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L'interSVISTA

Dis...Obbedi(sc)o

martedì, 9 aprile 2019, 19:46

di aldo grandi

Antonio Obbedio se diciamo che voi della Lucchese siete proprio nella merda esageriamo?

Diciamo che è un aggettivo brutto, veramente brutto da usare, ma secondo me è anche limitativo.

Ossia, state anche peggio?

Stiamo peggio perché non vediamo uno sbocco, una luce in fondo al tunnel, nonostante l'immenso lavoro che stiamo facendo.

Avresti mai immaginato, quando sei tornato a Lucca ai primi di agosto 2018, che sarebbe finita in questo modo?

Assolutamente no perché feci domande ben precise sul futuro e mi era stato garantito una prosecuzione societaria sempre stando nei limiti del budget che, tra l'altro, era già stato in parte utilizzato dal mio predecessore, Ivan Reggiani.

Da chi aveva avuto le garanzie richieste?

Da chi mi aveva richiamato cioè l'allora amministratore Carlo Bini e Arnaldo Moriconi.

Quanto tempo è che non vede Moriconi?

Non lo vedo dalla riunione di metà gennaio che facemmo alla Sice con il mister Favarin, il secondo Langella e con alcuni giocatori.

Non una telefonata per darvi un incoraggiamento o un aiuto concreto?

A me personalmente mai.

Siete entrati nel cuore della città. Ad un prezzo troppo alto non crede?

Il prezzo non conta quando lavori con il cuore, con orgoglio, con passione e coraggio. E l'esempio ne è Simone Greselin che ci ha lasciato tibia e perone per questa maglia.

Lei è più amareggiato, deluso o incazzato?

Deluso perché mi hanno manipolato, amareggiato per il trattamento degli ultimi tre mesi e incazzato per la situazione in cui ci hanno portato.

In che senso?

Perché mi fu detto che ero l'unica persona credibile con cui potevano fare calcio mercato. 

Si ricorda il periodo Grassini-Lucchesi?

Certamente, già ero rimasto sbalordito d'una presentazione in pompa magna a marzo 2018 quando ancora mancavano sei-sette partite alla fine del campionato quando eravamo ancora in corsa per acquisire un posto nei play-off e, allo stesso tempo, raggiungere la matematica salvezza. Chiunque mastica di calcio sa benissimo che poteva diventare un boomerang...

Lei fu messo da parte senza nemmeno una parola di apprezzamento per quello che aveva fatto.

L'allora direttore generale Fabrizio Lucchesi e il presidente Grassini convocarono sia me sia Giovanni Lopez per dirci di finire il lavoro che poi a bocce ferme, a fine campionato, avrebbero fatto le loro valutazioni sul nostro operato. 

Sappiamo tutti come è andata a finire...

Lo ha già detto lei.

Poi, però, la Lucchese è tornata nelle mani del suo patron Arnaldo Moriconi che l'ha venduta a un euro ai tre magi Castelli, Ceniccola e Ottaviani. Per un euro non avrebbe potuto comprarla, direttamente, lei?

Per quanto amo questa maglia che mi ha dato l'opportunità di giocare in serie B l'avrei potuta comprare tranquillamente e gestirla in maniera onesta e responsabile abbassando progressivamente il monte debitorio come era già stato fatto producendo delle plusvalenze importanti.

Sia sincero: è proprio finita?

Grazie alle prestazioni della squadra e al lavoro incondizionato dei tifosi che ci stanno dando ossigeno per finire la stagione, la speranza è che il clamore suscitato a livello nazionale contribuisca a trovare una soluzione che merita una maglia storica come quella della Lucchese.

Proprio oggi abbiamo saputo che la segretaria Marcella Ghilardi sarebbe stata minacciata. Le risulta?

Quello che posso dire è che da un po' di tempo riceve delle mail sul cui contenuto preferisco non pronunciarmi.

Il sindaco Alessandro Tambellini si è mosso?

Io posso dire che sicuramente ha cercato di dare una mano nei limiti della sua carica istituzionale. Ho portato l'esempio, tempo fa, del sindaco di Foggia che in pochi giorni aveva raccolto oltre 1 milione di euro dagli imprenditori locali per pagare stipendi ai tesserati mentre a Lucca non sono riusciti a trovare 20 mila euro per saldare il conto del gas. Conto che, attualmente, stanno pagando i tifosi. E a Foggia c'è un tasso di disoccupazione altissimo.

Lei è sposato?

Sì, con due figlie.

Sua moglie come l'ha presa questa storia della Lucchese?

Mia moglie è di natura ottimista e spera sempre in una soluzione positiva perché anche lei, avendo vissuto con me a Lucca quando giocavo, è molto legata alla città.

I suoi calciatori non guadagnano nulla, ma quando scendono in campo sono in tutto e per tutto uguali agli altri. Come ha fatto a trasformarli in un gruppo così compatto e determinato?

Con l'aiuto dello staff tecnico sono stato bravo e fortunato a scegliere degli uomini prima ancora che dei giocatori, con dei valori morali straordinari. Inoltre il messaggio che gli trasmetto ogni giorno è che quei pochi soldi che dovrebbero percepire, prima o poi li prenderanno, ma la soddisfazione di indossare una maglia come quella della Lucchese e di poter dimostrare il proprio valore, gli potrà garantire un futuro in società più solide e affidabili.

Non abbiamo toccato il settore giovanile rossonero che, immaginiamo, andrà a puttane come tutto il resto.

E' un altro dramma sportivo di cui si parla poco, ma andrà a disperdere un patrimonio sociale non indifferente.

Con quel cognome che si ritrova, lei caratterialmente dovrebbe essere una sorta di Garibaldi a Teano oppure un ribelle per natura. 

Purtroppo e per fortuna sono un ribelle. Rispecchio molto il carattere che avevo da giocatore.

Eppure Obbedio, in tutti questi anni, lei non è mai andato sopra le righe né si è mai lasciato andare a dichiarazioni eclatanti. Anzi, ha sempre tenuto un profilo basso. 

Io penso che il ruolo del direttore sportivo oltre che responsabile dell'allestimento della squadra, rappresenta anche il tramite tra società e giocatori e, quindi, debba garantire un equilibrio nel bene e nel male, senza farsi mai condizionare dal risultato finale di una partita.

Lei è nel calcio da molti anni. Quanto è peggiorato rispetto a quando giocava?

E' peggiorato, soprattutto, nella poca competenza e affidabilità dei dirigenti e nella qualità dei giocatori.

Rimpianti per la sua carriera da professionista del pallone?

No, penso che i miei diciotto anni da professionista, con oltre 500 partite tra serie B e C, sono lo specchio delle mie qualità e dei miei limiti. 

Che farà, fra quattro giornate di campionato, Antonio Obbedio?

Spero di poter avere la soddisfazione, insieme allo staff tecnico, alla segretaria, al responsabile del marketing e a tutti i giocatori, di poterci giocare gli eventuali play-out perché vorrebbe dire aver già fatto un qualcosa di straordinario.

Ultima domanda: chi getterebbe giù dalla torre, ovviamente in senso metaforico, tra Moriconi, Martinelli, Grassini, Lucchesi, Ottaviani, Castelli e Ceniccola?

Penso che sarebbero loro a buttare giù me in sette contro uno...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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