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L'interSVISTA

Cosentino, un lunedì da leoni e un j'accuse alla pecora Rossi

domenica, 17 maggio 2020, 13:39

di aldo grandi

Ci conosciamo da trent'anni. Ci siamo scontrati, a volte, anche tolto il saluto, alcuni anni fa, ma, alla fine, la stima e l'affetto reciproci, un'amicizia a prova di virus e non solo, hanno permesso di incontrarci e, spesso, improvvisare una intervista come quella che andiamo a pubblicare ed effettuata, così, d'emblée o di primo acchitto come si dice. A dire la verità era una vita che Samuele Cosentino, uno dei non molti personaggi cittadini provvisti di autonomia di pensiero e indipendenza di giudizio, non accettava di parlare con noi. E non per un motivo particolare o un astio più o meno celato, ma perché, a mano a mano che si sopravanza nell'età anagrafica, capita di rendersi conto che le energie vanno risparmiate per battaglie più prossime alla propria sopravvivenza piuttosto che ai principi di cui si vorrebbe fosse pieno il mondo, ma che, al contrario, latitano a tutte le latitudini.

Questa mattina, per caso, abbiamo aperto la porta degli Orti e lo abbiamo visto intento ad ascoltare le direttive impartitegli da un consulente ad hoc per questa epidemia, il quale si assicurava che ogni più piccola regola per non dire imposizione, venisse adeguatamente accolta e messa in pratica dal locale. Così, abbiamo ascoltato per una ventina di minuti e, ad un certo punto, non ce l'abbiamo fatta più. Ci siamo alzati e siamo usciti in strada per toglierci la mascherina, respirare una boccata d'aria buona/nuova e liberarci, soprattutto, da un senso di soffocamento e di rabbia repressa che stava introducendo nel nostro organismo non soltanto una vera e propria ondata di adrenalina, ma tonnellate di cortisolo destinate a rovinarci il fegato e annebbiarci il cervello.

Dopo qualche minuto siamo rientrati e, senza pensarci due volte, abbiamo chiesto a Cosentino di sedersi e di rispondere alle nostre domande, come sempre facciamo per le nostre interviste dove niente è programmato e tutto lasciato alla spontaneità. Del resto, in un mondo post-coronavirus dove siam o costretti a essere gestiti e trattati come un branco di scimmie allo zoo, non è, forse, il contatto umano l'unica cosa, vera e sincera, che resta per chi vuole distinguersi da un gregge di pecore?

Cosentino domani potrà anche lei riaprire al pubblico. Con, però, una serie di, ci passi il termine, allucinanti prescrizioni. Dica la verità: quanto le costa questo scherzetto il dover rispettare, cioè, sin nei minimi particolari per non incorre e in sanzioni, le regole?

Al momento il costo non è quantificabile, anche perché l'ultimo decreto è stato firmato questa mattina alle 4 e, quindi, siamo ancora in attesa di poterlo vedere e di poterci attestare sulle ultime direttive che ancora ci sono sconosciute. Bisogna dire, però, che non certo grazie a Rossi ma a molti altri governatori d'Italia, le norme richieste si sono notevolmente alleggerite rispetto a quelle che la Toscana pensava di voler mettere in campo.

Secondo lei esageriamo se diciamo che alla fine dovrà sborsare almeno 5-6 mila euro per essere in regola?

Certamente di più.

Di più?

Assolutamente sì, non so quantificare la cifra con esattezza al momento, ma tra sanificazione, prodotti igienizzanti, guanti, mascherine, visiere termoscanner, cartellonistica e, soprattutto, consulente, la cifra sarà sicuramente più alta.

Abbiamo ascoltato per una ventina di minuti la sua conversazione odierna via skype con il suo consulente. Alla fine siamo dovuti uscire perché non ce la facevamo più ad ascoltare. Abbiamo provato una sensazione di scoramento, di frustrazione, di impotenza e anche, glielo confessiamo, di rabbia per delle misure che a noi sembrano dettate non dal buonsenso, ma da una volontà burocratica di impedire alle aziende di riprendere fiato. Come fa lei a non arrabbiarsi di fronte a queste ingiustizie?

Quelle che per lei sono ingiustizie per noi che facciamo questo lavoro è semplicemente la quotidianità. Cioè da anni, ormai, il nostro lavoro ci porta ad allontanarci sempre di più dai fornelli e ad avvicinarci, invece, a tutto quello che fa parte della burocrazia. Teniamo registri di ogni cosa, schede da firmare per ogni gesto che facciamo, firme da fare ad ogni respiro che emettiamo e questo, ormai, è diventato la nostra occupazione principale. E guardi che è così solo da noi. Ogni volta che l'Europa emana direttive l'Italia le adotta le complica e inventa nuovi mestieri, nuovi consulenti, nuove persone che devono affiancare le aziende perché da sole non riescono a districarsi in un mare di regole complicate e sempre soggette a interpretazione.

Adesso entriamo nel vivo di questo inferno normativo. Abbiamo ascoltato vere e proprie, commercialmente parlando, bestemmie. Cominciamo dalla prima che ci viene in mente. Il bagno del suo ristorante dovrà essere sanificato più volte al giorno, ma la cosa incredibile è che, come nelle navi che fanno la spola tra il continente le isole, lei dovrà provvedere ad appendere una scheda sulla quale verranno trascritti il nome del dipendente che ha effettuato l'operazione e l'ora in cui è stata fatta. Ma non le sembra una esagerazione?

Per chiarezza è bene dire che la legge non impone, in questo caso, una scheda di registro. Impone semplicemente la ripetuta sanificazione dell'ambiente. Ovvio che il rispetto della legge deve essere verificato e verificabile. E per fare questo noi utilizziamo una scheda di registro.

Si rende conto che ogni avventore dovrà essere sottoposto alla misurazione della temperatura prima di entrare. Non le sembra ridicolo?

Anche in questo caso c'è da fare chiarezza. La rilevazione della temperatura non è obbligatoria e noi non effettuiamo. Rileviamo la temperatura corporea ai nostri dipendenti al momento del loro ingresso al turno perché, caro Grandi, non dimentichi che una pandemia come il Covid è diventata in Italia malattia professionale.

Ossia?

Il datore di lavoro è penalmente responsabile di eventuale contagio all'interno dell'azienda. In sostanza se un dipendente dovesse risultare positivo al virus, potrebbe rivalersi sull'azienda.

Abbiamo sentito che anche per i tradizionali menu cartacei sono tempi duri…

Tutto quello che viene toccato da più persone diventa automaticamente un veicolo di contagio. Pensi al quotidiano cartaceo che si sfoglia al bar la mattina leccandosi le dita per sfogliare le pagine.

Scusi Cosentino, ma ci prendiamo per il culo? I piatti, le forchette, le tovaglie, i tovaglioli, lo stesso cibo. Qualcuno lo dovrà pur toccare o glielo tirano direttamente sulla tavola?

E' meno complicato di quello che sembra. Tovaglia e tovaglioli arrivano sanificati dalle lavanderie industriali e toccati nel ristorante dal personale provvisto di guanti o con le mani sanificate. Bicchieri, posate, piatti e stoviglie vengono lavati a oltre 90° gli ambienti sono sanificati amano o a macchina. Quindi come vede la filiera è completamente sotto controllo. Tutte queste operazioni devono essere descritte e registrate in quei manuali di cui prima sentiva parlare nella telefonata con il mio consulente.

Cosentino, ma lei crede davvero che oltre 700 tra bar e ristoranti che si trovano a Lucca abbiano tutti il proprio consulente e facciano tutto quello che sta facendo lei?

Credo davvero e sono sincero che tutti i miei colleghi facciano tutto quello che è a loro possibile fare. Così come credo che mai  come in questo momento le associazioni di categoria stiano svolgendo il ruolo determinante per la sopravvivenza delle attività per la loro riorganizzazione e per il supporto psicologico di cui molti commercianti ed imprenditori hanno bisogno.

Ma è vero che anche il motorino con cui fate le consegne a domicilio dovrà essere regolarmente sanificato ogni volta che verrà utilizzato da un dipendente diverso?

Ovviamente si. Cambiando l'utilizzatore anche il motorino come tutto il resto diventa un possibile veicolo di contagio.

E quando qualcuno ha finito di mangiare al tavolo e se ne va, cosa succede?

Si sparecchia e si sanifica il tavolo.

Quanti posti aveva prima della pandemia all'interno degli Orti di via Elisa?

Circa 120.

E ora?

Circa 50.

Ma è vero che se da domani volessimo venire a mangiare da lei - cosa che una volta facevamo così spesso da sentirci, da lei e sua moglie, dirci se avevamo preso domicilio presso il suo locale - dobbiamo prenotarci?

La prenotazione è lo strumento che la regione ci chiede di prediligere. Questo perché consente la raccolta dei dati del cliente e quindi un eventuale possibilità di ricostruire la tracciabilità della sua presenza.

Non abbiamo parlato di come affronterà la distanza tra i clienti e se dovranno indossare le mascherine essendo in un luogo chiuso?

All'interno del locale è obbligatorio indossare la mascherina in tutti quei momenti in cui non si è seduti a tavola. I tavoli ed i coperti sono apparecchiati e sistemati tenendo conto della distanza interpersonale di un metro. Fortunatamente anche se obtorto collo, al nostro governatore Rossi è stato fatto ingollare il rospo del nucleo familiare convivente che consente ai nuclei familiari di poter seder a tavola senza rispettare le misure di un metro.

Sbagliamo o lei ha commentato sul suo profilo Facebook le scuse del gauleiter della Toscana in maniera piuttosto sprezzante?

Non le ho nemmeno ritenute delle scuse. E' stato un finto messaggio di scuse utile solo a Rossi per comunicare ai suoi concittadini che la colpa di tutto questo ritardo era di altri.

Invece?

Invece trovo assolutamente indegno che si arrivi la domenica mattina alle 4 a firmare un decreto indispensabile per le aziende per poter riorganizzare la loro riapertura.

Adesso, però, ci sembra veramente incazzato.

Si e no. Sono contento che si sia arrivati alla riapertura. Sono contento che ci si sia arrivati con queste linee guida. Mi spiace che queste linee guida non siano state assolutamente condivise dal nostro governatore Rossi che ha semplicemente dovuto accettarle manifestando anche la sua contrarietà. Sono incazzato perché comunque non si arriva a poche ore dalla riepertura a firmare un decreto in cui ancora oggi, alle 13, niente sappiamo.

Lei però Cosentino deve essere onesto: se guadagnasse come Enrico Rossi, 10 mila euro al mese senza rischi di alcun genere e quindi, stipendio garantito, forse non se la prenderebbe più di tanto  per tutto il resto?

No, non credo che sia un discorso di compensi. L'amore e il rispetto per i tuoi concittadini non hanno prezzo. O ce li hai o non puoi andarli a comprare.

Ultima domanda che ci sembra quasi scontata: lei nel suo bar ha effettuato, ormai da una decina di giorni, un servizio delivery e da asporto che non ha avuto alcun aumento dei prezzi a partire da caffè, cappuccini e colazioni. Per il ristorante, da domani, i prezzi dei suoi piatti subiranno, rispetto a due mesi fa, un aumento che sarebbe, comunque, comprensibile?

Non credo che sia possibile pensare ad un aumento dei prezzi. Tutti questi costi in più ricadranno sulle aziende che dovranno farsene carico. Non è certo questo il momento di poter gravare sulle tasche di quei clienti che già sarà dura riportare nei nostri locali.


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