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L'interSVISTA

Tra spread e mercati brilla la stella di Mariangela Pira

sabato, 27 ottobre 2018, 18:54

di aldo grandi

Per la terza volta in tre anni la giornalista economica di SkyTg24, Mariangela Pira, è scesa nella città delle Mura e il risultato è stato un amore a prima vista e duraturo.

Come si diventa giornalista economica?

Un po' per caso, ho iniziato con la politica estera, un po' per passione e curiosità. Leggere, informarsi quotidianamente, parlare con gli esperti che usano il loro linguaggio e tradurlo ogni giorno nel modo più asettico possibile alle persone che ti ascoltano. Prepararsi in continuazione, studiare sempre.

Lei come lo è diventata?

Per caso. Ero a New York all'Ansa nel 2000 e coprivo le borse, l'apertura di Wall Street. Arabo per me che poi sarebbe diventato familiare. Ho fatto tanta politica estera, dall'Afghanistan alla Cina, studi classici e soprattutto anche ora mi diverto a studiare (nel particolare oggi Antropologia sociale ad Oxford). Sembrano cose completamente astruse dal lavoro di giornalista economico. Invece non è così. Perché conoscere e studiare il sociale ti permette di utilizzare un linguaggio semplice, di usare le giuste metafore, di farti capire da tutti. Un giornalista quando parla deve farsi capire, è la prima cosa che mi insegnano il mio direttore e il mio vicedirettore. Parti dai dati, rileggi il tuo pezzo e sii certa che anche a casa capiscano.

Quanta gavetta ha dovuto sorbirsi prima di diventare giornalista televisiva di SkyTg24?

Tantissima. Se io sono qui, e io sinceramente penso di essere una umile lavoratrice ancora oggi, sono qui grazie ai miei genitori. Mio babbo ha avuto la lungimiranza di capire che lo studio, e badi bene lui non ha studiato, era una risorsa fondamentale. Lo strumento per fare bene nella vita. Che poi è la mia convinzione. Io penso che lo studio sia l'arma più potente contro tutto. Contro la maleducazione, contro la sempre più presente inciviltà digitale.

Qual è la sua giornata tipo?

Oggi è più complicata del solito direi. Mi limito alla parte lavorativa. Mi sveglio prestissimo, leggo i giornali, e appena entro in redazione tra lettura dei giornali, diretta dalle 7.30, stesura di un servizio, scrittura del blog, eventuali interviste telefoniche nel mezzo, caffé con i colleghi. Però l'altro giorno non avendo dormito per cause di forza maggiore sono anche riuscita a preparare una torta di mele bio per i colleghi che l'hanno gustata fino all'ultima fetta.

A cosa si rinuncia per fare il suo lavoro?

Pensavo a tanto. Invece no, non si rinuncia ad alcunché. Il lavoro è una parte importante della vita di una persona, soprattutto quando lo si vive come una missione, con sana curiosità e non morbosità. Quando ho iniziato a fare il turno dell'alba, un collega che stimo tanto, Bruno Ployer mi ha detto: "E' una corsa a lungo termine e le persone che ti stanno accanto lo devono capire, sono loro in questo momento che devono venire da te". E aveva ragione. Così è stato. Nonostante per tutta una serie di motivi in questo momento tra privato e lavoro è normale io spesso sia stanca.


Stiamo vivendo una situazione politico economica non facile. Come riesce a conciliare gli aspetti economici con quelli politici?

Aldo, io lascio completamente stare la politica. E chi mi segue, chi legge i miei articoli e non si ferma al titolo lo sa. Io non ho mai avuto alcun tesserino politico. E penso sia giusto così. I miei articoli sono asettici, sono obiettivi (per quanto la vera obiettività non esista, ma tendono ad essa). Quando parlo di spread mi limito a descriverlo. La connotazione politica la trova il tifoso, non la persona obiettiva. Sarebbe bello sui social discutere e io spesso provo a farlo, provo a parlare, a spiegarmi anche laddove non c'è bisogno di alcuna spiegazione. Ma è sempre più difficile perché c'è molta rabbia che spesso indirizzano anche al giornalista che non ha colpe. Stiamo vivendo una fase, l'ennesima, difficile per il nostro paese, ma io sono una profonda amante dell'Italia. So chi siamo e conosco il nostro potenziale. All'estero appena dico di essere italiana non si aprono porte, si aprono portoni.

Essere sempre obiettiva e puntare sui fatti rischia di suscitare commenti sui social tutt'altro che lusinghieri?

Sì. come dicevo sopra. Però io la mattina mi guardo allo specchio, so di chi sono figlia e perché sono qui, e sono serena. L'importante è fare un lavoro onesto, dire le cose come stanno, non mentire. E io questo non l'ho mai fatto.

Lo spread: vogliamo spiegare ai lettori in cosa consiste e perché fa tanta paura?

Lo spread è la differenza tra quanto rende un titolo di stato decennale tedesco e un titolo di stato decennale italiano. Quando questa forchetta, questa differenza diventa molto estesa, si ingrandisce, significa che in Italia non si è tanto meritevoli di fiducia. Perché la differenza è con la Germania, vi chiederete. Perché la Germania viene considerata punto di riferimento in Eurozona in quanto paese con un basso debito e credibile. Per questo se ci si allontana dal rendimento dei titoli tedeschi significa che si è percepiti più rischiosi. Ora, cosa vuol dire questo? Vuol dire che lo spread non è una cosa astratta, ma significa che se uno ci presta i soldi ci fa pagare interessi più elevati. L'anno scorso abbiamo pagato a causa dello spread 65 miliardi di euro di interessi, questo vuol dire quanto in un anno si spende per la scuola, ovvero tetti nuovi, strutture nuove etc. Non è una cosa astratta è nella vita quotidiana di tutti noi.

Cosa può far ripartire l'Italia dopo questi anni di crisi?

Sicuramente è necessario un cambiamento. Ma anche credibilità e soprattutto continuità. La Merkel a quanti premier italiani ha stretto la mano in questi ultimi dieci anni? Queste sono cose importanti. La Cina ha piani di crescita quinquennali perché l'obiettivo è portarli a termine e poi si esprime un giudizio. Non dobbiamo imitare i cinesi ovviamente ma anche avere dei piani di lungo termine sugli investimenti, sulle infrastrutture è necessario.

Qual è la notizia più importante che ha annunciato?

Quella cui sono più affezionata è la notizia delle elezioni in Afghanistan nel 2009. Sebbene io sia convinta che il 'portare la democrazia' ovvero le nostre idee in quel paese sia stato un grande fallimento. Ma fu una grande esperienza. Ero da sola a Kabul, una città vuota per paura degli attentati, con una collega valente della Rai, e intervistammo queste persone coraggiose che con il dito sporco di inchiostro avevano appena votato. Riuscii a parlare con uno dei candidati, amatissimo allora, Abdullah Abdullah e a vendere l'intervista a La Stampa nell'agosto di quell'anno. Andai in prima pagina e ne fui orgogliosa.

I mercati fanno spesso paura. Secondo lei per quale motivo?

Perché, e non voglio disturbare Alan Greenspan, sono irrazionali, sono percepiti come astratti e distanti. Ma la verità è che non bisogna mai perdere la calma. Occorre - soprattutto se non si hanno gli strumenti - non fare scelte azzardate e affidarsi a persone competenti. In questo paese è necessaria l'educazione finanziaria perché si capirebbe che non è lontana da noi ma può essere comprensibile, facile da apprendere. Dipende da come la si spiega.

La casalinga di Voghera: la ricorda?

Ribatto con il lattaio dell'Ohio come diceva il mio mito Montanelli, anche per una questione di femminismo. Io penso che tutti, tutti possano capire. Tutti. Anche nonna. Se tu spieghi le cose in modo semplice le persone non sono stupide, spesso chi è a casa ne sa più di te perché è l'esperienza di vita che gli insegna  le cose. Vede, io credo che il giornalista che usa termini complicati, che mostra di saperne e che va in onda o scrive con un atteggiamento 'da superiore' non faccia correttamente il suo lavoro. Il mio vicedirettore Alessandro Marenzi o la mia collega Silvia Monsagrati (che scrisse un articolo sul debito pubblico che per me resta negli annali) mi insegnano che si può parlare di cose difficilissime,  ma nel contempo farsi capire da tutti. Se andate sul sito di Skytg24 e guardate l'intervista del mio direttore Varetto a Paolo Savona vedrete un duetto di persone che masticano l'economia, ma che la rendono - nell'intervista - comprensibile a tutti. L'importante, come dice in riunione il mio direttore, è partire dai numeri, dai dati. Solo così si è inattaccabili.

 


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