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L'interSVISTA

Cinquant'anni da Colombini

sabato, 28 luglio 2018, 11:40

di loreno bertolacci

Andrea Colombini, lei ha appena celebrato il suo cinquantesimo compleanno. Come lo ha passato?

Ho celebrato con amiche ed amici, collaboratori, famiglia, gente che mi vuole bene a partire dal 6 maggio (due mesi prima della data vera, che è l'8 luglio) con feste e cene periodiche. Sia a Lucca che in Gran Bretagna (da Londra all'Isola di Wight e Oxford), dove in genere spendo proprio il giorno del compleanno, ma finiremo poi col festeggiare con le Scots Guards a Edimburgo il 26 agosto, con una grande cena al Military Tattoo. Poi riprenderemo  il 12 ottobre in occasione del nostro concerto a Blenheim Palace  e poi il 21 dicembre al Musikverein di Vienna per il nostro Sesto Acclamatissimo concerto nella sala più bella del mondo. Bel modo di festeggiare, non c'è dubbio. Peggio della Regina, con queste feste che non finiscono più...

A cinquant'anni o giù di lì si cominciano a fare dei bilanci. Il suo com'è, almeno fino ad oggi?

Se penso a cosa sarei dovuto diventare - da ragioniere a avvocato prima, poi, dopo l'università, bancario e poi professore di inglese, con traguardo raggiunto - e a cosa sono diventato, facendo quello che da piccolo sognavo di fare, ovvero il direttore d'orchestra oltre che l'organizzatore e imprenditore culturale, beh sono felice e soddisfatto. Il mio ego non si lamenta, anzi.

Lei passa per uno che non ha peli sulla lingua e dice quel che pensa. Quanto le è costato essere così com'è?

Tantissimo. Mi rappresentano le parole del grande scienziato e guaritore Paracelso da Salisburgo: "I Nobili non mi hanno amato, i Giudici e Magistrati non mi hanno amato, i Ricchi Signori non mi hanno amato: ma i miei Pazienti, uh quelli si che mi hanno amato". Quindi mi è costato tanto - spesso c'è chi dice che a uno come me, in un'altra città, non solo l'avrebbero fatto assessore o sindaco a divinis, ma gli avrebbero intitolato una piazza o una strada... boh, forse è esagerato, ma voglio crederci...- ma andare a letto ogni sera e sapere che sei dove sei, e sei felice,  solo per tuo merito e grazie alla tua famiglia ed alla tua intelligenza, è una grandissima soddisfazione. Mi guardo volentieri allo specchio, diciamo.

Non si può parlare di Andrea Colombini senza parlare di Giacomo Puccini. Perché?

Perché, grazie a quello che Victor Hugo definiva il "caso sovrano", sono divenuto l'Uomo di Giacomo Puccini nel mondo. Quello che ne porta avanti il messaggio nella sua città ogni giorno, organizzando e bene la sua musica a casa del Maestro, quello che lo porta all'estero sempre con maggiori collaborazioni internazionali di prestigio nemmeno di anno in anno ma di mese in mese. Ultime partnerships? Cadenza, il più grande produttore di pianoforti del mondo da ieri nostro sponsor ufficiale, poi l'Università di Oxford e il suo festival Mondiale della Letteratura, poi il Festival Culturale di Blenheim Palace. Noi siamo Puccini, anzi siamo Puccini & Lucca, binomio vincente ed assoluto. Piaccia o no, magari i giornali locali danno spazio ad altro ma basta andare sul web (google per esempio) e digitare Puccini e Lucca, vedrete da voi...

Lucca città di invidiosi che godono, spesso delle disgrazie degli altri. Condivide?

La Provincia Italiana è così. Gretta, ricca ed annoiata. Ma si estinguono da soli, mi creda: o per destino cinico e baro , o per malattia e decesso. Basta saper attendere. Io so notoriamente attendere e spesso gioco di attesa.
Il suo Festival, a quanto pare, non conosce tramonto e riempie sistematicamente la ex chiesa di S. Giovanni. Per forza, è la realtà meglio organizzata non solo del territorio della Provincia ma della Toscana (dati alla mano e commenti web internazionali alla mano e con ben 5 tesi di laurea con oggetto il nostro Format ). Porta una valanga di pubblico, che si vede!, porta un enorme indotto al territorio, tiene alto il nome di Lucca e Puccini nel mondo, non invade la città e non la prende ostaggio per mesi ma fa tutto in modo chirurgico ed intelligente, non ché rispettoso del prossimo e della città, tutta la città! Se non si sa fare ad organizzare e il pubblico non risponde - lo dico per chi poi si lamenta - o si è sbagliato il prodotto da vendere o si è sbagliata la strategia di vendita. O tutte e due. Inutile poi lamentarsi. Noi le abbiamo realizzate entrambe e bene: indi il successo ci premia. Poi lasci stare che a Lucca qualche nibelungo ancora faccia finta di niente, è nel gioco, siamo nella gretta provincia...

C'è chi dice che i suoi artisti sono di serie B. Che ne pensa?

Che strano: cantano da me e qualche stupido li definisce cantanti di serie B. Vanno a cantare al Giglio e a Torre del Lago e diventano "stelle internazionali". Bo, che dovrei dirle...Siamo nella provincia gretta...

Dicono anche che lei non abbia particolare considerazione per il Summer Festival. Eppure si tratta di una manifestazione che si finanzia da sé.

Beh no, sarà anche una bella manifestazione, ma NOI ci finanziamo da soli. Il Summer costa una balla di soldi pubblici e lo sappiamo bene. Come ho detto recentemente ad un amministratore, io Andrea Colombini, forte dei nostri 55 mila biglietti annui e dei 40 milioni di euro di giro di affari che i nostri clienti portano rinomatamente a Lucca (alberghi, bar, ristoranti, servizio del terziario: vada e chieda e senta cosa gli esercenti pensano di noi), vorrei fare un solo anno con i contributi di chi organizza il Summer. E ne ha fatti invece 21. Vedreste che vi rovescerei la città e i turisti, ma di qualità, raddoppierebbero. Turismo di qualità, quale quello che viene da noi, al Puccini e la sua Lucca Festival, notoriamente è. Non ce ne vogliano gli organizzatori del Summer, ma dire che hanno fatto 21 anni di pacchia non è esattamente una iperbole anzi...

Lei è un amico di King Arthur al secolo Arturo Lattanzi, ex presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Lo è anche del suo successore Marcello Bertocchini?

Marcello Bertocchini non solo è una persona che stimo, sia per la competenza tecnica che soprattutto per i suoi vasti orizzonti culturali ed interessi umanistici ed umani - decisamente in contrasto con taluni dei suoi predecessori, mi consenta - ma soprattutto perché ha la forza, la capacità e la competenza per riportare, come sta facendo, la Fondazione al centro non solo di interessi economici della città ma, primariamente, di interessi umani e sociali. Per questo tutta Lucca deve riconoscergli immenso credito, specie in questa fase storica così difficile. Ha la mia stima più sconfinata, non ultimo perché è una persona che, come me, è umile, educata pur competente e di valore. Un esempio per la città. Poi ha senso dell'umorismo, dote tipica delle persone valide.

Puccini e la sua Lucca Festival prende contributi dalla fondazione e dal comune di Lucca?

La Fondazione proprio grazie a Bertocchini e a tutto il consiglio ci sostiene e la ringraziamo perché grazie al suo contributo è possibile garantire a Lucca concerti quasi tutti i giorni anche in quella fetta di anno (da novembre a marzo) quando altri vanno alle Bahamas a godersi il "sacco" di Lucca nei mesi di alta stagione. Quindi il suo contributo è basilare. Il Comune non ci da contributi dal 2012, primo anno della giunta Tambellini. Sono dati inequivocabili: ad altri si, a noi niente. Avrei motivo di tacere?

Non ha in simpatia Alessandro Tambellini. Vero o falso?

Non lo conosco sufficientemente per poter esprimere antipatie o simpatie. Di certo io non sto simpatico a qualche suo manutengolo e magari egli ne patisce i commenti negativi su di me. Ma per me quando uno fa il sindaco, deve avere pure il coraggio, davanti al merito conclamato, di prendere i manutengoli, specie se pochi e di scarsa intelligenza, e metterli a tacere. Il suo predecessore, l'amico e grande politico Mauro Favilla, seppe farlo e mi sostenne pur avendo qualche assessore a cui non stavo simpatico per le mie posizioni diciamo molto dirette. Ma lo fece e zittì tutti, da vero capo.Comunque non è un problema mio ma, casomai, di Tambellini.

Più inglese che italiano?

Assolutamente no. Sono, come avrebbe detto Ennio Flaiano, mezzo italiano (per intemperanze e passionalità), mezzo inglese (per frequentazioni e conoscenza della lingua, nonché per certo aplomb in certe situazioni), mezzo scozzese (per amore per la lotta vera e verace e per amore per quella nazione splendida che la Scozia è).

Cosa vorrebbe che gli italiani avessero degli inglesi e viceversa?

Niente, teniamoci tutti così. Odio il globalismo. Nelle differenze c'è il vero sale del mondo e delle civiltà. Ma spesso vedo tanti britannici che vorrebbero essere italiani. Meno italiani che vorrebbero essere britannici. In Italia siamo più liberi, magari ingestibili, ma liberi e veri.

Il suo sogno è dirigere il teatro del Giglio?

No assolutamente. Lo era e non lo è più. Non me lo hanno fatto fare quando volevo farlo, avevo la voglia, la capacità e l'entusiasmo di farlo, andando a cercare personaggetti forestieri che onestamente non erano il top e di certo non avevano la mia esperienza organizzativa ma tant'è. Ora la voglia è venuta a mancare: ho, le assicuro, molto meglio da fare. Sta di fatto che se lo avessi fatto, lo avrei fatto come ho fatto con il Puccini e la sua Lucca festival : ovvero, mi scusi la constatazione del dato di fatto, bene. Non voglio suonare immodesto ma sa un mio antico e venerato maestro, Danilo Dolci, mi disse di non essere sempre umile e remissivo: tanto ci avrebbero pensato gli altri a tirarti giù... E come diceva Andreotti, so di essere di media statura, ma giganti intorno a me non ne vedo.

Festival Pucciniano: lei ha avuto, in passato, controversie di carattere legale con la fondazione viareggina. Oggi siete tornati alla normalità?

Niente affatto. Il 18 settembre il tribunale di Lucca deciderà l'ammontare del risarcimento danni che spetta a me ed al mio festival. Dopo, in caso non fossimo soddisfatti, ricorreremo in appello e poi parallelamente partiranno le azioni penali verso chi mi ha ingiustamente accusato ed è stato sconfitto dalla sentenza della Corte di Appello di Firenze. Quindi tre o quattro papaveri andranno sotto processo e senza possibilità di smentita, visti gli atti. Mal per loro, io avrei agito con maggior cautela.

Come le sembra la stagione lirica del Pucciniano?

Una stagione lirica di provincia. Con nomi di provincia. Niente Vienna, Londra o Salisburgo, mi dispiace.

Un giudizio tecnico sul maestro Veronesi?

Dirige, ha grandi capacità che sicuramente si suppongono e poi non sta a me criticare. Anche io dirigo, quando lo faccio ho successo, questo parla. Non i critici prezzolati, non i giornali prezzolati, non le voci prezzolate. Meglio una volta vedere che cento volte sentire, diceva un vecchio motto russo.

Perché Lucca si dimentica, a volte, del suo più illustre cittadino?

Perché a Lucca, taluni - ricchi, insoddisfatti, depressi - videro uno di loro, che avevano visto crescere, magari in ambiente meno esclusivo del proprio, e lo videro raggiungere il successo, e allora che fecero? Lo infamarono, lo scacciarono, lo derisero, poi arrivarono ad ignorarlo, relegandolo in Versilia e felicemente dandolo in dono a Torre del lago, complice qualche manutengolo locale. Quando iniziai il Festival nel 2004 mi arrivarono addosso persino insulti, spesso da parte di quelli che facevan parte di famiglie che 130 anni o giù di lì decretarono la dannazione del nome di Giacomo Puccini, accusato di ogni sorta di mala azione. E tutto perché egli, da solo, grazie al suo genio, aveva avuto successo mondiale, ignorando le stantie convenzioni della stantia provincia lucchese. Vivendo la sua vita e le sue passioni come egli voleva, non facendosi vivere da altri. E la sua Musica immortale, che ha reso lui e Lucca immortali e conosciute nel mondo, è la vendetta più grande del Maestro verso quei piccoli, luridi detrattori. E sono fiero di essere stato io l'artefice di tutto questo, riportando Puccini a casa sua, ogni giorno. Perché ogni giorno è PUCCINI DAY, e noi lo sappiamo bene. Ma con noi lo sanno bene i quasi 900 mila spettatori del nostro Festival, in 15 anni. Molti dei quali tornano felici a trovarci ogni anno. Perché Lucca è Puccini. Il resto? Mura a parte, mi consenta, è davvero mancia.


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