Anno 7°

mercoledì, 18 settembre 2019 - Recte agere nihil timere

Facebook Twitter YouTube

L'interSVISTA

Michelini, uno psichiatra a Camden Square

mercoledì, 25 gennaio 2012, 10:42

di aldo grandi

Ha studiato in Italia e negli Stati Uniti, ha lavorato all'Università di Pisa come assistente di Giovan Battista Cassano, è stato il primo psichiatra ad essere impiegato da una squadra di calcio professionista nel campionato di serie A (Udinese), è considerato, a tutti gli effetti, uno dei più innovativi e capaci studiosi della psiche umana con oltre 3 mila persone che si affidano alle sue cure e un buon 30 per cento rappresentato da giovani. I suoi nemici principali sono, da sempre, droga e depressione contro i quali ha instaurato una guerra permanente e... non convenzionale. Nel suo studio, a Marlia ha, appese, le gigantografie dei miti della musica rock deceduti all'età di 27 anni secondo quello che è stato definito il Club 27 ossia morti "non convenzionali" spesso dovute agli abusi di alcol o droghe e, in taluni casi, suicidi o incidenti stradali (Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain). Di recente ha visitato, a Londra, in Camden Square 30, la casa di Amy Jade Winehouse, la popolare cantante inglese morta in circostanze non del tutto chiarite proprio nella sua abitazione. 

Stefano Michelini professione psichiatra. Strizzacervelli è offensivo per lei?

No, se strizzare il cervello produce qualità della vita.

Dipende da cosa intende, lei, per qualità della vita.

Consapevolezza e produttività.

Ho avuto occasione di conoscere diversi giovani che hanno avuto a che fare con lei. Sa che la considerano una sorta di Maestro?

Sì, ma probabilmente questo riflette un mio desiderio atavico, che va dall'adolescenza ai quarant'anni (oggi ne ho 52) di avere avuto un Maestro che mi facesse intraprendere percorsi diretti verso la mia reale essenza. 

Lei lo ha trovato, poi, questo Maestro?

Ho trovato alcuni maestri parziali e ho dovuto fare un puzzle delle loro indicazioni.

Lei quanti pazienti ha sotto osservazione?

In ambulatorio circa 3 mila 500 persone.

Di questi quanti sono quelli compresi nella fascia di età che va dall'adolescenza ai 30 anni?

Il 40 per cento circa.

Secondo lei perché i giovani, oggi, hanno così tante difficoltà ad affrontare la vita?

Perché si trovano in un'epoca di transizione in cui sfruttano l'onda lunga del benessere delle precedenti generazioni che li porta ad una indolenza intesa come valore e non riescono ad identificarsi in niente, in nessun percorso, in nessuna progettualità. I più illuminati arrivano ad una progettazione massima per il sabato successivo. Di fatto, vivono di estemporaneità e di social network.

In sostanza, mi par di capire che si stava meglio quando si stava peggio.

Come sempre, i bisogni veri generano comportamenti concreti, gli pseudobisogni generano arrampicature sugli specchi e illusorie prospettive.

Necessario, quindi, tornare alla miseria, è un paradosso ovviamente, per ritrovare un po' di concretezza?

Sì, e se non alla miseria ad una situazione che generi bisogni esistenziali (mangiare, bere, riscaldarsi, comunicare, sopravvivere e pensare in modo differente).

Non crede che la scuola abbia, in questa massificazione della mediocrità, una responsabilità, oggettivamente, pesante?

Sì. Nella società attuale entrambi i genitori sono costretti a lavorare. Di conseguenza l'educazione e la formazione morale non sono più strutturate nel modo tradizionale genitori-figli. La formazione è, quindi delegata alla scuola e, soprattutto, al gruppo dei pari, ossia ai compagni, nemmeno vissuti faccia a faccia, ma, attraverso le chat. La scuola, quindi, avrebbe una responsabilità determinante rispetto al passato nel plasmare una personalità in divenire. E' proprio qui che io riscontro la totale inadeguatezza della didattica attuale, salvo rare eccezioni. Devo dire però che ogni volta che il mio staff di psicologi ha interagito con la scuola, sono sempre stati ottenuti risultati eccellenti. Come se l'interazione risvegliasse i docenti da un torpore in cui  sono probabilmente scivolati per la scarsa considerazione che viene data loro dalle Istituzioni.

Non pensa che, alla base di questa assenza, ci sia quello che potrebbe definirsi un dilagante principio di deresponsabilizzazione collettiva?

Sì, è esattamente quello che penso. Il concetto di "presa in carico", a qualsiasi livello (scolastico, medico, professionale, politico) è ormai più teoria che prassi. Il senso di responsabilità è un buon collutttorio per sciacquarsi la bocca... In realtà, come impiegati statali, si cerca di passare la pratica...

I docenti sono considerati, a tutti gli effetti, untouchbles e, sindacalmente, una casta che si considera sottovaluttata e sfruttata. Eppure, a sentire gli studenti, ci troviamo, spesso, davanti a episodi di assenteismo generalizzato da far paura.

Il parere degli studenti sui docenti è irrilevante in quanto la maggior parte di loro, sa a malapena come si chiama e dove sta di casa lui stesso. Il mio parere di responsabilità dei docenti non è basato su questo eventuale assenteismo di cui si parla, ma sulla qualità e la dedizione.  Spesso può essere determinante una sola lezione per trasmettere quello di cui quello specifico studente ha bisogno per intravedere la propria strada, il proprio percorso esistenziale. Più che dell'assenteismo degli insegnanti sono preoccupato dalla incapacità o dalla pigrizia di molti nella trasmissione di valori reali, immediati ed attinenti alla vita assurda di adesso. La scuola era prima chiamata a dare contenuti prevalentemente didattici. Oggi, mancando i genitori, ha responsabilità più ampie che comunque non vengono riconosciute da chi li coordina a livello statale.

Siamo esseri umani e non possiamo vivere senza passioni. Forse è questa la parola magica per ritrovare interesse alla vita?

Nella realtà attuale la passione è sopita da una rinuncia esistenziale ormai accettata. O sopita dall'uso di droghe o surrogati come iperalimentazione, gioco d'azzardo, nullafacenza.

Esiste un concreto problema, nei giovani, di assunzione di sostanze stupefacenti?

Sì, in uno scenario diverso da quello del passato dove l'abuso era spesso sostenuto da una sorta di "filosofia" di vita. Oggi la droga è una fuga ludica che sostituisce l'incapacità personale di provare passione genuina e di progettare, passo dopo passo, la propria esistenza. In questa situazione il giovane adulto preferisce il nulla. Il salto nel grigio.

E', a suo avviso, in aumento il numero dei suicidi o dei tentati suicidi?

Nella mia professione non esiste il termine "a mio avviso". I dati scientifici accreditati dicono che, negli ultimi cinque anni, c'è una riduzione del numero di suicidi. I tentati suicidi sono, invece, in aumento come chiara espressione di richiesta di aiuto e che, spesso, hanno un esito infausto per mera casualità.

E pensare che lei, oltre che dei problemi dei giovani, si è occupato a lungo, professionalmente, del mondo del pallone, una realtà, sicuramente, più edulcorata.

Lo sport professionistico è un mondo a sé con valori e prospettive completamente sganciate dalla realtà della popolazione comune. 

Il suo è un giudizio di merito?

E' un giudizio di stato.

Lei ha vissuto dall'interno la realtà del calcio professionistico...

Per quattro anni, all'Udinese, al Napoli e alla Reggina.

Mi scusi, ma che ci fa uno psichiatra in mezzo ai calciatori?

I calciatori professionisti subiscono una forte pressione di performance settimanale che la loro struttura nervosa non è capace di sostenere. Nel basket professionistico americano c'è un rapporto di uno a uno tra giocatore e psicologo sportivo per ottimizzare la capacità di resistenza mentale alle alte prestazioni. Le squadre di calcio italiane di serie A, o almeno le più evolute, cominciano a intuire questa necessità.

Tutti, ognuno per la sua attività, è sottoposto, quotidianamente, a forme di stress mentale. Secondo lei, quindi, tutti dovrebbero, per evitare scompensi, affidarsi alle cure di uno psichiatra?

Lo psichiatra e lo psicologo sono assolutamente da evitare se la qualità della vita non è interferita dallo stress quotidiano. Come dice Steve Jobs, se ti alzi la mattina e guardandoti allo specchio ti dici 'Non ho voglia di fare quello che sto per fare oggi', per diversi giorni di fila, allora, c'è da cominciare a domandarsi perché. Se la risposta che ci diamo è sufficiente a invertire questo trend negativo bene. Se da soli non ci riusciamo dobbiamo cercare un "Maesetro"...

Cos'è la depressione?

Una malattia come l'influenza.

Fino a qualche tempo fa era vietato e ci si vergognava quasi a usare questo vocabolo.

Sono tempi, ormai, passati. Da tre anni circa, noto una naturalezza sempre maggiore nel riconoscerla come malattia così come altre istanze ritenute, nel passato, caratteriali come l'insicurezza, la timidezza, la paura, la difficoltà a relazionarsi, la dubbiosità, la lentezza, l'indolenza e l'aggressività.

Qualcuno ha detto che il carattere è il destino di un uomo.

Concordo con una piccola precisazione, il DNA è il destino dell'uomo.

In che senso scusi?

Tutto quello che siamo e che saremo è inscritto nel codice genetico di ciascuno salvo esperienze limite che, indubbiamente, possono condizionare ogni esistenza attraverso piccole molecole che si chiamano fattori di trascrizione, che possono temporaneamente dirottare il DNA in atre direzioni. In ogni caso anche queste esperienze limite si interfacciano con un modo di decodificazione che è genetico. Ce lo portiamo dietro dal primo vagito.

Lei è alieno dalle elucubrazioni religiose e/o filosofiche sulle origini soprannaturali dell'essere umano?

Io sono alieno in genere e alienato di sostanza. La mia risposta è fortemente condizionata dalla mia formazione scientifica e organicistica che fa, della specie umana, una semplice forma di vita tra le tante note e non. La peculiarità della specie umana è sopravvalutata così come alcuni suoi presunti corollari. Noi non siamo fatti per la gioia, per la ricchezza, per il potere o per qualsiasi altra istanza, ma siamo fatti solo per riprodurci. Il resto, se viene, in bene o in male, sono accessori come per un'auto. Questo, ovviamente, non è il vangelo assoluto della vita valido per tutti, ma solo il frutto dello studio e dell'esperienza sul fronte dell'umanità di uno sgobbone atipico come sono sempre stato.

Secondo lei, cosa è successo nella mente del comandante Francesco Schettino quando ha deciso di abbandonare la nave?

Ha rivelato la sua vera essenza denudata dalla bella uniforme di circostanza.

Perché, in circostanze eccezionali e drammatiche, spesso sono proprio coloro che non rivestono ruoli o incarichi di prestigio a mostrarsi più coraggiosi e altruisti?

Perché, spesso, le cosiddette seconde linee esprimono una maggiore congruenza tra quello che sono realmente dentro e quello che mostrano di essere. 

Della serie, siamo in mano a degli imbecilli...

Se ancora la proprietà transitiva è valida... Più che imbecilli parlerei però di personalità ad alto rischio di comportamenti incongrui rispetto alla loro carica.

Le malelingue sostengono che lei sia un po' inviso ai suoi colleghi 'istituzionali'.

Non sono malelingue, sono realmente inviso, ma solo per colpa mia, perché sono antipatico, permaloso, presuntuoso, intellettualmente snob, professionalmente preparato e mi assumo responsabilità vere.

Ultima domanda. Lei sta parlando a un'assemblea di ragazzi che vogliono un decalogo che possa aiutarli non solo ad affrontare la vita, ma ad essere consapevoli della necessità di farlo con coraggio, entusiasmo e senso di responsabilità. 

Non è possibile dare un decalogo che sia valido per tutti, ma, in questo contesto sociale, ritengo fondamentale uscire molto precocemente dalla famiglia ed avere esperienze all'estero senza il bonifico protettivo del papà... Sfidare la vita a petto in fuori anche nel disagio.

Lei si ritiene un buon padre nel senso dell'educazione, sfruttando le sue competenze?

Assolutamente no. Mio cugino sostiene che avrei viziato anche Santa Zita, facendone una stinfia pretenziosa...

In fondo, non sta scritto da nessuna parte che uno, al momento della nascita, abbia il diritto alla felicità. Non pensa che l'errore di questa società sia proprio quello di aver fatto credere che la felicità, così come tutte le altre illusioni o aspettative tipicamente umane, siano un diritto e non, invece, una possibilità?

E' esattamente quello che penso. La qualità della vita, a cui facevo prima riferimento, la concepisco come una condizione mentale che apra alle opportunità e che non precluda nessun progetto. Non la gioia a tutti i costi, quindi, ma tutte le possibilità garantite.

 

 

 

 

 

 


Questo articolo è stato letto volte.


prenota


prenota grande  - Dimensioni 400 x 120 px


auditerigi


Orti di Elisa


prenota grande  - Dimensioni 400 x 120 px


il casone


prenota


prenota


prenota


Altri articoli in L'interSVISTA


lunedì, 16 settembre 2019, 13:55

Città, turismo e non solo: anche Cosentino, a volte, perde... l'equilibrio

Samuele Cosentino abbandona per un attimo la sua proverbiale diplomazia e commenta, senza peli sulla lingua, l'attuale situazione sia tra le mura cittadine sia un po' più in là


domenica, 16 giugno 2019, 19:53

Il vescovo di Lucca Paolo Giulietti: "I dubbi su Bergoglio? Tutta colpa dei giornalisti"

Intervista politicamente scorretta al nuovo vescovo di Lucca monsignor Paolo Giulietti, nato a Perugia nel 1964: "Sono un pellegrino, faccio parte di una confraternita di pellegrini e scrivo di pellegrinaggio"


prenota medio - Dimensioni 220 x 140 px


giovedì, 23 maggio 2019, 11:56

Capo... branco

Roberto Capobianco, 38 anni, fondatore e presidente di Conflavoro, associazione che raccoglie le piccole medie imprese in Italia


domenica, 28 aprile 2019, 20:30

Beatrice Venezi, tanto gentile e tanto onesta... bella e brava, pare

Ventinove anni, lucchese doc, un grande futuro dietro le spalle e, altrettanto, davanti: è la più giovane direttore d'orchestra d'Europa


prenota medio - Dimensioni 220 x 140 px


martedì, 9 aprile 2019, 19:46

Dis...Obbedi(sc)o

Antonio Obbedio, 50 anni, direttore sportivo della Lucchese, l'ultimo, con la squadra e lo staff tecnico, rimasto a difendere l'onore dei colori rossoneri


lunedì, 8 aprile 2019, 11:29

Fabio Barsanti, fascista senza se e senza ma

Fabio Barsanti, 38 anni, in politica dal 1997, attualmente coordinatore provinciale di CasaPound, non ha mai nascosto le simpatie per il regime


prenota medio - Dimensioni 220 x 140 px