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L'interSVISTA

Zefiro, la cooperativa che porta il vento di primavera

lunedì, 13 aprile 2015, 14:17

di aldo grandi

Si chiama Mirco Trielli, ha 43 anni, lucchese di S. Angelo in Campo, dal 2008 è presidente di Zefiro, società cooperativa sociale, con una quindicina tra dipendenti e collaboratori. La sua filosofia coniuga l'attenzione verso l'altro e nei confronti di chi ha bisogno, con i principi dell'imprenditorialità e dell'innovazione. 

Quando nasce la cooperativa Zefiro?

A marzo 2008 come spin off di una precedente esperienza in ambito formativo ed educativo. Un gruppo di otto giovani educatori, psicologi e formatori decidono di dare vita a un nuovo soggetto che si inserisce nell'ambito socio-educativo lucchese. In partenza è lo sportello Informagiovani il primo servizio gestito da Zefiro, ma, da subito, l'intraprendenza dei partecipanti fa sì che Zefiro diventi, immediatamente, un'agenzia formativa, di progettazione europea e si occupi di consulenza per l'avvio e il sostegno alle nuove imprese. 

Si dice cooperativa e si pensa subito ad una forma di assistenzialismo più o meno spinto. Vero?

Era il pensiero che avevamo anche noi. Nessuno di noi aveva esperienze di cooperazione. Ci siamo, quindi, avvicinati al mondo cooperativo in punta di piedi e abbiamo avuto la fortuna di incontrare persone e consulenti che credevano nel fare cooperativa e che ci hanno aiutato a dare il senso di condivisione e di obiettivi più alti in una logica, però, imprenditiva. E, soprattutto, l'approccio rispetto al cliente/utente è sempre stato di tipo formativo ovvero: ti do gli strumenti per conoscere e affrontare il mondo esterno senza che il mio supporto diventi imprescindibile. Quindi nessun assistenzialismo, parola che vuol dire dipendenza.

Ma allora qual è il vostro compito?

Il nostro compito è lavorare per mettere le persone in condizioni di essere autonome e tirare fuori da se stesse le energie per raggiungere i propri obiettivi. E' quello che si definisce Empowerment, ossia dare agli altri gli strumenti per potersi determinare. Laddove c'è dipendenza non esiste autonomia.

I più deboli vanno aiutati ad emanciparsi dal bisogno. Giusto?

Certo, l'obiettivo è quello. L'uguaglianza è dare a tutti in modo diverso e adeguato ai loro bisogni. Chiaramente questo aspetto è molto più faticoso da portare avanti perché significa individualizzare gli interventi e considerare ogni singola persona e non il complesso. Una soluzione standard che vada bene per tutti rappresenta, oggi, qualcosa che, in realtà, non va bene a nessuno. Nella formazione come nel turismo chi è che si vuole sentire un turista o semplicemente un soggetto bisognoso di formazione? Cerchiamo l'esperienza che ci caratterizza e che dia memorabilità alla medesima.

Sia sincero: la sua teoria non fa a cazzotti con il concetto antico e più volte abusato della cooperativa gestita in senso strettamente sociale e al di fuori di ogni logica di mercato?

No che non fa a cazzotti. Assolutamente. Ci sono state pratiche di gestione delle cooperative che andavano in una direzione di concepire il sociale come un qualcosa di volontaristico, che non risponde a criteri di imprenditorialità: era più importante quello che facevo - ad esempio occuparmi di migranti o tossicodipendenti - che porre attenzione a come lo facevo e, quindi, fare in modo che i conti tornassero anche se si trattava di una cosa nobile.  

Già, perché qui da noi, in Italia, le cose nobili sono sempre in perdita per definizione...

Non sempre. Ci sono casi anche di virtuosa gestione anche di attività di respiro e finalità sociali.

Ad esempio le vostre?

Ci sono cose ben più alte e ben gestite della nostra. Il fatto che all'estero, nei progetti europei, mi chiedano sempre di voler venire in Italia per imparare l'impresa sociale, vuol dire che qualcosa in Italia stiamo facendo ed è riconosciuta in Europa. Bisogna stare attenti che l'impresa sociale non perda quei caratteri di attenzione alla comunità, al territorio e ai destinatari del proprio intervento. In alcuni casi, proprio per crescita dimensionale, alcune cooperative sono diventate delle imprese super-business. Il rischio è di perdere di vista i beneficiari e i destinatari di quella che dovrebbe l'attività statutaria.

Torniamo a Zefiro. In questo momento che cosa state facendo?

Al momento abbiamo attivi sette corsi di formazione, attività di orientamento nelle scuole, gestiamo sportelli di mediazione familiare, progetti europei, progetti sperimentali rivolti ai giovani e, in particolar modo, rivolti ai Neet che sono i Not in Employment Education or Training, in sostanza chi non è attivo e, magari, è sfiduciato verso il mercato del lavoro.

Scusi, ma dove sta il guadagno per la cooperativa?

I nostri servizi ce li guadagnamo vincendo gare e appalti o raggiungendo nuovi clienti. Non abbiamo rendite e non possiamo vivere di rendita. A volte lo dico, noi dobbiamo andare continuamente 'a caccia' di nuovi servizi e di nuovi progetti, ma soprattutto cercando di trovare il modo di immaginare e realizzare cose che ancora non ci sono. Ci piace immaginare e, poi, sperimentare attività e servizi innovativi. La realtà è sempre più complessa e in continua evoluzione e non si possono dare le solite risposte a domande diverse rispetto al passato.

Zefiro sta puntando molto sul progetto 5 per mille denominato anche Zefiro-Eppela. In che cosa consiste?

Il progetto consiste nel destinare i proventi del 5 per mille raccolti quest'anno da Zefiro a sostenere la creazione di nuove imprese. L'idea è nata da una proposta che ci ha fatto Nicola Lencioni, il direttore di Eppela, la piattaforma di Crowdfunding che ha dato concretezza a quello che era un nostro desiderio di offrire degli strumenti di sostegno e anche di credito, insoliti, per chi volesse fare impresa e rischiare in prima persona. Il sistema è semplice: chi vuole partire e realizzare una nuova impresa, presenterà l'idea e il budget necessario per concretizzarla. Metà di questo budget verrà richiesta sulla piattaforma di Crowdfunding e il resto saremo noi a darlo, se raggiungerà l'obiettivo prefissato. In sostanza, se uno ha bisogno di 10 mila euro per partire, 5 mila li raccoglie sulla piattaforma attraverso l'investimento della comunità del web, con un finanziamento che definiremo dal basso; l'altra parte la daremo noi nel momento in cui loro, attraverso il Crowdfunding, avranno raggiunto la prima metà del loro obiettivo. Quello che ci tengo a sottolineare è che se il progetto riscuote consensi e soldi dal basso, ossia dal mercato, allora vale la pena anche da parte nostra crederci e sostenerlo.

Esistono dei requisiti o delle condizioni senza le quali il progetto non va avanti?

Sì. L'impresa nascente deve essere o un'impresa sociale e quindi avere un oggetto di tipo sociale, o un'impresa composta, prevalentemente, da giovani o una impresa anche completamente business, a condizione che l'imprenditore si dichiari disposto ad assumere un soggetto svantaggiato. L'altro punto che mi premeva porre in rilievo, è che, accanto al sostegno economico, si andrà ad offrire anche un affiancamento nella fase di avvio dell'impresa; in molti casi, infatti, anche buone idee naufragano per mancanza di esperienza professionale. Affianchiamo, quindi, all'ideatore del progetto uno staff di esperti che, almeno nella prima parte, lo aiuterà a procedere lungo la via più adatta a raggiungere l'obiettivo. 

Che cosa è questa storia del 5 per mille?

Nella dichiarazione dei redditi ciascun cittadino può decidere di versare gratuitamente, invece di pagare parte delle tasse, il 5 per mille e destinarlo a iniziative di carattere sociale. Non costa, quindi, nulla fare la firma nella dichiarazione dei redditi, si tratta solamente di una diversa destinazione di una somma che, comunque, andrebbe pagata al fisco. 

E se nessuno verso il 5 per mille?

Non si fa nulla. In realtà sono già alcuni anni che sul 5 per mille ci lavoriamo e stiamo riscuotendo adesioni. Quest'anno, però, abbiamo, con questa iniziativa del 5 per mille Zefiro-Eppela, veramente voluto fare un intervento che desse risposte concrete e tangibili a quanti avessero voglia di rimboccarsi le maniche e investire su se stessi. E' un modo non assistenziale di dare una risposta alla richiesta di lavoro.

Ci perdoni, ma chi garantisce sulla serietà dell'impresa? In sostanza, nessuno controlla come si sviluppa il progetto e come vengono spesi i soldi dati per realizzarlo?

Noi andremo a monitorare ciascuna impresa finanziata nei primi 18 mesi attraverso interviste, video e una indagine ad hoc. Una sorta di story-telling della nascente azienda. Questo anche a garanzia di chi decide di credere e sostenere questi progetti.

 

 

 

 

 

 


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