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L'evento

Mario Madiai, un post macchiaiolo cresciuto al Passaglia

sabato, 19 settembre 2015, 15:59

Era il 1996. O giù di lì. Chi scrive era in una fase della propria esistenza in cui non si sa ancora da che cosa ci si è distaccati, ma si è certi che, altrimenti, non si poteva fare pur senza sapere quale sarà la strada da percorrere. Periodo, inoltre, di spese, se così vogliamo dire, pazze anche se le spese pazze erano ben al di là da venire, ma, all'epoca, avevamo appena 35 anni e tanta voglia di conoscere un mondo che, ci saremmo resi conto poi, nemmeno potevamo immaginare esistesse. Dall'amico Daniele del negozio di via Cenami, dove si trovano e si acquistano quadri, incisioni, stampe e altro materiale di grande pregio e rilievo, giunse una telefonata. Egli sapeva della passione per Natali e i post macchiaioli - Fattori era inavvicinabile - e consapevole, pure, della non voglia di spendere fortune (sic!), avvertì che aveva un quadro molto bello di un tal Madiai, pittore conosciuto per i suoi paesaggi livornesi e non solo, che, poi, si era dedicato, in particolare, alle rose. Il sottoscritto andò e, in effetti, scoprì un olio su tela molto interessante, uno squarcio dei fossi a Livorno visti da piazza della Repubblica, un oggetto che non costava molto, una bella cornice come Daniele sa sempre trovare e l'affare fu concluso. Così, adesso e nel corso dei suoi precedenti e numerosi traslochi, il quadro di Mario Madiai ha sempre seguito le sorti di questo umile guitto di provincia che, a onor del vero, avrebbe desiderato, prima o poi, incontrare il pittore.

Sorpresa piacevole, quindi, quando, un anno fa, durante una presentazione di vini di un'azienda agriciola di Lorenzana, provincia di Pisa, si imbatté nella figlia del pittore e nel suo genero. Da lì nacque una simpatia e una reciproca attenzione con l'impegno, prima o poi, di trovarsi a Lorenzana e assaggiare i vini oltreché ammirare i quadri e conoscere l'artista. Fino a quando, un paio di settimane fa, questi, accompagnato dalla moglie, non è salito all'enoteca Marcucci del re Michele a Pietrasanta dove, appunto, il sottoscritto è di casa e dove, tra un bicchiere di vino e l'altro, è nata questa conversazione.

Chi l'avrebbe mai detto che il famoso pittore Mario Madiai conosce Lucca a menadito per il semplice fatto di esserci stato, a scuola, dal 1957 al 1963 e, per la precisione, all'istituto d'arte Passaglia in piazza Napoleone? "Lucca - dice - me la ricordo benissimo e ne sono innamorato. Sono andato all'istituto d'arte Passaglia dove ho avuto, per insegnanti, il professor Palagi per pittura, De Angeli per scultura, Ardinghi e Romani sempre per pittura. Avevo 18 anni, ero al Passaglia, ricordo di aver vinto il primo premio ad un concorso di pittura per studenti d'arte e di essere stato premiato in Campidoglio a Roma. Sono sempre stato un pittore, sono stato amico di tanti lucchesi, pittori e non, da Pier Carlo Santini a Carlo Bigongiari, da Antonio Possenti a Riccardo Benvenuti a Grida. Anche se non sono mai stato legato ad alcun gruppo o schieramento, non mi sono mai voluto sentire chiuso dentro un ismo. Ho sempre rifuggito dalle etichette, ho sempre preferito essere libero. Perché sono passato dai paesaggi alle rose? Ho dipinto un po' tutti i fiori, ma la rosa si presta meglio a quello che voglio dire. Mi attraggono la forma e le misure giuste per quello che voglio realizzare, in fondo ogni soggetto è un alibi e un pretesto per fare un quadro".

"Adesso vivo nella tenuta Malacoda a Lorenzana - aggiunge Madiai - con mia moglie Enrica Fuchs, svizzera di Ginevra. I mie quadri sono quotati anche all'estero. L'altro giorno ho scoperto che un mio dipinto, in Corea, è in vendita all'equivalente di 8 mila euro. Dal 4 settembre è aperta una mia mostra a Pietrasanta, una trentina di opere. Io e mia moglie abbiamo tre figlie, Olivia, Francesca e Giorgia. Siamo sposati da 47 anni, a un passo, quindi, dalle nozze d'oro".

Madiai è un pittore, diciamo così, individualista, uno che si è fatto strada da sé, che ha sempre avuto i suoi ammiratori e sostenitori, che ha sempre venduto, che ha sempre avuto le gallerie che gli commissionavano le opere e che ha sempre riscosso consensi. Non a caso la Piaggio gli ha commissionato la campagna per la Vespa, un mito mai tramontato. Madiai è un pittore sicuro di quel che vuole dipingere e sa che non sono gli altri a imporgli i gusti, ma lui a scegliere i soggetti. Non è poco, soprattutto di questi tempi.

A. G.

 


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