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Politica

Re Giorgio scende in pista e fa saltare il banco: si candida a sindaco di Lucca

venerdì, 17 settembre 2021, 08:42

di aldo grandi

Se persino Sandra Bonafè, segretaria regionale del Pd, lo ha contattato per sapere quali sono le sue intenzioni in merito alla possibile candidatura nel 2022 a sindaco di Lucca, allora vuol dire che qualcosa si muove. O, meglio ancora e come si suol dire, che la fava s'ingrossa e perdonateci l'ardire.

Noi non abbiamo mai avuto dubbi e in tempi non sospetti avevamo già annunciato, prima, il 50 per cento di probabilità che Giorgio Del Ghingaro si sarebbe candidato a sindaco di Lucca, poi il 60 e, adesso, udite udite, ci giochiamo anche la camicia ultima cosa rimastaci e scommettiamo sul 70 per cento. 

Nonostante King George, reduce da quattro vittorie su altrettante competizioni elettorali (Capannori e Viareggio), non ci voglia parlare e non comprendiamo, sinceramente, il motivo, noi lo conosciamo da molto tempo, da quando, bontà sua, scese in pista a Capannori dopo che il centrodestra si tagliò le alle da solo. E sappiamo quanto sia attratto dalle sfide, quanto sia ambizioso, quanto sia, e diciamolo una volta per tutte, competente, ma anche altrettanto permaloso. Noi gliene abbiamo dette, ma, soprattutto, scritte di cotte e di crude in questi anni, ma non ci ha mai 'aggredito' come certi suoi mediocri e ben più famosi colleghi politicanti da strapazzo. 

Ecco perché quest'uomo il cui studio di commercialista a S. Marco di Lucca è sempre lì ad attenderlo per la sua professione - non è, quindi, un parassita che campa di soldi degli altri - ha, a nostro modesto avviso, grosse probabilità di sbaragliare il campo politico nonostante i Raspini e le Vietina che, a sinistra, stanno muovendo da un pezzo i propri passi.

Sappiamo tutti che a dispetto del colore, il rosso sfocato più simile al fucsia, nella sinistra lucchese è guerra tra bande: da un lato i tambelliniani che hanno sopportato i marcucciani per cause di forza maggiore, ma non li hanno mai digeriti. Dall'altro questi ultimi, fedeli al grande feudatario in decadenza politica, ma pur sempre una robusta componente a livello regionale. E se i primi hanno scelto Francesco Raspini, i secondi hanno optato per Ilaria Vietina, pappa e ciccia con Marialina Marcucci e unica di tutta l'amministrazione salita sul rooftop dell'Hotel Universo a inaugurare la struttura. Che poi uno si domandi cosa ci fa una come la Vietina così vicina al sociale nel regno del lusso, questo è un altro discorso.

Simona Bonafè ha, però, capito che un Giorgio Del Ghingaro imposto a Lucca come venne fatto a Viareggio commissionando, addirittura, la locale federazione del partito, è, praticamente impossibile, ma... di fronte all'ipotesi di una vittoria sicura o quasi, anche le gerarchie di partito andrebbero a farsi friggere. 

Giorgio Del Ghingaro, quindi, pronto a indossare i panni del candidato sbaraglia tutto, ma... appunto, come in tutti gli ambiti c'è sempre un ma. E questo ma si chiama, a queste latitudini, Stefano Baccelli, il quale potrebbe abbandonare la Regione solo se il senatore Andrea Marcucci glielo chiedesse-imponesse. Se Baccelli dovesse candidarsi a sindaco, allora Giorgione sarebbe costretto ad allargare i propri orizzonti politici cercando una luce ancora più forte, ma Baccelli rinuncerà ai suoi 8 mila euro al mese garantiti Covid o non Covid? Ai posteri l'ardua sentenza.

A proposito. Questa mattina come spesso fa il Nostro (Giorgio del Ghingaro ovviamente che il vostro è il Baccelli ndr) ha pubblicato questo post sul proprio profilo facebook della serie 'stiamo scaldando i motori'. La scelta, comunque, è vicina, massimo entro fine ottobre.

Il coraggio e l’impossibile.

Mi son sempre piaciute le partite politiche impossibili, le sfide sincere, quelle dove non ci sono né alibi, né scuse. Quelle che se le perdi almeno c’hai provato e se le vinci sono vittorie vere.
A Capannori nel 2004, con un sindaco uscente forte e ben conosciuto, sembrava impossibile ed invece ce la facemmo e governammo con gran belle persone per dieci anni e di quel periodo ho ricordi struggenti e preziosi.
A Viareggio nel 2015 era solo assurdo il pensarci, considerato il dramma del dissesto finanziario e la situazione imbarazzante in cui versava la città. Ci riuscimmo lo stesso, nonostante fossi considerato uno straniero e abbiamo fatto il bis un anno fa, con uno straordinario risultato ed una brillante squadra di donne motivati, competenti, appassionati. La bellezza di quest’avventura è struggente e riconoscibile passando anche solo qualche ora nelle braccia della città che l’ha generata.
Battaglie politiche vere, dure, giocate nel fango, senza esclusione di colpi, con pochi ombrelli a ripararci dal temporale, dai tuoni, dai fulmini.
Queste sono le gare vere, quelle che vincerle regalano orgoglio e felicità.
Nel mezzo ci sono gli anni del duro lavoro, dell’impegno continuo, dello studio, dei tanti imprevisti e delle delusioni, ma ogni tanto ti scuoti, ti ricordi la partenza ed il traguardo appare più vicino.
Sì, mi son sempre piaciute le partite difficili in politica, senza culle e senza parastinchi, dove i colpi si sentono e fanno male, dove non ti risparmi e tralasci perfino gli affetti, per buttare quella benedetta palla in rete. Mi piacciono ancora, nonostante gli anni impegnativi passati, le fatiche fatte, le carte lette, le tante, tante, decisioni prese.
Ho chiaro in testa i nuovi obiettivi, la strada tortuosa del fare, il nostro orizzonte bello terso, e questo m’intriga parecchio, con l’entusiasmo di un ragazzo.
Ogni tanto ci penso e credo sia giusto qualche volta anche scriverla, questa sensazione rara che regalano i viaggi sconosciuti, ma in buona compagnia.
Serve nuovo coraggio? Ce lo mettiamo.
Dai ragazzi avanti!


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