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L'evento

Andrea Lanfri mai così in alto

venerdì, 1 novembre 2019, 14:54

Obiettivo raggiunto! Andrea Lanfri pianta la sua bandiera in cima alla Punta Hiunchuli. Quel tricolore che sventola fiero baciato dal sole a oltre 7000 metri di altezza sulla catena del Daulaghiri è qualcosa di più di un semplice simbolo, è il segno del successo e del riscatto di un ragazzo che non ha mai smesso di crederci, nonostante gli ostacoli capitati durante la vita. L'aver raggiunto la vetta di questa montagna himalayana è un'impresa storica per Andrea, per la prima volta così in alto, sempre più vicino a toccare il cielo con tre dita.

"Fidatevi – ci racconta Andrea dal Nepal – che i 7246 metri si sentono tutti. Il percorso per arrivare fino in vetta è stato così organizzato: dal campo base siamo saliti di 500 metri per pernottare al campo numero 1 a quota 5400 metri. La mattina seguente abbiamo raggiunto il campo numero 2 scalando altri 900 metri in verticale e, dopo aver dormito lassù, il terzo giorno siamo andati a piantare la bandiera a 7246 metri per poi tornare a passare la notte al campo numero 1 prima di rientrare al campo base".

A vederla da fuori, l'ascesa finale sembra quasi uscire da una sceneggiatura hollywoodiana. Nei primi due giorni, infatti, Andrea e Luca Montanari, la guida alpina che ha affiancato Andrea durante tutta questa missione ad alta quota, si sono trovati a dover combattere con neve e brutto tempo. Poi, nella giornata decisiva, anche il meteo ha deciso di arrendersi di fronte alla volontà e alla grinta di Andrea. Il cielo si è aperto e i ragazzi hanno potuto così affrontare l'ultima parte del percorso con un fantastico sole sopra le loro teste.

E adesso, quali sono le prossime tappe dello scatenato ragazzo lucchese? "Adesso alla montagna non voglio pensarci per un po' di tempo, diciamo che per un periodo sono a posto così – racconta scherzando Andrea -. A 7246 metri ho trovato condizioni climatiche molto impegnative. Nonostante il sole, le temperature erano veramente molto basse". Ora, dopo aver raggiunto questa altezza, Andrea ha la consapevolezza di poter continuare il suo percorso verso #Everest2020 per salire un gradino ancora più alto ed essere il primo uomo con amputazioni sia agli arti superiori sia agli arti inferiori a scalare il tetto del mondo.

Questo, infatti, era il test decisivo per decidere se l'impresa #Everest2020 era fattibile o meno e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Le protesi hanno risposto alla perfezione, nonostante le grande sollecitazioni sia a livello fisico (oltre la scalata i ragazzi per raggiungere il campo base hanno dovuto percorrere 80 chilometri di sentieri in 5 giorni, per un totale tra andata e ritorno di più di 200 chilometri di saliscendi in mezzo a panorami fantastici) che climatico, dando ad Andrea tutte le certezze di cui aveva bisogno. "L'unico step che mi manca da completare – aggiunge Lanfri – è il discorso economico. La speranza è di riuscire a recuperare entro pochi mesi tutta la cifra necessaria per partire. Avrò bisogno del sostegno dei miei partner e di chiunque voglia contribuire per realizzare questo grande sogno".

Andrea e Luca trascorreranno qualche altro giorno in Nepal prima di fare rientro in Italia. Come da programma, a inizio della prossima settimana i ragazzi impacchetteranno tutti i bagagli per poi salire il 6 novembre sul volo che li riporterà a casa. Insieme a loro in Italia sbarcheranno tanti ricordi e le emozioni di un'esperienza davvero unica.


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