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Politica

Renzi-Cinque Stelle: le parole non sono pietre

martedì, 20 agosto 2019, 06:30

di chiara bernardini

In guerra e in amore tutto è lecito. In politica anche, o almeno così pare. Nel mezzo della confusione parlamentare, ad alimentare il caos diventa sempre più concreta l'ipotesi di un'alleanza tra Pd, o per meglio dire Matteo Renzi, e Movimento 5 Stelle. Quasi amici. Quasi o forse. Anni passati a scambiarsi appellativi che definire irrispettosi sarebbe un eufemismo. Giorni trascorsi all'attacco sui social. Un vero e proprio campo di battaglia.

Parole pesanti che forse non sono rimaste nelle loro menti se da un giorno all'altro la decisione è quella di dimenticare - per validi motivi, certo. Ma, così apparentemente è, non ci troviamo in un principato machiavellico e il fine non dovrebbe sempre giustificare i mezzi. Sembra che i grillini vogliano stringere amicizia proprio con l' "Ebetino di Firenze" - definito così, Renzi, da Beppe Grillo il 19 maggio del 2009.

Questo è stato solo l'inizio di anni di lotte e accuse reciproche. Nel 2014, il 19 marzo per la precisione, i sostenitori del Movimento affermano "Aveva ragione Berlusconi quando diceva che chi vota Pd è un coglione" - esatto, un coglione. Questo subito dopo aver accusato Renzi di scarsa attendibilità: "Non sei credibile, qualsiasi cosa dici non ci crediamo". Passa un anno e la situazione non cambia. La deputata del M5S Laura Castelli con le parole va giù pesante e chiede: "Quanta gente hanno ucciso i cattivi governi? Quanti il governo Renzi? Per me più di 150". Il riferimento lampante è alla tragedia dell'Airbus 320 Germanwings, occasione in cui Grillo paragonò il gesto sudicia del copilota al mandato renziano: "Ci sono inquietanti analogie tra Andrea Lubitz che si è schiantato sulle Alpi francesi e Matteo Renzi che sta schiantando l'Italia".

I toni rimangono accesi anche due anni dopo quando a gennaio il Pd viene definito dai grillini "Il partito della Camorra" e a novembre "Renzi, una scrofa ferita". Lo scorso febbraio, le vicende giudiziarie dei genitori dell'ex segretario dem sono state un'altra occasione per polemizzare. Nessun grillino è stato zitto, l'inchiesta su Tiziano Renzi ha fatto discutere su tutti i media.

Ma la faida è continuata anche in tempi recenti quando Luigi Di Maio a febbraio del 2018, poco prima dell'inizio del Governo Conte, dichiarò con fermezza: "Con il Pd escludo categoricamente qualsiasi alleanza. Spero di avere i voti per ignorarli". Adesso, va bene che ognuno ha il suo pensiero e nella vita tutti cambiamo idea ma dall'esclusione categorica al voler formare un nuovo governo ce ne corre. Inoltre, dall'altra parte, non è che abbiano incassato i colpi dei grillini a testa bassa. Anzi.

Il 14 dicembre 2017 l'accusa è verso il sottosegretario pentastellato Carlo Sibilia: "Chi sostiene che l'uomo non è mai stato sulla luna può gestire il Paese?", per arrivare poi al 12 febbraio dell'anno successivo quando si sentenziò che "Con la storia dei rimborsi i 5 Stelle sono diventati l'arca di Noè di truffatori, scrocconi, riciclati di altri partiti e massoni".

Renzi, che adesso cerca l'alleanza con il M5S, è lo stesso che il 22 luglio di solo un anno fa lanciava su Twitter l'hashtag #senzadime per prendere le distanze da Dario Franceschini che aveva osato parlare di "valori comuni" tra le due forze politiche. Ecco che qualcosa deve essere cambiato. Qualcosa o qualcuno, a quanto pare.

Un'alleanza non ancora decisa, al centro di ogni discorso nelle ultime ventiquattro ore. Un'alleanza che non sappiamo quale esito potrà e potrebbe avere. Potrà essere smentita definitivamente, cosa che sta cercando di fare l'ex ministro Maria Elena Boschi dichiarando "folle" il pensiero dell'accordo. Tutto potrebbe cambiare, certo. Tutto cambierà.

Sarà comunque un'intesa di cui si è parlato e di cui si sta parlando. Un tavolo che divide in due il Pd, renziani e zingarettiani, in un momento politico delicato, dove forse sarebbe meglio rimanere uniti, perlomeno internamente. 

 


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