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Politica

Il nuovo commercio di schiavi

sabato, 11 febbraio 2017, 01:24

Ormai non è più un tabù. Ormai lo dicono in tanti. Perché non si ferma questo traffico di uomini controllato al 90 per cento dai nuovi schiavisti? Non c’è una gran differenza fra gli africani venduti agli stranieri dai capitribù e la deportazione attuale controllata dai trafficanti di merce umana. L’Africa dalla notte dei tempi ha sempre conosciuto lo schiavismo. Economie di paesi come Congo, Benin ne hanno tratto enormi benefici. All’inizio gli schiavi erano venduti nella propria terra alle classi dominanti, dal XVI secolo si è aperta la rotta Atlantica e il sanguinoso commercio verso le Americhe. Le risorse umane dell’Africa sono sempre state depredate, le migliori, le più giovani e forti. L’Africa ha perso milioni di persone con l’aiuto e la complicità dei regni locali che così si arricchivano. E li sta perdendo ancora con le migrazioni. Nessun popolo africano potrà mai risollevarsi se i migliori e i più giovani fuggono.

Cosa c’è dietro a tutto questo? Molto semplice, al di là della versione, ovvia, che l’Africa ha fame. Ci sono gli affari, il commercio mondiale in mano ai trafficanti e il capitalismo. Un tempo l’Occidente andava a colonizzare le loro terre per sfruttarli là, adesso li sfruttiamo ancora là, con le multinazionali che si appropriano delle risorse africane con la complicità dei loro corrotti governi, e qui. E lasciamo a loro il compito di pagarsi il viaggio rischiando la morte. Sapete quante persone sono morte dal 1 gennaio all’8 febbraio 2017 nel tentativo di raggiungere l’Italia? 231. A cui si aggiungono altri 27 migranti morti all’arrivo. Totale: 258 vittime. Un genocidio in poco più di un mese, cui l’Occidente assiste blaterando che non possiamo fermare la strage. Se si continua, sarà l’Occidente, nella sua inerzia, a essere accusato di crimini contro l’umanità.

E perché si accetta supinamente tutto questo? Perché serve alla rete di affari, al capitalismo senza scrupoli che coltiva il sogno della sostituzione di forza lavoro cosciente dei propri diritti con un’altra senza voce e senza rivendicazioni. Le nuove masse di disperati sono il grande esercito di riserva che abbassa il costo della forza lavoro, disposte a sbattersi per pochi euro e senza nessuna rivendicazione sindacale. L’Africa, dilaniata come è sempre stata da lotte fra clan e tribù, non ha la più pallida idea delle battaglie operaie vissute in Occidente. Non ha idea di cosa siano i diritti faticosamente conquistati dai lavoratori e ora in via di distruzione anche da noi. Gli immigrati, come insiste a dire il filosofo marxista Diego Fusaro, sono “gli schiavi ideali. Ricattabili senza coscienza di classe”.

E cosa creano costoro alla lunga (o alla breve, perché tanto su questa deriva già ci siamo) nella nostra civiltà faticosamente costruita? Un popolo senza identità e senza diritti. Il senso di appartenenza a una nazione va distrutto perché cozza col poter manovrare le popolazioni da parte del grande capitale. Una popolazione priva di identità e di senso di appartenenza non ha più voce. Essenziale, dice Diego Fusaro, “nel tempo della precarietà a tempo indeterminato – quella che favorisce le multinazionali e le grandi aziende – è l’uomo senza radici, apolide, sradicato. Sempre pronto a spostarsi seguendo la delocalizzazione. Colui che ha abbandonato l’idea della stabilità lavorativa e affettiva, della casa fissa, del focolare domestico, per dire sì alla mondializzazione, allo sradicamento obbligatorio”.

La stabilizzazione è borghese, la flessibilità e il pagare sempre meno è il futuro. E il presente. Mentre lor signori, ovvero chi comanda, è stabilizzato assai e il sacrificio lo si chiede solo a chi non conta nulla. Il capitale, dice sempre Fusaro, il marxista, non mira a integrare i migranti, mira solo a distruggere chi è ancora integrato nel proprio territorio.

E quando i migranti prenderanno coscienza e avranno assimilato le nozioni di diritto conquistate dall’Occidente? Allora sì che saranno cavoli amari. Altroché le proteste per un agriturismo più o meno consono all’accoglienza. Allora il sistema si sfascerà e queste proteste non saranno né lievi né educate. Sarà la guerra, una guerra “santa” , avvalorata da una religione, l’Islam, che nulla ha a che fare con la tolleranza ormai predicata dal cristianesimo. Ecco perché non possiamo credere che i moderni trafficanti di schiavi non riescano a essere fermati dalla forza dell’Occidente. Manca la volontà, probabilmente. E la consapevolezza. 


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