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L'evento

Luca Tronchetti chiude le lezioni di giornalismo con la cronaca nera e giudiziaria

giovedì, 17 maggio 2018, 17:02

di giulia del chiaro

Si sono concluse le lezioni di giornalismo della Gazzetta. A chiudere l’iniziativa Luca Tronchetti, del quotidiano Il Tirreno, con una lezione sulla cronaca nera e giudiziaria.

Tronchetti, cronista di nera e giudiziaria da trent’anni per la redazione lucchese de Il Tirreno, ha illustrato il lavoro del giornalista che si occupa di queste tematiche e la sua evoluzione. Ad intervenire, trasformando la lezione in una tavola rotonda, Duccio Casini, già redattore de Il Tirreno, in pensione da 3 anni.

La cronaca nera ha visto, negli anni in cui i due protagonisti dell’evento hanno esercitato la loro professione, ampi cambiamenti. In passato era possibile un contatto diretto con le forze giudiziarie, ma negli ultimi anni si è assistito ad una trasformazione della loro modalità di essere fonti, cambiando i loro contatti con la stampa e conducendo ad una tendenza all’omologazione nel fornire informazioni. Tutto questo ha assimilato sempre più il lavoro del cronista a quello di un passacarte. “Prima esisteva un rapporto più familiare con la questura, mangiavamo insieme ed in alcuni casi passavamo tutta la notte in questura”, ha affermato Casini, proseguendo “oggi non è più possibile perché dalla questura arriva la velina scritta in burocratese e riproposta così com’è dai giornali”.

“Molti di questi ragazzi vorrebbero avere l’occasione di prendere il tesserino di giornalista pubblicista. Quali consigli dareste per la stesura di un articolo di nera?” ha chiesto Aldo Grandi ai due ospiti. “Abbandonate! Abbandonate questa folle idea finché siete in tempo!” ha ironicamente dibattuto Casini. “La verità”, ha invece sottolineato Tronchetti, “è che cronaca nera e giudiziaria costituiscono i rami più difficili per un giornalista.” La giudiziaria è spesso affidata all’ultimo arrivato per le difficoltà e i rischi che comporta. Quest’ultima richiede un’attenzione che dura nel tempo fatta di rapporti con giudici, avvocati e magistrati, fonti con le quali occorre instaurare un rapporto di familiarità, oltre alla necessità di uno studio ed una conoscenza approfondita del codice penale. Il grosso rischio, per il giornalista che si occupa di giudiziaria, è quello di incorrere in querele, dal momento che, a differenza di altri settori come lo sport, non è ammissibile sbagliare e l’istituto della rettifica non sempre funziona. Questo spiega perché i giornali online spesso non si occupano di giudiziaria mancando della liquidità necessaria per avvalersi di una persona che si occupi unicamente e quotidianamente del giro dei tribunali.

In passato chi si occupava di nera, durante la mattinata, realizzava quello che veniva chiamato “giro di nera” che consisteva nel recarsi fisicamente all’ospedale e nelle centrali di carabinieri e polizia per ottenere notizie. Oggi questo non accade più e i giornalisti attendono l’arrivo delle veline contenenti le stesse informazioni del passato, ma inviate in blocco e identiche a tutte le testate. Un altro approccio è cambiato, quello delle testine: in precedenza il cronista si doveva procurare la foto del defunto, la testina appunto, cercando di avvicinare amici, conoscenti e familiari della vittima con tutte le difficoltà che questo comportava. Oggi i social network hanno eliminato questa procedura rendendo possibile acquisire direttamente e autonomamente tale immagine.

L’incontro si è concluso con una serie di raccomandazioni per chi intende avvicinarsi a questo tipo di giornalismo: è necessaria la massima precisione e prudenza nel riportare le notizie, si devono evitare particolari macabri, luoghi comuni e la tendenza ad indicare la responsabilità di qualcuno.

 


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