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L'evento

Super Mario è l'uomo del Twiga: un amministratore multitasking

mercoledì, 26 giugno 2019, 00:33

di chiara bernardini

Se la Nintendo per creare l'iconico personaggio di Super Mario avesse preso spunto da una persona reale sicuramente questa porterebbe il suo stesso nome. Dietro le quinte del Twiga di Marina di Pietrasanta c'è una figura dalle mille risorse, con una personalità brillante e un passato rocambolesco.

Il suo nome è Mario Cambiaggio e definirlo solamente l'uomo del beach club di Viale Roma sarebbe riduttivo. Più giusto, invece, è collocarlo come parte integrante dello stesso, se non il dettaglio che ne permette il funzionamento. Genovese, 62 anni e una laurea in legge. Instancabile. Una vera e propria macchina da guerra. 

Chi è secondo lei Mario Cambiaggio? 

Beh, definirmi in poche parole può non essere facile. Sono semplicemente un uomo che dodici anni fa per caso ha scoperto questo mondo: sarebbe dovuta essere un'avventura di pochi mesi, alla fine è stata la storia della mia vita. 

Dodici anni fa, quindi, iniziava il suo rapporto con il Twiga. Come lo descriverebbe? 

Come ho detto prima, sarebbe dovuta essere un'esperienza isolata. Era il 2007, abitavo ancora a Genova e Flavio Briatore, mio cognato, mi disse che il locale aveva bisogno di una figura che sistemasse diversi aspetti burocratici e secondo lui io - in base anche alle esperienze passate - possedevo i requisiti per gestirle. Mi sono innamorato di questo mondo, e alla fine sono rimasto. Mi sono trasferito a Pietrasanta qualche anno dopo con la mia famiglia e  tra una cosa e l'altra è arrivata la tredicesima stagione all'interno del locale e la sesta come amministratore. Tutta colpa di Briatore, potremmo dire... (Ride, ndr) 

E prima del Twiga? 

In precedenza ho svolto i mestieri più disparati. Dopo la laurea in giurisprudenza ho iniziato a preparare gli esami per accedere alla magistratura. Nel frattempo mi contattò l'Italsider proponendomi un contratto di lavoro come direttore del personale di uno stabilimento siderurgico. Qualche anno dopo mi fu proposto di andare in Francia a seguire un programma immobiliare. Mentre mi trovavo lì, mi chiamò una società che stava nascendo in Italia per conto di Paribas. Così tornai a Genova come direttore commerciale, prima locale e poi nazionale, di quest'azienda.

Quando ha capito che era tempo di cambiamento? 

Mentre lavoravo per Paribas sentii la necessità di una svolta, così decisi di buttarmi nel mondo del turismo. Ho aperto un'agenzia di tour operator e ho cominciato a svolgere un lavoro di promozione del territorio marittimo fino all'alba dei cinquant'anni, quando ricevetti la telefonata di mio cognato. 

Potremmo dire, quindi, che lei ha assistito a tutte le evoluzioni del Twiga...

Sì, non solo. L'ho visto crescere e cambiare, per forza di cose naturalmente. Quando sono arrivato nel 2007, il locale - e la Versilia in generale - era completamente diverso. La stagione estiva durava tre mesi, le persone arrivavano a giugno e andavano via a settembre. Da lì a poco la crisi finanziaria si è fatta sempre più sentire: sono cambiate le abitudini della gente e nel 2010 ci siamo risvegliati in un mondo che non conoscevamo. Abbiamo cercato così di adeguarci, cercando comunque di non discostarci mai dall'idea iniziale per cui il Twiga era nato. 

Cioè?

Il Twiga a suo tempo era nato come un club rivolto a un target medio-alto e negli anni abbiamo consolidato sempre più questo obiettivo. Con la grande crisi abbiamo cercato di mantenerlo, adeguandoci comunque agli inevitabili cambiamenti: una delle prime scelte è stata quella di rimanere aperti tutto l'anno, così da fidelizzare di più il pubblico locale. Una decisione rimasta invariata fino al 2012: è stato lì che, una volta diventato amministratore, mi sono preso l'impegno di farlo tornare alle origini. 

Questa è una delle poche discoteche, se non l'unica, ad essere a ingresso libero. È stata un'altra scelta conseguente alla crisi? 

Il Twiga nasce appunto per accogliere un determinato pubblico di persone. L'ingresso libero, per ciò che concerne l'entrata in discoteca, è sempre stata una costante anche prima della crisi. Non c'entra la recessione economica, è più un fattore che ci permette di fare maggiore selezione all'ingresso. Qualora dovessimo far pagare un biglietto per entrare, il cliente in questione avrebbe tutto il diritto di accedere anche senza rispettare determinati canoni. Così facendo le persone, quando decidono di passare la serata insieme a noi, sono più incentivate ad adeguarsi al nostro target di pubblico. 

A proposito di pubblico: nello scenario versiliese, e più in generale nazionale, è cambiato l'approccio con le discoteche in generale. In che modo avete reagito a questo fenomeno?

Probabilmente rimanendo sempre noi stessi, senza discostarci mai dalla nostra natura. Con il passare del tempo abbiamo dovuto alzare i prezzi dei tavoli, in fondo non richiedendo alla singola persona un pagamento all'ingresso cerchiamo di puntare più su quelli. Anni fa la serata in discoteca iniziava molto presto, oggi prima dell'una e mezza difficilmente la pista da ballo è piena. Quando ci siamo accorti di questo cambiamento abbiamo cercato di migliorare il momento che precede l'inizio della discoteca organizzando aperitivi e cene, cercando di raccogliere quel pubblico desideroso di trascorrere una piacevole serata con la musica in sottofondo. Così facendo riusciamo ad avere un grande numero di persone non solo a notte fonda. 

Mentre aspettavamo di incontrarla abbiamo parlato con parte dello staff che l'ha definita "un leader sempre disponibile e cooperativo con tutti": qual è il suo segreto? 

Non c'è nessun segreto, io questo posto lo vedo come una grande squadra di cui io sono l'allenatore. Nel periodo estivo ci sono circa 110 dipendenti, tutti professionisti, che collaborano tra loro. Dietro l'azienda c'è un team unito che crede nel progetto e si sente parte integrante dello stesso. Io cerco di fare altrettanto dando per primo il buon esempio, cercando di capire i loro bisogni e non facendoli mai sentire soli. 

Ecco, questo è Mario Cambiaggio. Definirlo semplicemente l'amministratore del Twiga è riduttivo. Entra a mezzogiorno in quella che ormai è la sua casa e lì ci rimane fino alla fine della serata. Apprezzato da tutto il suo staff, non solo è orgoglioso di essere diventato "l'allenatore della squadra" ma augura a tutti un'esperienza come la sua.

"Nel corso del tempo - conclude - ho svolto tanti mestieri, ognuno di questi mi ha dato tanto e mi ha fatto diventare quello che sono oggi. Ho vissuto ogni novità come una rinascita, la prossima immagino che sarà la pensione. La mia vita professionale è stata una travagliata storia d'amore con una costante che mi ha accompagnato in ogni avventura - la mia sfrenata passione per i fumetti, di ogni genere". 

Un super Mario a tutti gli effetti, quindi, che è riuscito a salvare la principessa - il Twiga Beach Club - prigioniera del malvagio drago. 


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