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Politica

Il Papa nero: "Africani non partite, e intanto la Open Arms rifiuta tutto tranne l'Italia"

martedì, 20 agosto 2019, 06:15

di Barbara Ruggiero

“Non illudete i giovani, in Europa i soldi non crescono sugli alberi. L' Europa e l' America possono essere di grande aiuto non incoraggiando i giovani ad arrivare come se in Europa trovassero il paradiso, un posto dove i soldi crescono sugli alberi, ma aiutando i paesi da dove vengono”.

A parlare non è un seguace di Salvini, ma un uomo di Chiesa. Africano per di più. E’ il cardinale Francis Arinze, nigeriano, uno dei sei titolari delle chiese suburbicarie, ovvero le diocesi del Lazio che, insieme alla principale, la diocesi di Roma, costituiscono la provincia ecclesiastica romana e indicato anni fa come possibile Papa. Per questo, viene chiamato “il Papa nero”.

Arinze ha rilasciato queste dichiarazioni al principale settimanale cattolico britannico, “The Catholic Herald”. Ecco il seguito: “Gli europei devono smetterla di incoraggiare la partenza dei giovani africani. L’Africa ha bisogno di loro. E’ meglio che qualcuno rimanga nel proprio paese e lavori lì”.

In sostanza il cardinale dice che, quando i paesi africani perdono i propri giovani che vogliono emigrare in massa, perdono il proprio futuro. Non solo, i capi di governo dei paesi africani dovrebbero farsi un esame di coscienza per capire perché così tante persone abbandonano la propria terra:

“Ogni governo ha bisogno di determinare quante persone può ospitare. Non è teoria. È un dato di fatto. Dov’è il futuro dei giovani africani: lavoro, vita familiare, cultura, religione? Bisogna pensare a tutto ciò. Accoglierli senza dar loro prospettive non è la soluzione. Quindi questi sono aspetti che dobbiamo prendere in considerazione quando menzioniamo la parola ‘migrante'”.

Il cardinale è stato lui stesso un profugo. Nel 1967 fuggì dalla sua città a causa della guerra civile nigeriana, ma coordinò gli aiuti per gli sfollati e cercò di contrastare le violenze nel paese. Quindi sa bene cosa vuol dire fuggire a causa di un conflitto, ma è anche consapevole dei risvolti drammatici di una migrazione di massa, quando è dettata da motivazioni economiche: “Non possiamo negare a una persona umana il diritto di cercare un posto in cui troverà pace, o anche più istruzione, cultura e opportunità, dice, ma è meglio che una persona rimanga nella propria terra e lavori lì. Dobbiamo comunque ringraziare chi è gentile con i migranti, chi li accoglie. E’ l’insegnamento di Cristo, secondo la Bibbia. Senza perdere di vista le precedenti considerazioni”.

Insomma, sempre più africani si stanno mobilitando per avvisare chi decide di partire che non troverà l’Eden sperato. E c’è chi ha deciso di rimpatriare. Fra questi un cantante del Gambia, Abdul Embalo, che ora scrive canzoni per convincere a restare. “Dobbiamo riflettere e capire che non è un nostro desiderio perdere la vita in un gioco, dobbiamo guardare alla nostra Africa”, dice Abdul al Corriere della Sera. “Ho avuto questa ambizione che mi ha portato a diventare immigrato clandestino… ma se avessi saputo non sarei mai partito. Mi chiedo se è davvero il mio destino scappare dalla polizia, cucinare nella stessa stanza in cui dormo, non avere una doccia e neppure la colazione. E quindi caro fratello, l’immigrazione clandestina non è la soluzione».

Nel frattempo in Italia anche i più convinti sostenitori delle Ong, cominciano a dubitare che ci sia qualcosa che non va. Il caso dell’Open Arms sta diventando paradossale. Domenica la Spagna ha offerto all’Ong catalana lo sbarco nelle Baleari, con appena tre giorni di viaggio, al posto del porto andaluso di Algeciras, distante una settimana di navigazione, ma la nave vuole sbarcare in Italia, a Lampedusa. Punto.

E la stessa vicepremier spagnola ora non si capacita di questa decisione: “La Open Arms, dice, sarebbe potuta entrare a Malta, la Spagna stava lavorando a questo, ma la nave non voleva farlo e ha insistito per andare in Italia. Non capiamo perché non venga da noi, in Spagna. Gli abbiamo offerto ogni tipo di aiuto: cibo, cure mediche, carburante, tutto il necessario per il viaggio. Non capiamo il rifiuto dell’Open Arms. Abbiamo offerto il porto più vicino, non possiamo portare i nostri porti in Italia”.

Le ultime richieste del capo missione della nave invece sono: ok al trasferimento dei migranti della Open Arms fino in Spagna, ma solo a bordo di un aereo. “Per dare dignità ai naufraghi potrebbero trasferirli a Catania e da lì in aereo portarli a Madrid. Abbiamo provato ad affittare un Boeing per 200 persone per portarli da Catania a Madrid, e verrebbe 240 euro a passeggero”.

Insomma, dopo 18 giorni di permanenza sulla nave, per i 107 migranti anche solo altri tre giorni di navigazione sarebbero troppi.

E Salvini, contestato, sotto accusa per un sacco di questioni, ribadisce:

“Assolutamente no allo sbarco dei migranti a bordo della Open Arms. Perché tutti in Italia e solo in Italia? Navi tedesche, norvegesi, tutte in Italia? - ha aggiunto - con porti spagnoli aperti? Con minorenni che non sono minorenni? Con malati che non sono malati? Siamo buoni sì, cristiani sì, ma fessi no".




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