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L'interSVISTA

Lorenzo Fazio, un editore ai tempi del Coronavirus: "Il mondo dell'editoria è stato travolto, situazione drammatica"

venerdì, 10 aprile 2020, 11:59

di aldo grandi

Lorenzo Fazio, ci risentiamo in un momento particolarmente delicato per il nostro paese e non solo. Lei è il direttore editoriale di Chiarelettere, una delle case editrici più aggressive e di successo degli ultimi anni. Adesso è arrivato il Coronavirus e, presumibilmente, anche per lei e per voi tutti non deve essere una cosa semplice. Cosa significa e come si fa ad essere ancora un editore ai tempi del Covid-19?

E' difficile, è una emergenza planetaria che mette in discussione modi di produrre, di operare, organizzazioni logistiche intere e, quindi, anche il mondo dell'editoria è stato stravolto. In Italia la situazione è ancora peggiore rispetto ad altri paesi e il blocco della produzione e, di conseguenza, anche quella dei libri, sta causando delle ferite molto difficili da rimarginare. Noi, come Chiarelettere e come gruppo Maurispagnol, ma anche altri gruppi come Mondadori, abbiamo interrotto la produzione che riprenderà soltanto a maggio. Noi, da metà marzo, per tutto aprile e fino al 14 maggio, non abbiamo messo né metteremo più libri sul mercato. Questo è un grave danno, perché da una parte abbiamo i librai che hanno difficoltà a pagare quello che hanno già comprato, ossia i prodotti dei mesi scorsi, e dall'altro i fornitori che dobbiamo saldare per i libri che abbiamo prodotto. A tutto ciò aggiungiamo che non abbiamo alcuna entrata. Questo sistema non può continuare per molto, perché non regge da un punto di vista finanziario.

Quale soluzione avete deciso di adottare?

Noi dobbiamo tenere conto del fatto che, alla riapertura delle librerie ci sarà un contingentamento dei clienti e, quindi, anche quando saranno aperte, comunque, non recupereranno i ritmi di prima. Si calcola una riduzione del 30 per cento. Quello che noi editori possiamo fare adesso è non immettere troppi libri sul mercato perché, altrimenti, c'è il rischio di una congestione di titoli.

Ma questo non implica una serie di problemi con gli autori con cui sono già stati siglati i contratti e programmate le uscite?

E' nell'interesse degli stessi autori uscire nel momento più opportuno perché andare in libreria quando il mercato non è al 100 per cento significa penalizzare il libro e non è conveniente per nessuno.

Vista anche la sua esperienza trentennale nell'universo dell'editoria, c'è qualcuno, che, paradossalmente, può trarre vantaggi da una situazione anomala come l'attuale?

Sì, questo qualcuno si chiama, innanzitutto, Amazon e, poi, i negozi on line come IBS che, in questo periodo, stanno vendendo molto di più. Questo perché possono consegnare porta a porta e perché le persone non comprano o lo comprano molto meno, il cartaceo e acquistano, invece, gli e-book.

Lei è cresciuto e si è formato nell'editoria cartacea dove tenere un libro in mano e sfogliarne le pagine ha rappresentato qualcosa di speciale per intere generazioni. Ora, da editore, si trova di fronte a questa rivoluzione tecnologica a cui ha fatto accenno, ad esempio, con l'e-book. Come riesce a far coincidere quella che è sempre stata la sua passione con l'assenza pressoché totale dell'elemento cartaceo a beneficio di un mondo virtuale al quale, inevitabilmente, deve fare riferimento?

Io sono ancora legato al cartaceo, ho difficoltà ad acquistare un e-book, ma leggo quoidianamente sul mio portatile i libri che devo pubblicare. Quindi, il mio lavoro si svolge sempre in modalità digitale.
Tuttavia, mi rendo conto che la sfida tecnologica che viviamo è fondamentale per guidare questa trasformazione e non subirla. Noi editori siamo in prima in questa fase così importante che è paragonabile alla rivoluzione di Gutenberg. Il nostro modo di comunicare è stato completamente stravolto. Ora noi editori abbiamo la responsabilità di diffondere gli strumenti per rendere tutti gli utenti cittadini responsabili e consapevoli di questa trasformazione.

Se lei ci dovesse dire che in queste settimane non è stato colto da alcun segnale di sconforto, non le crederemmo.

I segnali di sconforto sono moltissimi perché la situazione economica è molto preoccupante. Nel gruppo Maurispagnol così come negli altri gruppi editoriali, già da questa settimana scatta la cassa integrazione che proseguirà fino a luglio 2020. Poi vedremo. La crisi del settore è molto grave. Da un punto di vista più generale, lo sconforto è basato sul fatto che noi editori dobbiamo reinventarci il mestiere perché le caratteristiche tecniche del nostro lavoro sono completamente mutate.
Una volta avevamo il libro, i giornali e la televisione come unici veicoli di comunicazione. Ora i veicoli sono moltissimi e accessibili a tutti. Apparentemente è il massimo della democrazia, ma, purtroppo, sappiamo che non è così. La funzione dell'editore è quella di vagliare le informazioni e renderle credibili. Ed è questa la differenza tra un editore e qualsiasi network che opera in rete.

Sia sincero: prima o poi, lei sa, questa emergenza, almeno ci si augura, finirà. Ma quello che questa pandemia ha rappresentato resterà nelle menti e nel cuore di ognuno di noi. Non ci dica che non sta già pensando a qualche libro che racconti il Coronavirus?

E' vero, quanto sta succedendo rimarrà per sempre e sarà raccontato in tantissimi modi. Come Chiarelettere pubblicheremo un libro di una esperta e divulgatrice scientifica, Roberta Villa, che spiegherà cosa è veramente successo e i rimedi affinché non si ripeta più. Inoltre Chiarelettere sta attrezzandosi per pubblicare dei libri rivolti, soprattutto, alle nuove generazioni, quindi, alla scuola, per aiutare i ragazzi a orientarsi in questo nuovo mondo che, dopo il Coronavirus, sarà ancora più nuovo e, speriamo, più giusto.

Da quello che ha detto fino ad ora sembra, quasi, che un mese e mezzo di saracinesche abbassate e produzione pressoché annullata, oltreché costrizioni di varia natura, abbiano dato un calcio definitivo a tutto un mondo che, ci perdoni, non è solo fatto di materialità, ma anche di valori, esperienze, tradizioni, consuetudini, legami, memoria, identità. Non crede di aver esagerato nel mandarsi tutto dietro le spalle o quasi?

Un editore come qualsiasi imprenditore è obbligato a misurarsi con le trasformazioni. L'errore madornale è subirle e non guidarle. Per guidarle bisogna avere gli strumenti e l'attitudine mentale giusta.
Questo vuol dire non dimenticare o annullare tradizioni, memorie, storie, persone, ma, anzi, recuperare e usare il passato come patrimonio per investire nel futuro. Senza il passato non c'è futuro ed è proprio questa unione che ci rende accettabile quello che ancora non riusciamo a conoscere in quanto realtà da controllare. L'ignoto fa paura se ci arriva addosso come una emergenza, non se abbiamo gli anticorpi per viverlo e trarne i benefici necessari alla nostra sopravvivenza.

In questi giorni alcuni intellettuali hanno invocato la riapertura delle librerie criticando la loro chiusura. Tuttavia, molti librai si sono detti contrari per motivi di carattere, soprattutto, economico legati a costi fissi da sostenere che non sarebbero coperti da nuove entrate. Cosa ne pensa?

Penso che sia stato sbagliatissimo chiudere le librerie perché è stato dato un segnale molto forte lasciando aperte tabaccherie e vinerie. Penso che si doveva lasciare liberi i librai di aprire oppure no. Chi ritiene di avere dei costi troppo alti, può benissimo tenere le saracinesche abbassate.


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