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L'interSVISTA

Fare l'avvocato ai tempi del Coronavirus: gioie (poche) e dolori (tanti) nelle parole di Claudio Palazzoni

domenica, 19 aprile 2020, 10:18

Palazzoni lei è una delle tante partite Iva colpite duramente dal Covid-19. Ed è anche un avvocato e libero professionista. Come sta vivendo questo momento sotto il profilo professionale?

Bella domanda: come categoria professionale (al pari degli altri liberi professionisti e delle partite IVA in generale), stiamo vivendo un momento a dir poco drammatico, potendo considerarci a buon titolo ed in considerazione dello stato emergenziale, come disoccupati; con la differenza, però, che su un disoccupato non continuano a gravare i costi fissi aziendali che, mi creda, non sono pochi. La nostra attività professionale, infatti, si alimenta finanziariamente grazie al costante flusso di lavoro che, per le ovvie ragioni, è venuto a mancare, con conseguente ed altrettanto ovvia interruzione del cash flow. Se Lei venisse in Studio da me oggi come Cliente, Le dovrei dire di tornare a casa perché, sintetizzando la risposta, i Tribunali sono chiusi e la maggior parte dei procedimenti è sospesa.

La gente è portata a credere che gli avvocati, come tutti i lavoratori autonomi, siano benestanti e, quindi, con un bel gruzzoletto da parte.

Si stupirà, ma in un certo qual modo comprendo il pensiero comune. Le faccio un esempio, quando io richiedo ad un mio Cliente il pagamento di una prestazione di 1.268 euro, 268 euro vanno direttamente allo Stato ed alla Cassa Forense tra IVA e CPA, i restanti 1.000 sono tassati con un'aliquota che oscilla dal 35 al 43 per cento. Tiri una riga e faccia due conti: chi è il benestante con il gruzzolo da parte tra il libero professionista e lo Stato? Purtroppo, però, il Cliente si interfaccia direttamente con l'avvocato ed è a quest'ultimo che versa i soldi. 

Il lockdown doveva durare due settimane e, invece, lo stanno facendo durare all'infinito. Cosa ne pensa?

Mi sono sempre rapportato alla detenzione sanitaria (mi scusi, ma preferisco qualificarla così...) con molto rispetto e rigore, cercando di restare indifferente al turbinio vorticoso delle (dis)informazioni scientifiche che hanno detto tutto ed il contrario di tutto. Attualmente, non Le nascondo, sto maturando una certa insofferenza proprio in ragione dello stato infinito delle cose. Se dovessi fare una valutazione prognostica sulla base di come hanno gestito la situazione sin dall'inizio, Le dico che siamo di fronte all'ennesima dimostrazione di inefficienza ed improvvisazione di un Governo (legittimato da chi non è dato sapere...) che fa acqua da tutte le parti.

In quanto avvocato e uomo di legge immaginiamo che lei sia particolarmente attento agli aspetti legislativi e costituzionali delle misure adottate. La violazione della libertà di movimento e, conseguentemente, anche la privazione della libertà di lavorare, possono configurare una fattispecie di reato?

Le rispondo serenamente di no. Magari potremmo riflettere, altrettanto serenamente, sugli aspetti penali derivanti dalla gestione, sin dalle prime fasi, dell'intera situazione da parte del Governo. Il 31 gennaio 2020 il Governo, preso atto della grave situazione di emergenza sanitaria internazionale che stava interessando anche l'Italia, dichiarava lo Stato di emergenza determinato dal rischio sanitario da COVID-19. Il 7 febbraio il Ministero della Salute ci deliziava con gli spot informativi di Michele Mirabella, invitandoci ad un lavaggio corretto delle mani e ricordandoci la non facile contagiosità del virus!!! Dopo un mese si sono svegliati tutti. Le domando se, come consociato, non dovrei poter confidare sulla posizione di garanzia che lo Stato ha nei confronti dei cittadini e se tale posizione di garanzia non sia inevitabilmente venuta meno a causa di tale scellerata gestione. Sa cosa sarebbe accaduto ad un datore di lavoro se si fosse comportato come lo Stato che, mi pare evidente, ha agevolato la propagazione della patologia virale? E taccio, per ovvie ragioni di tempo, su tutti i profili inerenti all'ambito sanitario, con medici ed infermieri verosimilmente costretti a lavorare in condizioni di assoluta precarietà in punto di dispositivi individuali di protezione.

Come possono alcuni dei principi fondamentali su cui si basa la nostra costituzione essere sistematicamente calpestati da decreti ministeriali che non sono nemmeno passati dal vaglio del Parlamento, unico organo deputato, nel caso, a modificare, sia pure a maggioranza qualificata, la carta costituzionale?

Mi spiace dirlo, ma la nostra Costituzione, già da molto tempo, sembra considerata, non da me ovviamente, carta straccia: solamene adesso, però, ci rendiamo conto di come ci stiamo muovendo a passi svelti verso un baratro  autoritario davvero preoccupante, invocando il dogma dell'emergenza sanitaria ed io per primo, come Le ho detto, ho accettato la pesante compromissione dei diritti e delle libertà personali. Se però ci fermiamo a riflettere, come giustamente ha fatto Lei, sugli strumenti con i quali il Governo ci ha tolto dall'oggi al domani tali diritti, qualche domanda dobbiamo pur farcela. E' un caso, ad esempio, che dall'inizio della pandemia il Parlamento sia di fatto esautorato e non venga minimamente interpellato sul da farsi, se non a cose fatte? E' un caso che i provvedimenti di urgenza siano stati adottati tutti con DPCM (un atto normativo equiparabile ad una circolare) e non ricorrendo all'istituto del decreto legge che avrebbe necessitato della firma del Presidente della Repubblica (capo dello Stato, rappresentante dell'unità nazionale e garante della Costituzione), decreto legge che, come ulteriore garanzia, avrebbe dovuto passare dal Parlamento per la conversione in legge entro 60 giorni dalla sua promulgazione? Ed ancora, è davvero strano che tali provvedimenti precettivi (vale a dire impositivi di un divieto) abbiano natura sanzionatoria penale ed amministrativa, in netta violazione del principio della riserva di legge costituzionale posto a tutela del sistema sanzionatorio penale? Ed in ultimo, non Le pare strano Dott. Grandi che tali aberrazioni giuridiche vengano elaborate da un Professore di diritto civile all'Università di Firenze, cioè il nostro Presidente del Consiglio che, all'atto dell'investitutra, amò definirsi come l'avvocato del Popolo? Non sta a me, però, ricordarLe come in Italia, vuoi per un motivo, vuoi per un altro, si sono succeduti governi senza che i cittadini venissero interpellati in chiave elettorale. Purtroppo, è spiacevole dirlo, ci hanno abituato all'anormalità.

Tornando alla quotidianità, qual è stato il primo effetto del lockdown per la sua professione?

Più che di effetto sulla professione, mi piacerebbe parlarLe dell'effetto psicologico che si è progressivamente mutato durante la detenzione sanitaria: da un primo momento di apparente tranquillità, la psiche ha fatto il salto di specie (tanto per rimanere in tema virale...) e mi sono soffermato su tanti aspetti che bruciano sulla pelle di un avvocato che, al pari di tutti i Colleghi operanti sul territorio nazionale, ha fatto dell'indipendenza morale e dell'integrità professionale la propria missione quotidiana.  Ad esempio, non può passare inosservato come nessuna delle categorie che ci rappresenta ha avanzato una ferma rimostranza sull'evidente insufficienza della pretesa forma di ausilio (i famosi 600 euro di marzo). Come del resto non può passare inosservato come la nostra Cassa previdenziale sia titolare di un patrimonio di 11.9 miliardi di euro e come il totale dei soli rimborsi diretti erogati (Le tralascio quelli indiretti...) erogati nell'anno 2018 dalla Cassa agli Amministratori ed ai Sindaci ammonti a 2.981.692,55 euro. Che dire, numeri che stridono in rapporto all'esigua somma di denaro elemosinata di cui, peraltro, non tutti gli avvocati beneficeranno.

Le udienze sono state sospese, a Lucca, almeno fino a fine giugno. Questo vuol dire che lei non potrà lavorare. 600 euro al mese le bastano?

Chiariamo subito un aspetto: i famosi 600 euro verranno corrisposti agli avvocati (salvo esaurimento dei fondi) solamente per il mese di marzo. Per di più, tale forma di ausilio, come Le ho detto, non spetta agli avvocati che nel corso dell'anno 2018 (cioè due anni or sono) avevano un reddito imponibile superiore a 50.000 euro: io, personalmente, non fruirò di tale contributo perché due anni fa ero ricco...

Come passa il tempo un avvocato ai tempi del Coronavirus?

Non Le nascondo che ho riscoperto una quotidianità diversa e più sana: maggior tempo in famiglia e con gli affetti. Il tempo dedicato alla professione, ovviamente, si è ridotto, anche se cerco comunque di valorizzare il maggior tempo disponibile per quella fisiologica e necessaria attività di studio e di meditata riflessione che, purtroppo, talvolta veniva a mancare nella quotidianità prima del COVID-19.

Cosa cambierà, a suo avviso, nella professione forense quando riapriranno gli uffici e le aule giudiziari?

Quanto meno nei primi tempi vi sarà un graduale recupero dei ritmi lavorativi, sempre tenendo a mente la regola del distanziamento sociale, che poi si sta evolvendo nel concetto di diffidenza sociale. Proprio in tale ottica i vari Tribunali (Lucca compreso) si sono adoperati con i relativi Consigli dell'Ordine per cercare di fruire delle modalità di comunicazione da remoto, attuando il c.d. processo a distanza. Se da un lato tale forma di celebrazione dei processi, specie in ambito penale, potrà apportare alcuni importanti benefici in termini di tempo, dall'altro - mi permetto di affermarlo da avvocato penalista - non dovrà rappresentare l'ordinarietà, pena l'inevitabile compromissione dei diritti delle parti assistite derivanti da un processo penale strutturato sull'oralità, sull'immediatezza e dunque sulla presenza fisica dell'avvocato a fianco del proprio assistito. E poi, Dott. Grandi, che almeno non ci tolgano la soddisfazione di alzarci di scatto dalla sedia per articolare una bella opposizione vis a vis con il Giudice ed il P.M.!

 


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