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L'interSVISTA

Covid-19, per la psicologa Manuela Giuliani occorre un approccio sindemico: "Non c'è solo il virus"

martedì, 2 marzo 2021, 09:35

di aldo grandi

Dottoressa Giuliani ci vediamo dopo alcuni mesi dall'inizio di quella che venne definita la seconda ondata. Siamo, ormai, a un anno dall'inizio della pandemia e del primo lockdown totale. Qual è la situazione in base alla sua esperienza quotidiana?

Dal mio osservatorio privilegiato, svolgendo la professione di psicoterapeuta, vedo i miei pazienti, nuovi e vecchi, sempre più afflitti da patologie che riguardano fobia sociale, isolamento e depressione. Soprattutto, questa pandemia ha creato una grave negligenza nei confronti delle generazioni future e degli anziani.

Ma come? Ci hanno fatto il lavaggio del cervello dicendoci che tutto quello che hanno fatto è stato per proteggere gli anziani e ora lei ci viene a dire il contrario?

Direi proprio che l'approccio utilizzato nei confronti del Coronavirus era concentrato esclusivamente sul virus patogeno, ma non sulle differenze e sulle problematiche della popolazione. Si parla di un approccio definito sindemico perché dovrebbe essere un approccio che guarda alle differenze sociali ed economiche, psicologiche e culturali. L'anziano non poteva essere trattato esclusivamente da una prospettiva virale. Studi importanti che riguardano l'anziano dimostrano come sia fondamentale stare con gli altri, fare volontariato, vivere con i nipoti, frequentare i bar. Dati Censis del 2017.

E invece...

Tutto questo è venuto a mancare. Ci sono anche i privilegiati. Torniamo sulle differenze economiche degli anziani. E l'approccio pandemico che è stato messo in atto non valuta queste differenze. Chi è in pensione con 10 mila euro al mese non vive questa emergenza come chi ne prende poche centinaia. L'errore è stato nel basare tutte le attività solo sull'agente infettivo, ma quello non colpisce tutti in maniera uguale. Ad esempio un terzo dei morti da Covid aveva il diabete. Dati Istat sulla mortalità da Covid. In più il Covid sempre secondo i dati, uccide di più le persone meno istruite.

Dottoressa è uscita da poco una nuova parola per definire il momento attuale ed è sindemia. Di che cosa si tratta?

La parola deriva dal greco. Demos è il popolo, quindi l'epidemia è nel popolo. Pandemia è in tutto il popolo. Sindemia è insieme al popolo. Questo approccio alla salute è stato coniato da Merril Singer nel 1990 e guardava alla gestione dei virus in modo da prestare attenzione all'interazione deleteria di due o più malattie e altre condizioni di salute derivanti dall'inuguaglianza sociale. Pertanto non pandemia, ma sindemia e questo è stato l'errore dei nostri governanti di basare tutte le attività solo sull'agente infettivo ossia sull'aspetto esclusivamente sanitario. Questo è un 'brodo' ideale per creare ulteriori disuguaglienze economiche, sociali e psicologiche. Prendiamo ad esempio la Dad, didattica a distanza. Nelle famiglie meno agiate che non hanno a disposizione Pc e dispositivi adatti, si creano un disequilibrio e una disuguaglianza tra i ragazzi. Altro esempio lo smart-working che io preferisco definire home-working. Anche questo riguarda una fascia di persone che sta a casa, si preserva la salute e si mantiene il reddito. Versus persone, lavoratori dei servizi e dell'industria, costretti alla cassa integrazione che arriva quando gli pare e all'andare al lavoro con DPI - otto ore di mascherina FFP2 - e, magari, nel viaggio su mezzi pubblici per raggiungere il lavoro.

A proposito di giovani. Sembra che la colpa di tutto sia, soprattutto, loro. E' scritto ovunque che sarebbero loro, con gli assembramenti a scuola o anche altrove, a creare minacce per gli altri.

Ho avuto la scorsa settimana un'esperienza in una scuola della Garfagnana a Ghivizzano per fare alcune ore di educazione sessuale. E devo dire che questi ragazzi erano interessati all'argomento e, allo stesso tempo, si sono comportati in una maniera impeccabile indossando le mascherine e rispettando il distanziamento e le regole dei dpcm. Non ho visto possibilità di contagio.

Secondo la sua esperienza, come vivono gli adolescenti e i bambini questo virus che, in fondo, a loro non causa alcun tipo di problema fisico?

Lo vivono molto male. Qualcuno mi dice di aver perso un anno di vita. Per gli adolescenti e per i bambini è troppo importante osservare ed apprendere dall'altro. Mi viene in mente la frase di un ragazzo che mi ha detto: nulla sarà più come prima. Era un ragazzino di appena 15 anni. Questo mi fa pensare che che i decreti Dpcm non serviranno ad altro che a creare fasce di popolazione sempre più povere culturalmente, economicamente e psicologicamente. Occorre, forse, cambiare approccio.

Lei fa presto a parlare, ma, nel concreto, cosa vuol dire?

Che la malattia non deve essere trattata in modo uniforme su tutta la popolazione, ma quest'ultima deve essere discriminata in base alle problematiche, alle fasce d'età e alle fasce di reddito perché il Covid, in un approccio sanitario di carattere pandemico come stanno facendo, sviluppa disparità sociali, economiche e psicologiche.

L'altro giorno, a Prato, il titolare di una agenzia di viaggi si è tolto la vita perché, ha lasciato scritto, non ce la faceva più. E ha chiesto anche scusa per aver lasciato impagati alcuni canoni mensili di affitto.

Questo episodio drammatico dimostra la disattenzione che, purtroppo, è stata messa in essere con un approccio mirato esclusivamente al virus.

Dottoressa abbiamo sempre saputo che fare esercizio fisico fa bene alla salute. Evidentemente e alla luce di quello che sta facendo questo Governo, sembra proprio che l'attività fisica sia, al contrario, un danno per non  dire peggio con il Covid.

Grazie direttore. Anche se faccio la psicoterapeuta sollecito sempre i miei pazienti a fare attività fisica. Questa è centrale nel benessere delle persone in tutte le fasce di età. E purtroppo in questo approccio pandemico l'attività fisica non è stata nemmeno presa in considerazione.

Perché secondo lei?

Oggettivamente non riesco a capirlo se non da una prospettiva di contagio del virus. Tuttavia, nella palestra in cui andavo non avrei mai pensato di potermi contagiare perché tutte le norme erano state rispettate alla lettera in maniera veramente ineccepibile. Cosa vogliamo dire ai gestori di palestre dopo che hanno speso decine di migliaia di euro per adeguare le proprie strutture?

Un'ultima domanda dottoressa Giuliani. Secondo lei è stato fatto del terrorismo mediatico dai mass media?

Penso che poteva essere fatta una comunicazione migliore. Diciamo che volevano raggiungere l'immunità di gregge mentre, per adesso, hanno avuto soltanto il gregge. Su certi argomenti concordo con lei sul terrorismo mediatico e mi ricordo ancora le bare che uscivano a Bergamo. Continuo a suggerire ai miei pazienti ma anche ai miei studenti di non utilizzare le fonti di informazione sul Covid per non più di cinque minuti al giorno. Meglio se letta e non vista.


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