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L'interSVISTA

Silvio Giusti insorge contro Mario Cipollini: "Basta con le falsità, io non ci sto più"

sabato, 27 marzo 2021, 00:36

di aldo grandi

In tutti questi anni ha sopportato in silenzio, preferendo un profilo basso sia per non compromettere la sua compagna ed ex moglie del campione del mondo di ciclismo Mario Cipollini, sia per convinzione di voler stare lontano dalle, si fa per dire, luci della ribalta che, poi, tanto ribalta non sarebbero state. Ha, sì, presentato querela per minacce nei suoi confronti, ma perché il ciclista lo aveva, in due circostanze, affrontato dentro e fuori la palestra Ego a Sant'Alessio dicendogli chiaramente che lo avrebbe troncato tutto e anche qualcosa di più. Inoltre, una sera che aveva incontrato per caso la figlia Gaia Giusti in un ristorante in compagnia del fidanzato, le si era avvicinato e le aveva chiesto se poteva scattare una foto con lei così come suo padre, apopunto l'ex calciatore rossonero, aveva fatto con una delle due figlie del campione. Al rifiuto, secondo le accuse, l'aveva 'assediata' e con lei anche il fidanzato al punto che la coppia aveva dovuto abbandonare il locakle e andarsene impaurita.

Anche in questa circostanza Giusti aveva preferito tacere ed evitare di far sporgere denuncia dalla figlia, oltre a frenarse la propria rabbia e il desiderio di alzare la cornetta e non soltanto per rispondere per le rime a Cipollini dicendogli qello che pensava di lui alla luce di ciò che aveva fatto alla figlia. Un padre che rinuncia a difendere la persona più cara che ha? Già, questa sensazione ha pervaso Giusti a lungo fino a quando non si è reso conto di aver fatto bene a non reagire.

A tutto, tuttavia, c'è un limite. E questo limite Mario Cipollini lo ha abbondantemente superato l'altro pomeriggio nel corso dell'interrogatorio a cui è stato sottoposto in qualità di imputato dal giudice monocratico, dal pubblico ministero e dall'avvocato di parte civile. Infatti, ad un certo punto, il vincitore di 4 tappe al giro d'Italia, un campionato del mondo, una Milano-Sanremo, tre Gand Wevelgem e 12 tappe al Tour de France oltre ad altre tre alla Vuelta spagnola, se ne è uscito fuori come i dolori tacciando, in sostanza, Silvio Giusti compagno della ex moglie di fare uso di cocaina, di avere avuto dei problemi con la giustizia e di essere un assiduo frequentatore di discoteche. 

Ecco, anche se, sul momento e per ovvie ragioni, l'ex centrocampista della Lucchese, divorziato e con due figli, ha dovuto restare in silenzio, oggi, dopo l'ennesima notte trascorsa a rimuginare, ha deciso di dire la propria.

Salve Giusti, buongiorno, la disturbiamo?

Buongiorno Grandi, lei non disturba mai, anzi, mi fa piacere che mi abbia chiamato. Lo avrei già fatto io da un po', ma non mi sembrava corretto nei confronti di chi deve guidicare nelle sedi competenti questa triste vicenda e, quindi, ho desistito. 

Lei sa bene che i magistrati non si lasciano o, almeno, non dovrebbero lasciarsi condizionare da ciò che scrivono o dicono i giornalisti, ma giudicano esclusivamente basandosi sui fatti e su ciò che emrge durante il dibattimento. 

Vero, ma ho pensato che nell'era dei social dove tutto o quasi è consentito, per una vicenda di così grande risonanza mediatica a causa delle persone coinvolte, mentenere un basso profilo defilanosi un po' non avrebbe guastato e avrebbe, magari, conttribuito a facilitare il giudizio di chi è chiamato a emettere una sentenza. 

Lei non ha mai, in realtà, rilasciato dichiarazioni sugli addebiti mossi a Mario Cipollini. Come mai?, e cosa pensa, già che ci siamo, di quanto ha detto in tribunale l'altro giorno?

Alla prima domanda in parte le ho già risposto, ma aggiungo che l'ho fatto un po' per rispetto verso il giudice e un po' per rispetto a Sabrina Landucci, la mia compagna, dato che la mia denuncia si basa su accuse di minacce e vessazioni ripetute mentre quello che ha dovuto subire lei nel corso degli anni è stata cosa ben più grave. E' anche vero che gli episodi sono correlati, ma era giusto che fosse lei ad avere su di sé l'attenzione maggiore come, del resto, è, poi, accaduto. Per quanto riguarda, invece, la deposizione del signor Cipollini, nessuno stupore. E' qello che ci aspettavamo, ad onor del vero quello che si aspettava, in particolare, Sabrina che lo conosce bene, ma anche i nostri avvocati erano preparati a questo tipo di atteggiamento. E' stato, inoltre, lo stesso giudicea ricordarlo all'imputato in apertura di dibattimento e prima della sua deposizione: 'Lei si può avvalere della facoltà di non rispondere, ma se non lo fa, essendo sul banco degli imputati come indagatio e non come testimone, può riferire anche cose non veritiere'. In sintesi, può anche mentire. Da noi, infatti, un imputato potrebbe raccontare spudoratamente il falso e in quell'aula nessuno può fermarlo salvo, poi, riscontrare la veridicità delle sue dichiarazioni con glie elemtni che emrgono nel processo.

Sta, forse, insinuando che Mario Cipollini ha raccontato fatti non corrispondenti al vero?

Io non insinuo nulla. Ribadisco solo che ha seguito, a mio avviso, una strategia difensiva concordata e preparata con il suo avvocato per cercare di limitare i danni. Strategia basata su una autocelebrazione del campione sportivo che è stato - e che nessuno si sogna di mettere in dubbio - e negando di aver mai compiuto alcun gesto violento o fatta alcuna minaccia come, al contrario, hanno raccontato non soltanto la parte offesa, ma numerosi testimoni. Io non penso che tutta questa gente vada in tribunale a testimoniare il falso per arrecare un danno al signor Cipollini. Anzi, credo che se ne starebbero più volentieri a casa restando fuori da una storia così scomoda e triste. Chi è venuto in tribunale a testimoniare quello che è successo a Sabrina Landucci lo ha fatto perché conosce questa ragazza e tutti sanno che persona è, tutti la adorano, tutti la rispettano sia come donna sia come madre attenta, affettuosa e premurosa che ha sempre voluto tenere le figlie fuori da tutto questo, cosa che, però, non le è riuscita e non certo per colpa propria. 

Veniamo a ciò che la riguarda più da vicino. In aula Mario Cipollini ha ribadito che lei sarebbe un cocainomane, un pregiudicato e, in sostanza, un poco di buono che frequenta le discoteche e sarebbe a causa di tutto ciò se le ha chiesto, gentilmente ha detto, di non frequentare le sue figlie. Sono vere queste accuse?

Assolutamente no. A parte il fatto che di gentile, nelle parole rivoltemi in due circostanze dal signor Cipollini, non c'era assolutamente niente. Se le cose fossero, realmente, andate come dice lui, sarei stato il primo a farmi da parte. I ragazzi, però, sono in grado di valutare da soli la persona che hanno davanti e farsi, conseguentemente, una opinione personale e disinteressata, fuori da tutto e da tutti. Quanto alla mia persona, credo che uno nella vita possa anche sbagliare le scelte lavorative e, nel mio caso, sposare un progetto sportivo 'malato' che va in frantumi costringendoti a pagare le conseguenze per troppa passione e desiderio di raggiungere un traguardo importante. La città che ti sprona, gli sportivi che ti coinvolgono, tutto ciò ti offusca la mente e non ti fa ragionare con lucidità. Io nella Lucchese Calcio ho messo tutto me stesso e anche molto denaro, tutto documentato, per raggiungere un obiettivo che era lì, vicino, ma che adesso, a mente fredda, soltanto un miracolo avrebbe consentito di raggiungere e i miracoli, si sa, non esistono. Io, nel sodalizio rossonero di Fouzi Hadj avrei dovuto avere solo competenze tecniche, in gergo calcistico 'di campo', occuparmi solamente di calciatori e allenatore. Invece mi sono trovato a dovermi interessare di tutt'altro, situazioni amministrative e societarie per le quali, francamente, ero uno sprovveduto. Così finì tutto con un patteggiamento da parte mia e una frase detta al mio avvocato da una delle parti processuali rende bene l'idea: Sappiamo che il signor Giusti è la persona giusta nel posto sbagliato, ma queste - il patteggiamento ndr - per lui sono le migliori condizioni per poter uscire immediatamente da questa spiacevole vicenda. Così accettai le condizioni che mi avevano offerto e ho patteggiato. Ero esausto e volevo uscire in fretta da tutto ciò. Non ce l'avrei fatta dal punto di vista emotivo a sostenere un processo ripercorrendo tutto quello che era accaduto. Se per questo possa essere ritenuto un pregiudicato, vedete voi. Quanto alla droga, vado fiero di non averne mai fatto uso, anzi, ho un profondo rigetto nei confronti di qualsiasi sostanza che offuschi la mente e che alteri il comportamento e l'aspetto fisico di una persona. Anche io, nel mio piccolo, sono stato uno sportivoe sono sempre stato educato a stare lontano da qualsiasi tipo di droga. Ne ho sempre avuto paura e ne ho tutt'ora. Io. Come ho già affermato nella mia deposizione in tribunale, sono disposto ad effettuare qualsiasi esame scientifico per attestarlo, ma penso che al giudice e alle persone in genere interessi poco di ciò che fa nella vita privata il signor Silvio Giusti a discapito della sua salute. Infine, per quel che concerne la discoteca, nulla di che. Ho degli amici fraterni che ne possiedono una in Versilia e ho collaborato da esterno all'andamento dello stabilimento balneare attiguo, peraltro durante il giorno. Questo perché loro lavoravano di notte e avevano bisogno di una figura di riferimento per il personale che li potesse sostituire. Tutta qua la mia discoteca. Scusi se mi sono dilungato su questo argomento, ma ci tenevo molto. So che nella vita non si può essere simpatici a tutti, ma chi mi conosce sa che persona sono e a me basta questo. A distanza di anni ho estinto il mio reato e, ormai, mi creda, avrei fatto volentieri a meno delle aule di tribunale. 

Sua figlia Gaia cosa c'entra in tutto questo?

Qui lei tocca un tasto dolente che, come padre, mi ha fatto un male terribile. Dover rimanere passivo in una situazione dove lei viene intimidita e il fidanzato che ne prende le difese minacciato di percosse, il tutto di fronte ad una omertà generale dei clienti del ristorante, fa veramente male. 'Cosa vuoi fare Gaia, lo denun ciamo?' 'Lascia stare papà, hai già di cui preoccuparti, non voglio che tu stia in pensiero anche per me'. Ecco, il non poter chiamare il signor Cipollini per non aggravare la situazione e prendere le difese di mia figlia mi ha fatto sentire impotente, codardo, ma, forse, è stato meglio così. A volte sono proprio i figli che ci indicano la strada giusta da percorrere. 

 

Foto Alfredo Scorza


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