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Politica

Peppone è Tambellini, ma monsignor Giulietti non è più don Camillo

martedì, 6 agosto 2019, 18:12

di aldo grandi

Quando non ci sarà più posto all'inferno i morti torneranno sulla terra. Recitava, così, a metà anni Settanta, il lancio promozionale del film diretto da Cesar Romero, Zombie. Alcuni giorni fa, in occasione delle celebrazioni in onore di don Aldo Mei trucidato dai fascisti 75 anni fa - non l'altro ieri, bensì nel secolo scorso - il sindaco di Lucca che ama farsi riprendere con bandiere di etnie varie o mentre balla la danza della pioggia in piazza S. Michele, unitamente al discepolo di Bergoglio spedito a Lucca per guidare la chiesa provinciale, monsignor Paolo Giulietti, sono stati fotografati con il cartello al collo pardon al petto contro il decreto legge sicurezza bis.

Ecco, a voler fare un paragone tutt'altro che campato in aria, quando, grazie alle politiche immigrazioniste spinte all'estremo della Chiesa e della Sinistra non ci sarà più posto nelle carceri, per le strade, nei centri di (dis)accoglienza, sulle navi, cani e porci finiranno, certamente, per riversarsi tutti a casa di Tambellini a S. Alessio, in arcivescovado e, magari, ma non accadrà visto che gli unici muri tirati su sono quel Vaticano, nelle sale e nelle secrete stanze del gesuita vestito di bianco a Roma.

Dispiace che un evento storico come quello di don Aldo Mei, trucidato dai nazisti, quelli veri, però, sia stato strumentalizzato politicamente e storicamente e dispiace ancora di più che in questa bailamme senza senso e senza dignità ci sia finito anche un professore intelligente, arguto e intellettualmente onesto come Luciano Luciani. Sì, perché celebrare don Aldo Mei a 75 anni dalla morte non ha più alcun senso politico e dovrebbe, al contrario, essere monito di unità per tutti gli italiani che in quella guerra civile persero la vita e gli affetti più cari. Ma la Sinistra, però, non sa né vuole dimenticare, soprattutto, quando il richiamarsi all'antifascismo - a quasi un secolo di distanza - può essere utile e, in fondo, resta il solo aggancio cui aggrapparsi per non precipitare nel vuoto assoluto.

Che cosa ha significato celebrare con tanta enfasi la morte di don Aldo Mei trucidato dai nazisti? Che, forse, l'attuale governo Salvini-Cinque stelle è anche solo lontanamente paragonabile a quegli anni? Buffonate, bugie, vergognose travisazioni e strumentalizzazioni storiche. Ci sono giornali, quotidiani e non, tutti eccetto alcuni che si contano, noi compresi, sulle dita di una mano, che vomitano ogni giorno contro Matteo Salvini nemmeno si trattasse di Hitler in persona, fomentando, loro sì, odio e paura. Eppure non ci risulta che Salvini né il governo Conte abbiano ancora proposto e approvato le leggi fascistissime del 3 gennaio 1925 con cui venne soppressa la libertà di stampa. Siamo convinti che a parti inverse noi per primi della Gazzetta e i pochi altri, saremmo regolarmente trasferiti nei Gulag di sovietica memoria.

Gridando al lupo vestito in camicia nera la Sinistra e il Pd lucchesi ci hanno vinto le elezioni, prendendo per il culo - e se ne vedono i risultati - una città intera che aveva la testa, beata lei, al mare invece che ai reali e concreti problemi e alle vere esigenze di questa povera Lucca dove il garbo di malapartiana memoria è soltanto un lontanissimo e, ormai, scomparso del tutto, ricordo.

Fiaccolata per don Aldo Mei? Tutto, in realtà, per poter sbandierare l'opposizione al decreto sicurezza bis voluto dalla stragrande maggioranza degli italiani che di delinquenti, immigrati, debosciati, fuori di testa, morti di fame non ne può proprio più e che si domanda per quale motivo, in questa Italia culla della civiltà e della cristianità, oggi ti aiutano solo se hai la pelle nera, non sei italiano, non possiedi nulla e, in particolare, non sai né, nella maggior parte dei casi, hai voglia di fare un c...o.

Già, diranno che il direttore della Gazzetta di Lucca, il solito, immarcescibile, Aldo Grandi, ha indossato i panni del reazionario fascistoide e attenta alle libertà democraticamente elette. Peccato che tutti gli italiani, o almeno la grande maggioranza, di questi pseudointellettuali da mortadella e prosciutto cotto, non sanno cosa farsene e, anzi, li spedirebbero volentieri a pulire i cessi degli autogrill sulle autostrade della penisola. Diceva bene Gaetano Salvemini, mai stato comunista sovietico né togliattiano, ma antifascista convinto e fondatore del movimento di Giustizia e Libertà: Un intellettuale è una persona istruita in maniera notevolmente superiore alla sua intelligenza

E il Pd con tutta la Sinistra sono il covo degli intellettuali parassiti che si ergono a pontefici delle nostre esistenze.

Veniamo, poi, all'arcivescovo di Lucca Paolo Giulietti, clone del papa gesuita, suo discepolo, apostolo diremmo anche. Se questa è la Chiesa, ben venga, paradossalmente, l'Islam a spazzarla via. Se la Chiesa per prima, oltre alle nefandezze compiute nei millenni e mai pagate, rinuncia alla propria missione e ai propri dogmi, di una nuova ong non ne abbiamo davvero bisogno. Anche a Lucca ci sono rumors e non tutti gradiscono la politicizzazione spinta del nuovo arcivescovo che è, a quanto pare, politicamente peggio del precedente ed è tutto dire. A Viareggio Massimiliano Baldini ha detto che se il vescovo vuole fare politica, bene, che si candidi e abbandoni l'abito talare. Ha ragione. A Lucca sono stati più morbidi, questione di carattere e di ipocrisia.

Noi diciamo papale papale che di un vescovo come questo né Lucca né l'Italia né, tantomeno i fedeli che sono realmente tali e non verniciati di rosso - ché, per loro, la fedeltà è al marxismo e al relativismo assoluto - hanno, a nostro avviso, bisogno. Bergoglio sta distruggendo la Chiesa dal punto di vista teologico la sta, cioè, privando delle sue radici e delle sue fondamenta. I gesuiti sono una sorta di epidemia che una volta entrata nell'organismo, lo debilitano e ne prendono possesso. 

Che sfortuna, povera Lucca. Una volta era l'isola bianca in mezzo ad un mare rosso. Oggi è un'isola rossa dove anche il bianco è stato assorbito dal colore vermiglio.

Un'ultima richiesta, per favore: a chi, come il sottoscritto, ha letto, studiato, scritto e, soprattutto pubblicato - alla faccia dei tanti storici d'accatto che popolano le nostre strade - centinaia di migliaia di parole sul fascismo e su ciò che, purtroppo, ha rappresentato in particolare nel male, per il nostro Paese, non veniteci a prendere in giro con le commemorazioni di don Aldo Mei. Quest'ultimo era un eroe e lo sarà sempre, ma ci auguriamo che, nel 2219, ossia fra due secoli, non ci sia più bisogno dei Tambellini né dei Giulietti a ricordarcelo con le fiaccolate e i cartelli appesi o meno al petto.


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