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L'interSVISTA

Mario Mazzero: "Il problema del Caffè Di Simo? Il manico e non solo"

venerdì, 14 febbraio 2020, 12:26

di aldo grandi

Lei è stato a lungo direttore del Caffè Di Simo, il locale pubblico storico e più prestigioso della città.

Sì, è vero. Dal marzo 1991 fino ad agosto del 2002.

Che tipo di locale era, all'epoca, il Di Simo?

Senza nulla togliere agli altri, il più bello di Lucca, il più rappresentativo. A livello organizzativo, inoltre, uno dei più funzionali, anche perché eravamo un gruppo a livello nazionale a gestirlo e con una organizzazione logistica da Roma e Orvieto e una operativa su Lucca poiché non c'ero solo io, ma anche la torrefazione gestita da Renzo Zucconi. Facendo un passo indietro, quando rilevammo il caffè, era gestito da una società che aveva altri locali nella zona. Il caffè era stato appena ritrutturato. 

In questi anni in cui lei ha diretto il Caffè Di Simo quali erano le sue principali caratteristiche?

Innanzitutto cercammo di restituire la cultura all'interno del locale organizzando sia mostre di artisti locali sia instaurando il premio Antico Caffè Di Simo, una manifestazione organizzata da noi con un premio letterario al migliore artista. Nel contempo aprimmo anche le sale al livello primo piano per esposizione di quadri, sculture e altre opere degli artisti lucchesi. Mentre a livello commerciale demmo più impulso alla pasticceria creando il laboratorio con un'offerta diversificata e creando una vasta gamma di tè di varie provenienze e di caffè, prestando una maggiore attenzione alle cioccolate in tazza che divennero un vero e proprio cavallo di battaglia. Ereditammo una fascia di mercato importantissima per quanto riguardava la sera e il piano bar che andava da leoni perché era uno dei pochi locali di un certo livello di offerta musicale a Lucca. Successivamente, i tempi cambiano e le situazioni variano, ed acquistammo una licenza di ristorazione. All'epoca esistevano due licenze, una per la ristorazione tabella A e una per il bar, tabella B. Quindi ci lanciammo in questa nuova avventura che non riguardava soltanto il ristorante, ma anche il catering.

Chi frequentava il Caffè Di Simo?

Un po' tutta Lucca visto che di stranieri, all'epoca, ce n'erano veramente pochi. Era un luogo di ritrovo, appuntamento, di aperitivo, nel fine settimana, c'era una clientela molto diversificata: dalle signore e dai signori anziani che venivano quotidianamente a degustare una tazza di tè, ai commercianti intorno, ai giovani più o meno rampanti e a chiunque avesse voglia di qualcosa di speciale. Il Di Simo era motivo di orgoglio per tutti i lucchesi e capitava spesso di vederli accompagnare amici o parenti per mostrare loro questa meraviglia.

Ricorda gli arredi?

Gli arredi erano quelli originali che curavamo in modo particolare con continue e periodiche manutenzioni. I fantastici banconi, uno di fronte all'altro, con intarsi in legno e borchiature in argento e splendido marmo verde. Per non parlare delle fantastiche vetrine bombate che danno e davano sulla meravigliosa via Fillungo e che, puntualmente, un paio di volte a settimana erano addobbate con tuilles e seta sopra cui mettevamo in mostra l'offerta dei nostri prodotti. Aggiungerei il bellissimo tavolo numero 19 a lato destro del pianoforte con sopra il quadro del Maestro che era, guarda caso, a dire, dal mitico professor Giovannini, il tavolo preferito e abituale di Giacomo Puccini. E senza dimenticare la targa in marmo posta sopra il pianoforte dove c'erano scritti tutti i frequentatori del Caffè quali Enrico Pea, Giuseppe Ungaretti, lo stesso Puccini e tanti altri ancora. E come dimenticare gli unici lampadari in vetro soffiato di Murano. Potremmo continuare per ore a descrivere l'ambiente che c'era e, presumo, c'è ancora.

Ecco, secondo lei questi arredi sono ancora così come li ricorda?

Spero di sì.

Lei lo sa che adesso il locale è chiuso e lasciato alla polvere?

Certo, vivo e lavoro a Lucca e passo spesso davanti al Di Simo dove ho lasciato una valanga di ricordi.

Che cosa le ha dato e le ha lasciato il Caffè Di Simo?

Difficile da raccontare, ma è stata una esperienza indimenticabile.

E vederlo, adesso, ridotto così,chiuso da anni, che cosa le provoca?

Tanto dispiacere.

Perché, a suo avviso, il locale ha fatto questa fine?

A livello gestionale e organizzativo il locale ha sempre avuto costi alti, immagino ora che gli affitti e tutto il resto sono lievitati. 

Scusi, ma anche lei avrà avuto costi di gestione alti e spese varie, ma non per questo ha chiuso.

Certo, ma eravamo anche molti di meno a fare questo lavoro. E non solo. E' anche cambiata la clientela nel senso che oggi c'è troppa offerta e la gente non apprezza più il gusto del bello e del particolare.

Cosa manca secondo lei per poter tentare una ripresa?

Una organizzazione. 

Che vuol dire?

Sia e soprattutto a livello di acquisti perché noi avevamo delle condizioni particolari per quanto riguarda le merci e sia perché producevamo direttamente caffè e pasticceria piuttosto che commercializzare. Inoltre, sicuramente, servirebbe anche qualcuno, a livello operativo, con una notevole preparazione e colgo l'occasione per ringraziare, ancora oggi, chi mi ha supportato e sopportato in quella esperienza e ne cito alcuni: Donatella, Alvaro, Tony, Augusto, Fiorello e tanti altri. Devo dire che queste persone non erano dei dipendenti, ma delle persone serie che partecipavano al progetto Di Simo. Probabilmente sono cambiati i tempi, ma ricordo che bastava dire loro che era necessario, a dicembre, stare aperti tutto il mese e nessuno aveva da obiettare anzi, erano tutti disponibili.

Non pensa che oltre a tutto questo ci sarebbe bisogno di qualcuno disposto a investire milioni di euro?

Se avessi milioni di euro nonli andrei certo ad investire su una cosa che non è mia.

E allora chi potrebbe farsi carico della riapertura del Caffè Di Simo?

Non ho idea però è un peccato che si trovi in queste condizioni anche perché è un biglietto da visita a livello mondiale per Lucca.

Lei ha mai pensato di tornare a dirigerlo?

Sì, ma con i soldi degli altri.

Il costo più difficile da sostenere, al di là dell'affitto, secondo lei qual è?

Quello del personale. Esistono due banchi, uno del bar e uno pasticceria, più tre sale al piano inferiore, altre tre al superiore. in estate il giardino esterno e in più pasticceria e cucina. In totale sette persone più il gestore che copre tutti e tre i turni, apertura-chiusura. Quindi, alla fine, una decina di persone complessivamente. 

Per finire, stando a quello che lei ha detto, ci par di capire che il Caffè Di Simo non riaprirà più a meno che non trovi qualche 'incosciente' pronto a rischiare in prima persona.

Il rischio fa parte del nostro lavoro per cui se non si rischia non si... rosica.

Per lei che cosa potrebbe fare il comune di Lucca?

Imporre la riapertura del locale. Non so e non entro nel merito.

 

Nella foto: Mario Mazzero nel suo ristorante St. Bartholomeo in via Anfiteatro

 

 


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