se le dicessero che la vittoria nelle elezioni di giugno dipendesse dalla sua rinuncia agli atti amministrativi declinati anche al femminile, accetterebbe?

La delibera sull'uso del linguaggio di genere negli atti amministrativi è stata sollecitata da un atto del consiglio comunale, pertanto non è
una scelta di cui io possa disporre a livello personale. La vittoria alle elezioni per me è più importante di quanto lo sia il mio risultato personale perché ritengo che sia necessario lavorare proprio per la comunità,  gli atti fatti dalla nostra amministrazione, superando i riferimenti alla singola persona, confermano il senso di comunità.
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