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L'interSVISTA

Umberto Sereni, la voce (quella vera) di Lucca: ne ha per tutti, da Fazzi ad Angelini, da Tambellini a Coima senza sconti per nessuno

mercoledì, 24 giugno 2020, 12:26

di aldo grandi

Umberto Sereni, 72 anni ben portati, ex professore ordinario di storia contemporanea ed ex sindaco di Barga per dieci anni, nella sua casa di Corso Garibaldi sta come un pascià e osserva, con la consueta vis polemica e l'arguzia che lo contraddistinguono, il mondo circostante, in questo caso la nostra Lucca. 

Professore, dopo tre mesi di lockdown si ritorna a vedere un po’ di luce. Lucca non avrà, quest’anno, il Summer Festival e qualcuno è contento. Lei? 

Io no. E non lo sono per la città, per quello che rappresenta e per quello che porta. In questi anni l’iniziativa di Mimmo D’Alessandro ha fatto conquistare a Lucca una posizione di primo piano nel panorama degli spettacoli musicali italiani. Perdere il Summer è un brutto colpo che la città pagherà assai caro. 

Sul fronte rimborso biglietti, se lei avesse acquistato i ticket per assistere al concerto di Paul McCartney, sia sincero, preferirebbe avere i soldi indietro o si accontenterebbe di un voucher per assistere ad un altro artista? 

Di solito sono sincero. Non c’è dubbio che preferirei il rimborso dei soldi, ma non mi è piaciuto e non mi piace il can can che si è scatenato contro Mimmo D’Alessandro che tra le tante cose merita di essere lasciato in pace. Sono convinto che il primo che vuole riportare McCartney a Lucca sia proprio D’Alessandro che farà di tutto per onorare i suoi impegni. 

Si aspettava che l’ex sindaco Pietro Fazzi si sarebbe unito a questo can can? 

Avrei preferito che non l’avesse fatto. 

Cambiamo argomento. Ultimamente c’è stata la vicenda degli arredi ex Ristori. Gli affittuari li hanno asportati e la proprietà non ha potuto fare niente per evitarlo. Alla fine ci ha pensato la soprintendente Angela Acordon a mettere il vincolo disgiunto sia sui mobili sia sul fondo. Lei che è sempre stato un fervente sostenitore della tutela del patrimonio storico, artistico e culturale lucchese, cosa ne pensa? 

E’ stata sicuramente una brutta storia da qualunque parte la si guardi. Quello che manca è proprio la coscienza dell’identità di Lucca che è un ‘luogo mirabile’ dell’identità urbana: è uno spazio che consente di vedere uno accanto all’altro i simboli della storia urbanistica delle città italiane. Dal medioevo al primo Novecento. Gli arredi ex Ristori erano un elemento di quella meravigliosa Lucca che fu la città agli inizi del secolo scorso. Ovviamente non da soli, ma, certamente, c’è ed è ancora ben viva una rete di attività commerciali che conservano questa impronta. Per non trovarsi di nuovo a piangere il latte versato mi pare come minimo che si attivi l’operazione di catalogazione di questi negozi e dei loro arredi. Potrebbero deciderla di intesa comune, associazione commercianti e soprintendenza. Questa è la prima mossa, indispensabile per giungere alla tutela di questo patrimonio. 

Lei si riferisce alla lucchesità declamata da Remo Santini? 

La lucchesità ovvero il senso di appartenenza e l’orgoglio di appartenenza ad una vicenda della comunità, è patrimonio diffuso e condiviso, ma per come si esprime rischia di rimanere fuori dai giochi. Più che un fattore attivo capace di stimolare energie e volontà, questo tipo di lucchesità finisce per essere un piagnisteo: oddio come eravamo, oddio come siamo ridotti. Questa lucchesità non serve, anzi, semmai fa del male perché agisce in funzione depressiva. 

C’è qualche esempio, allora, di lucchesità positiva?

Ce ne sono, ce ne sono. Solo che si fa fatica a riconoscerli e a valorizzarli. Ne cito due per tutti: la grande operazione di potenziamento della fattoria del Buonamico avviata e condotta da Dino ed Eugenio Fontana che ne hanno fatta un punto di eccellenza che dal vino è passato alla ristorazione e all’accoglienza. Questa è la grande lucchesità, puntare in alto, progettare e misurare le forze, i risultati vengono. Il secondo è sotto gli occhi di tutti, ma fanno finta di non vederlo. Mi riferisco al recupero e alla trasformazione del Grand Hotel Universo dove i privati hanno investito milioni di euro nella convinzione delle potenzialità turistiche di Lucca. Con l’Universo in piena attività cambia la musica per Lucca. 

Lei conosce Piero Angelini? 

Lo conosco da più di 40 anni. 

Ci è sempre andato d’accordo? 

Veramente non ci sono mai andato d’accordo, ma questo non mi ha impedito e non mi impedisce di valutare il personaggio nella sua luce più vera. 

Trent’anni fa c’era gente che, prima di parlare o incontrare Angelini, se la faceva sotto… 

Io non me la facevo sotto e, consapevole della mia condizione di oggettiva inferiorità, non mancavo di colpirlo quando me ne capitava l’occasione. Voglio ricordare che nello scontro aperto all’interno della Democrazia Cristiana tra Angelini e Bicocchi, io parteggiavo per Bicocchi. 

Angelini dice, ora, che l’età gli ha portato saggezza. E, così, si è messo ad affrontare alcune delle problematiche cittadine. A cominciare dalla ex manifattura tabacchi. Un tempo non avrebbe, probabilmente, animato il confronto, ma avrebbe deciso senza tante storie. Ora, invece, spiega con pacatezza il suo parere negativo al progetto Coima. Anche lei, Sereni, col tempo, è divenuto più saggio? 

Intanto spero di no. Sono rimasto quello che ero come avrebbero detto i miei più sicuri riferimenti ideali, Filippo Corridoni ed Ernesto Che Guevara, ero e sono rimasto un Don Chisciotte. Detto questo vorrei solo precisare che un tempo cioè nel momento della sua massima potenza politica Piero Angelini sarebbe stato il dominus dell’operazione manifattura. Delle cose che dice e che ha il coraggio di scrivere bisogna tenerne conto. Innanzitutto dell’operazione manifattura-Coima-fondazione c’è bisogno di una trasparenza assoluta e cioè che alla città tutta siano portati a conoscenza tutti gli elementi del progetto. Se è un diritto della Coima fare i suoi interessi, ugualmente è un dovere delle istituzioni, fondazione e comune, sgombrare il campo da ogni opacità e definire in maniera limpida tutti i termini dell’accordo. Solo allora si potrà procedere in un senso o nell’altro senza forzature e senza reticenze. 

A noi la ex manifattura tabacchi non ci è mai sembrata così meritevole dal punto di vista conservativo. Non si farebbe prima a buttarla giù e ricominciare da zero? 

Ma l’intervento che si prospetta mi sembra che abbia questa caratteristica. C’è da dire, però, che, forse, era il caso di pensare a una sorta di concorso di idee al quale chiamare i grandi studi nazionali perché fornissero indicazioni sulle possibilità di uso di quell’area. A me che non faccio parte dei grandi gruppi nazionali, non sarebbe dispiaciuta l’idea di realizzare in quell’area quel nuovo teatro di Lucca di cui tanto si parla senza venirne a capo. 

Ma scusi, possibile che a Lucca non ci siano studi in grado di promuovere la città meglio di chi la conosce appena? 

Certo, è possibile, ma qui si paga il male di Lucca: cioè il volo radente, il basso basso, senza impennate. La prima cosa che mi viene in mente è che, da parte dell’ordine degli architetti, forse, qualche idea sul futuro di Lucca sarebbe il caso che venisse partorita. 

Invece tutto sembra già deciso a Milano… 

Così sembra. 

E il suo amico Bertocchini che dice? 

Il mio amico Bertocchini fa quel che può: cerca qualche sponda che gli faccia da difesa, ma credo che non l’abbia ancora trovata. Del resto in grande imbarazzo sembra stare l’amministrazione comunale che in mano avrebbe carte da giocare. 

L’amministrazione Tambellini sembra aver smarrito lo smalto dei giorni migliori. 

Questa è una sensazione assai diffusa in città che lamenta l’immobilismo progettuale e quotidiano dell’amministrazione. C’è sicuramente bisogno di cambiare passo e sono convinto che, dal canto suo, anche Alessandro Tambellini sia di questa idea. Il problema, però, è dato dal concerto dei collaboratori che ha d’intorno: uno per l’altro sembrano esperti di freno a mano, maestri di fughe in avanti assolutamente privi di quella ‘gioia di un gran disegno’ che dovrebbe dare la linea del governo cittadino. 

Ci sembra assorto, a che cosa sta pensando? 

Penso, soprattutto, alla questione dello stadio che è ora di finirla. Lucca merita e ha bisogno di una nuova struttura per gli spazi sportivi. E’ una esigenza del nostro tempo… 

E’ una vita che se ne parla, ricordiamo Giuliani e Valentini. 

Proprio per quello bisogna chiuderla la palla dello stento, altrimenti diventa una cancrena. Teniamo conto di questo: con le provvidenze europee post coronavirus l’Italia sarà inondata di miliardi di euro. Lucca deve essere pronta a prendere la sua parte con un programma di opere pubbliche, infrastrutture e strutture ricettive. Lo stadio entra in questa operazione. Guai a perdere questo treno. 

Sono arrivati quasi tre milioni di euro alla fondazione Puccini dalla causa vinta con Ricordi. 

Questa è una bella notizia alla quale si deve far seguire un programma di impegni e di investimenti. I soldi vanno fatti girare subito, ce n’è un gran bisogno. Mi limito a due proposte: la prima, il recupero del Caffè Di Simo e la sua trasformazione in un luogo di esperienze pucciniane, passaggio fondamentale del progetto Lucca città di Puccini. Ora che la fondazione è piena di soldi si presenti alla proprietà e avanzi una proposta che questa non possa rifiutare. Da cosa nasce cosa: appunto un luogo di esperienze pucciniane affidato in gestione a laureati di Campus e diplomati del Pertini nel quale si esibiscono gli allievi del Boccherini per dare ai turisti la sensazione di rivivere la magia del tempo di Puccini. Seconda la fondazione investa e quando dico investa penso a centinaia di migliaia di euro, in una campagna promozionale mondiale per Lucca città di Puccini in modo da recuperare quel turismo nazionale ed estero che il disastro della pandemia ha allontanato. In questo senso una carta da giocare sono le nostre comunità all’estero che devono essere coinvolte in questa mobilitazione per la grande Lucca. 

A proposito di comunità all’estero. Ha visto che Fazzi ha proposto un sindaco donna? Non avrà, magari, pensato a Ilaria Del Bianco presidente dei lucchesi nel mondo? 

Cercare di capire Fazzi non è facile, in ogni caso anche per conoscenza diretta un nome di sindaco donna ce l’avrei: Roberta Martinelli. 

Ci perdoni, ma abbiamo tralasciato l’aspetto più importante: per il centrodestra o il centrosinistra? 

Per una formazione di raccolta trasversale che chiamerei Orgoglio di Lucca. 

Roberta Martinelli è sua moglie. L’ha sentita in proposito? 

No, non l’ho ancora sentita e penso che quando mi leggerà avrà da lamentarsi. 

Lei parla molto di turismo e sviluppo della città, ma se diventa arduo anche rintracciare un ufficio di accoglienza turistica, dove crede si possa andare? 

Io un’idea ce l’avrei. Trasformare quello straordinario spazio che sta nel cuore di Lucca rappresentato dalla chiesa di San Cristoforo: dovrebbe diventare un centro di accoglienza turistica pensato e realizzato come vogliono i nostri tempi. Un posto dove andare per le informazioni turistiche, per le prenotazioni alberghiere e ristoranti, per le postazioni multimediali con i video delle bellezze della città e del territorio, con poltrone, attrezzature igieniche e ogni comfort che rende piacevole la visita al turista. In più potremmo metterci una esposizione permanente di prodotti tipici lucchesi che se non ci pensa Fausto Borella non li promuove nessuno. 

Lei si è dimenticato che la chiesa non è del comune. 

Io non me lo sono dimenticato, lo so bene, ma parto dall’idea che anche in questo caso una proposta seria e decisamente sostenuta troverà risposta positiva da parte della curia. 

Sereni, lei è un fiume in piena, altro che pensionato: perché non si rimette, politicamente, in pista? 

Bella domanda. Credo, soprattutto, che i tempi nuovi che stiamo vivendo pretendano anche nuove forme di partecipazione politica. Penso, per esempio, all’esperienza di Parma dove imprenditori, intellettuali, uomini e donne di buona volontà si sono riuniti nell’associazione ‘Parma io ci sto’ che ha il compito di fornire proposte e orientamenti e suggerimenti al governo cittadino. Ecco, credo che Lucca abbia bisogno di questo.

 

 


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