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L'evento

Ricordi indelebili sulle pareti de Lelemento Bistrot

mercoledì, 25 settembre 2013, 15:53

di gabriele tolari

Cos’hanno in comune il filosofo Arthur Schopenhauer, il principe della risata Totò, l’inventore e padre fondatore degli Stati Uniti Benjamin Franklin, l’attore Cary Grant e la cantautrice Tori Amos? Probabilmente poco o niente fino a un paio di settimane fa. Adesso sono invece ricordi indelebili sulle pareti del ristorante Lelemento Bistrot, subito dentro Porta San Pietro. O meglio, lo sono alcuni loro aforismi.

Negli ultimi anni, Lele, Chica e il resto dello staff, dall’angolo di città vista Mura hanno spesso  organizzato e promosso un grandangolo di iniziative e idee innovative. Anche stavolta non sono stati da meno, facendo intingere le pareti del locale nella genialità di Francesco Zavattari, 30 anni non ancora compiuti e che, già a sentirlo parlare, ti fa venir voglia di dare una seconda possibilità a questo disgraziato Paese. Francesco è un designer, un grafico, vorremmo chiamarlo col nome che si merita, artista, ma probabilmente è qualcosa di diverso, di oltre. Un visionario, forse un bambino che, rimasto incastrato nel corpo di un adulto, non ha alcuna intenzione di provare a disincagliarvisi, e anzi ne approfitta per rubargli i tecnicismi che altrimenti non potrebbe avere nemmeno se l’arte fosse in lui innata.

E’ direttore dello studio Matitanera, il quale si occupa di web, comunicazione, modelli di business e che tra l’altro è anche editore di Full Magazine, rivista cartacea distribuita pure all’estero. Sulle pareti del bistrot Lelemento, Zavattari ha però dato libero sfogo alla sua passione primordiale, la pittura, cui spera di dedicarsi sempre di più già fin dal prossimo anno. Sullo sfondo verde dei muri, poi trattati affinché l’opera duri il più possibile, coi pastelli ha dipinto pirati, barchette, alieni e tutto ciò che può essere il leitmotiv di una fantasia fanciullesca ma conscia delle proprie capacità. Ha accompagnato gli schizzi estemporanei – non di rado pittura senza progetti o canovacci da seguire – proprio con gli aforismi degli artisti citati, e non solo quelli. Riguardano tutti il cibo e il bere, niente è stato fatto a caso e si possono distinguere non troppi livelli di lavoro, così da gustarseli appieno. In cinque ore di pittura, trascinato dalle parole di Chica e dello staff che stavano raccontandogli le loro storia e passione per la ristorazione, Francesco ha saputo dipingere Lelemento X, il trait d’union tra due ragioni di vita, la sua e quella del bistrot, appunto. Vien da sé che l’accostamento tra disegni e luogo è simbiotico, il colpo d’occhio rilassante: vedendo adesso l’installazione ci si chiede come mai non sia stata pensata prima. E soffermandosi invece sui dettagli si capisce come mai lo staff del ristorante sia così soddisfatto: è un intreccio di stampo moderno tra le due realtà, con la pittura sul muro che ha saputo riportare fedelmente i sogni di un ragazzino cresciuto e modificato a botte di grafica digitale, dalla quale ha però preso solo il meglio, mantenendo un modo di disegnare semplice e spensierato, termometro della persona proprietaria della mano. Il risultato è qualcosa di unico e assolutamente fuori dell’ordinario, un’opera d’arte indefinibile, introvabile in altri locali di Lucca. Tipica degli amanti del bizzarro, qualcuno potrebbe dire, ma se Francesco Zavattari è piuttosto richiesto anche all’estero, ben venga la bizzarria. Fra pochi mesi, infatti, dopo diverse esposizioni, uscirà il primo catalogo importante – anche se, almeno inizialmente, il target sarà deciso in modo preventivo – che sarà stampato in sei differenti lingue e riunirà le sue principali opere, rendendo ancor più visibile l’evoluzione del tratto di Zavattari. Il 29enne, peraltro, sarà uno dei sei video-artisti la cui fantasia farà il giro del mondo il mese prossimo nel contesto di IT’s Tissue, iniziativa co-finanziata dalla Camera di commercio presieduta da Guerrieri per promuovere all’estero il made in Italy. Del resto, l’arte espressa dal nostro Zavattari forse – ahinoi – si addice più a un pubblico che la conservatrice Lucca non può fornire. Non per niente punta deciso ai mercati di Russia e Spagna. L’augurio è che il suo lavoro conosca un riscontro sempre maggiore il quale non abbia però confini, fino alla dimostrazione che anche in Italia si può campare di cultura se si ha talento da vendere. Infine, ma non per ultimo, occorrerebbero più luoghi, anche estranei alle sale dei musei – il Lu.C.C.A., ad esempio, è già stato sede in un paio di serate di altrettante performance di Zavattari – che avessero il fegato di ospitare installazioni del genere. Affrontare la consuetudine stantia e convincersi che a Lucca possono ben convivere tradizione e innovazione artistiche.

Lelemento l’ha fatto e non si ferma qua: il mese prossimo, infatti, ospiterà una grande tela sempre opera di Francesco, un progetto che farà sicuramente parlare di sé e a cui dedicheremo più spazio nei giorni che verranno. Nel frattempo val la pena dare un’occhiata al suo sito, zavattari.com.


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