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L'interSVISTA

Beatrice Venezi, tanto gentile e tanto onesta... bella e brava, pare

domenica, 28 aprile 2019, 20:30

di aldo grandi

Beatrice Venezi: verrebbe da dire direttrice d'orchestra, ma, a quanto dicono, lei preferisce il sostantivo maschile.

Ritengo che non ci sia assolutamente necessità di andare a sottolineare il genere di un professionista. Un professionista deve essere valutato e, decisamente, per il merito, il talento e la preparazione. C'è un significato culturale peculiare rispetto alle parole direttrice e maestra che indicano, almeno nel nostro Paese, un altro tipo di professione. Il declinare una professione al femminile non rappresenta nessun passo avanti nell'uguaglianza di genere né nel pari trattamento di professionisti di genere diverso.

Lo sa che lei, essendo politicamente scorretta, non riceverebbe, in questo caso, il plauso di Laura Boldrini?

Non mi sono mai preoccupata delle conseguenze politiche delle mie idee. Non faccio politica, penso, però, di incontrare il consenso delle persone di buonsenso e, ad ogni modo, a differenza di altri, rispetto le opinioni di tutti.

Lei è il più giovane direttore d'orghestra donna in Italia e, probabilmente anche in Europa. Quanto le è costato raggiungere questi obiettivi a questa età?

Mi è costato sacrificio, studio 'matto e disperatissimo' e, indubbiamente, delle rinunce. Ma la ricompensa di fare della mia più grande passione anche la mia professione, ha superato tutto.

Quali rinunce per esempio?

La mia non è stata sicuramente la vita della classica liceale, perché una volta finite le lezioni a scuola, me ne andavo al conservatorio e continuavo a studiare sia per l'una che per l'altra situazione portando avanti entrambi gli impegni. Oppure, ad esempio, l'anno della maturità, quando tutti i miei compagni di classe, finalmente, andavano in vacanza, il famoso viaggio della maturità, io facevo la mia prima produzione in Germania come maestro collaboratore.

Oddio, bisogna dire che quanto a viaggi, si è ampiamente rifatta col tempo.

Sì, ho recuperato in seguito. Adesso per esempio sono appena rientrata dall'Argentina...

Dove, se non sbagliamo, lei è stata nominata ospite d'onore della città di Buenos Aires.

Sì, esatto, un riconoscimento prestigioso in una terra con forti radici italiane e anche lucchesi che mi ha molto onorata e che mi ha riservato una grande accoglienza.

Lei a 29 anni ha girato mezzo mondo e forse anche qualcosa di più. Cosa le ha dato questo continuo passare da un paese all'altro?

Mi ha fatto conoscere culture diverse, tradizioni musicali diverse, anche usi e costumi diversi e questo anche nel modo di relazionarsi con le persone. Questa è una forma di arricchimento senza eguali.

Quanto l'ha aiutata nella sua carriera essere bella?

Direi che è stato più un ostacolo che un aiuto in verità. Specialmente in Italia, siamo ancora fermi al concetto per cui una donna che abbia curato il proprio aspetto esteriore non ha avuto sufficiente tempo per curare anche il proprio intelletto. In una parola siamo ancora fermi al cliché bella uguale stupida. Io rifiuto il cliché e ci tengo moltissimo a non perdere la mia femminilità anche perché attraverso l'immagine veicolo un messaggio che, mi sono resa conto, avere un potenziale di innovazione sociale e culturale importante specialmente in alcuni Paesi. Per esempio sono stata la prima donna a dirigere in Armenia, in Georgia, al teatro dell'Opera di Sofia e anche alla Sinfonica di Cordoba in Argentina. In tutti i Paesi sono stata accolta in maniera entusiasta.

A Lucca come l'hanno presa?

Sento molto affetto da parte dei lucchesi e le cinquemila persone in piazza per il Puccini Day dello scorso 27 luglio credo ne sia stata la dimostrazione.

Lei ha iniziato a studiare musica a Lucca e ha avuto un maestro come Gaetano Giani Luporini.

Gli devo molto sia a livello di formazione che di sostegno morale. E' un compositore che meriterebbe più attenzione.

E' appena uscito un suo libro dal titolo Allegro con fuoco - Innamorarsi della musica classica. Perché lo ha scritto?

L'ho scritto con un intento divulgativo. E' un libro di divulgazione e sulla divulgazione, sull'importanza che questa ricopre nella formazione del nuovo pubblico. Siamo in una situazione per cui, tolti i teatri di maggior richiamo, le sale da concerto non sono così tanto frequentate. Io credo che sia un obbligo morale della mia generazione e di questa generazione di musicisti riaccendere quel fuoco e quella passione nei confronti della musica classica.

Lei fa tutto con passione?

Sì poi sono molto fortunata perché, con il mio lavoro, riesco a mettere insieme le mie due più grandi passioni, la musica e i viaggi.

E' stata in Argentina ultimamente, dov'è diretta nei prossimi mesi?

Le prossime tappe sono Baku in Azerbaigian, Toronto in Canada, Teheran in Iran e Tokyo. Con due tappe italiane nel mezzo, una a Milano a fine maggio, alla Palazzina Liberty con l'orchestra Milano Classica e soprattutto Lucca, per un concerto al teatro del Giglio, l'11 maggio prossimo, un concerto benefico organizzato dal Lions Club di Lucca. Un altro concerto che mi piace regalare alla mia città questa volta anche con uno scopo nobile.

Lei presenterà il suo libro il 4 maggio.

Sì, alla libreria Ubik di via Fillungo e spero che anche in questa occasione il pubblico lucchese sia numeroso.

Uno, spesso, soprattutto se a digiuno musicalmente parlando, ha quasi il timore di avvicinarsi alla musica classica anche per la seriosità che, spesso, sembra avvolgerla. Lei, nelle sue interpretazioni, al contrario, sprizza vitalità e leggerezza. Com'è possibile?

Forse una certa élite culturale ci ha portati a dimenticare che prima di tutto, dell'esperienza musicale si deve godere. La dimensione del gioco, insita nella musica, ce la ricordano alcune lingue straniere: to play in inglese, igrat in russo, jouer in francese. I miei punti di riferimento dal punto di vista della direzione d'orchestra, sono Leonard Bernstein e Carlos Kleiber, stili diversi sì, ma accomunati dalla stessa leggerezza che non è superficialità, ma è quella capacità di planare dall'alto sulle cose. Parlo molto di questi concetti anche in Allegro con fuoco.

Il fuoco della passione che lei ha investito nella musica. A 29 anni si può dire che abbia professionalmente già vissuto quanto altri impiegano in una vita intera. Che cosa immagina guardando avanti, per il suo futuro?

E' un po' come giocare a Risiko, mi mancano ancora tanti paesi da conquistare. A questo sicuramente si deve aggiungere la sfera personale e, in questo senso, nel futuro vedo una famiglia con figli... e, magari, perché no?, un ritorno a Lucca.

Nessuno, lei sa, è profeta in patria e Puccini ne sapeva qualcosa. Lei è innamoratissima delle musiche di Puccini.

Sì, verità, tant'è che il mio primo disco, in uscita il prossimo autunno per Warner Classic, sarà sul repertorio sinfonico pucciniano e ho fortemente desiderato registrarlo nel teatro del Giglio cosa che è avvenuta lo scorso dicembre.

Lei ama la donna di Puccini?

Amo molto il modo in cui Puccini tratta la figura femminile. E' il primo a scavare la psicologia femminile delle sue eroine, le sue sono le prime opere in cui non solo le donne sono realmente le protagoniste, ma addirittura, le opere stesse portano il nome di queste eroine. Se pensiamo all'altro grande operista per eccellenza, Verdi, questo non accade.

Lei ci ha detto che gran parte della sua vita l'ha spesa a studiare. Se uno fosse curioso di conoscere quali sono i suoi hobbies se ne ha, o, comunque, eventuali altri interessi, cosa risponderebbe?

Ne ho molti perché sono una persona molto curiosa. Mi piace andare a cavallo, mi piace sciare, mi alleno fisicamente, in ogni posto dove mi trovo per lavoro cerco sempre di ritagliarmi il giusto tempo per visitare, conoscere, capire, incontrare.

Lei trasmette quando parla e quando osserva una straordinaria serenità: è così?

Per ora. Sono in un periodo particolarmente felice sia lavorativamente parlando sia nella mia vita privata. E, poi, c'è sempre la mia famiglia che è di grande supporto.

In una intervista lei ha detto che la sua figura principale femminile più apprezzata è la regina Elisabetta I. Eppure fu, la sua, una vita abbastanza travagliata a partire dalla madre che, come saprà, Anna Bolena, non fece una bella fine.

Ciò che mi ha sempre colpito molto del personaggio è la assoluta determinazione e sicurezza e confidenza nelle proprie possibilità e nei propri mezzi. E' stata, secondo me, il primo vero grande esempio di indipendenza femminile. Ha rifiutato la logica del matrimonio come mezzo di potere e di controllo politico e ha fatto affidamento sulle sue uniche, grandi forze Un esempio della forza delle donne per tutte le donne.


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