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Politica

Minniti (Lega): “La Flat Tax conviene a tutti, vi spiego perché”

martedì, 13 marzo 2018, 13:01

Il consigliere comunale della Lega Giovanni Minniti interviene sulla “Flat Tax”, cavallo di battaglia di Matteo Salvini”, per fare chiarezza dopo i vari commenti che si sono spesi al riguardo.

"La Flat Tax è incostituzionale: falso! - esordisce Minniti - La Costituzione dispone che il sistema tributario deve essere informato ai criteri di progressività. Questo vuol dire che i tributi proporzionali possono essere conformi al dettato costituzionale purchè sia assicurato il carattere progressivo dell’imposizione fiscale che, con riferimento all’IRPEF, è garantito dall’introduzione di una “no tax area” e da un coordinato sistema di deduzioni e detrazioni capaci di rendere  progressiva anche un’imposta con un solo scaglione o con una sola aliquota".

"La Flat Tax favorisce i ricchi e penalizza i poveri: falso! - continua - La sinistra afferma che la Flat Tax  favorisce i percettori di redditi alti i quali è giusto che siano tassati con aliquota progressiva giustificata dal principio di utilità marginale con finalità di redistribuzione della ricchezza. Niente di più falso, vediamo perchè. Le principali categorie reddituali sono: redditi

 di capitale derivanti dall’impiego di danaro (interessi) e dalla partecipazione non qualificata al capitale di rischio di soggetti IRES che sono tassati a titolo definitivo con aliquota del 26%. Nel caso di partecipazioni qualificate la tassazione avviene sul 58,14% degli utili incassati; redditi diversi come le plusvalenze da cessioni immobiliari che possono essere tassate con imposta al 20%, le plusvalenze da cessioni di attività finanziarie (capital gain) tassabili nella misura del 58,14% del loro ammontare (partecipazioni qualificate) o con imposta sostitutiva del 26% (partecipazioni non qualificate). Le plusvalenze realizzate dai soggetti IRES sono addirittura esenti nella misura del 95% (participation exemption); redditi di lavoro dipendente e redditi di pensione tassati con aliquota IRPEF progressiva; redditi di lavoro autonomo tassati con aliquota IRPEF progressiva; redditi di impresa – imprese individuali e società di persone -  tassati con aliquota IRPEF progressiva"

"I “ricchi” - spiega - conseguono redditi di capitale e redditi diversi che come abbiamo visto sono tassati o con flat tax (aliquota 26%) o dopo una consistente riduzione della base imponibile. I “ricchi” conseguono anche redditi di locazione tassabili con una Flat Tax al 21% (cedolare secca) che li esclude dall’imposizione progressiva. I percettori delle altre tipologie di reddito sono tassati con aliquota progressiva ma mentre lavoratori autonomi ed imprenditori deducono i costi sostenuti in applicazione del giusto principio di correlazione tra costi e ricavi e quindi pagano le imposte sull’utile di esercizio aumentato delle poste indeducibili, i lavoratori dipendenti ed i pensionati scontano la progressività dell’imposizione fiscale sul reddito complessivo fatte salve alcune deduzioni fruibili, però, dai soggetti dotati di maggiore capacità contributiva. Avete mai visto un povero che paga i contributi per la previdenza complementare, per la colf  o fa erogazioni liberali ad Onlus e Ong?"

"Ecco allora - osserva Minniti - che la Flat Tax appare come una necessaria misura di equità fiscale capace di attenuare i disallineamenti nella tassazione delle varie categorie reddituali a beneficio dei percettori di redditi medio-bassi. L’esigenza di misure perequative a favore dei soggetti passivi IRPEF è evidenziata dai dati comunicati dall’amministrazione fiscale secondo i quali oltre il 55% del gettito IRPEF proviene dai contribuenti che si collocano nella fascia di reddito 15.000/50.000 euro. L’IRPEF fornisce oltre il 42% delle entrate tributarie complessive (circa 105 miliardi di euro) mentre IRES e redditi di capitale forniscono rispettivamente 14 miliardi e 5,5 miliardi (fonte Bollettino delle Entrate tributarie 2017)".

"Pertanto - conclude Minniti - sbaglia la sinistra quando afferma che la Flat Tax è un regalo per i ricchi. Se alla sinistra sta a cuore far pagare di più i “ricchi” non si comprendono le ragioni per le quali il Governo Renzi nel 2016 ha abolito il contributo di solidarietà del 3% a carico dei percettori di redditi oltre i 300.000 euro introdotto nel 2011 dal Governo Berlusconi. Sbagliano anche alcuni settori della sinistra a sostenere l’imposta patrimoniale perché essa colpirebbe non i “ricchi” ma la classe media perché i ricchi, quelli veri, i propri patrimoni li hanno blindati con i “trust” oppure hanno stabilito in Svizzera la propria residenza fiscale come Carlo De Benedetti tessera n. 1 del PD".   

 

 


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