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Rubriche : dura lex sed lex

Decreto ingiuntivo, cosa fare se il debitore si dilegua...

sabato, 3 maggio 2014, 10:07

di avv. roberta giannecchini e dott. serena boscherato

In seguito all’articolo della scorsa volta relativo al procedimento di ingiunzione, sono arrivate diverse richieste e quasi tutte con il medesimo obbiettivo: sapere cosa accade se il debitore, cioè colui che riceve l’ingiunzione di pagamento, si dilegua o si sottrae dal pagare la somma debitoria, oppure non notifica la citazione in opposizione davanti al Giudice.

Ecco allora che oggi si continuerà l’argomento.

Il debitore, dopo aver ricevuto il decreto ingiuntivo, dispone di un tempo preciso di 40 giorni nei quali potrà prendere contatti con il creditore ed accordarsi per il pagamento della somma oggetto del decreto, oppure si rivolgerà al proprio legale per proporre l’opposizione con citazione dando il via ad un giudizio ordinario.

Ci si chiede quindi: cosa succede dal momento in cui, trascorsi i quaranta giorni dalla notifica del decreto ingiuntivo, il debitore non adempie all’ingiunzione e non propone l’opposizione al decreto innanzi al Giudice competente?

La procedura richiede che il decreto ingiuntivo, dopo essere stato notificato al debitore e trascorsi i 40 giorni senza che il debitore metta in essere alcuna attività, venga nuovamente depositato nella cancelleria del Giudice affinché venga apposta l’esecutività.

Successivamente il legale redigerà l’atto di precetto da notificare al debitore. L’art. 480 c.p.c. ne da una precisa definizione.

Il precetto consiste nella formale intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non minore di 10 giorni, con l’avvertimento che, mancando l’adempimento, si procederà ad esecuzione forzata.

Attenzione… la somma originale del decreto ingiuntivo composta dal capitale, dagli interessi e dalle spese legali, con il precetto tende ad aumentare.

La notifica del precetto è un breve passaggio prima della vera e propria espropriazione forzata.

L’espropriazione forzata è quel tipo di processo esecutivo costituito da un complesso di atti diretti a sottrarre coattivamente al debitore determinati beni facenti parte del suo patrimonio ed a convertirli in denaro, con cui soddisfare il creditore.

L’espropriazione forzata, a seconda del suo oggetto, può essere mobiliare od immobiliare. Essa si svolge attraverso varie fasi: il pignoramento, la vendita o l’assegnazione del bene pignorato e la distribuzione del ricavato.

L’espropriazione mobiliare presso il debitore ha per oggetto beni mobili da pignorare nella casa del debitore e negli altri luoghi a lui appartenenti ed è nella pratica il tipo di espropriazione più frequente. Il pignoramento consiste in un’ingiunzione che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito, esattamente indicato, i beni che vi si assoggettano e i frutti di essi. La sua funzione è quella di vincolare i beni da assoggettare all’esecuzione, ossia di sottrarli alla libera disponibilità del debitore e quindi di assicurare determinati beni del debitore alla soddisfazione del creditore. Il pignoramento può avere ad oggetto beni determinati, scelti tra tutti i beni rientranti nel patrimonio del debitore.

Il pignoramento può avvenire solo nei giorni feriali e non prima delle ore 7 e non dopo le ore 21, salvo autorizzazione del Giudice. Nella scelta delle cose da pignorare l’ufficiale giudiziario deve preferire le cose che ritiene di più facile e pronta liquidazione nel limite di un presumibile valore di realizzo pari all’importo del credito aumentato della metà. Le varie fasi del pignoramento sono la ricerca dei beni da pignorare, la scelta degli oggetti, la c.d. “apprensione” dei beni ( si tratta di descrivere le cose nel verbale che l’ufficiale giudiziario compila con la determinazione approssimativa del loro valore), l’ingiunzione di astenersi da qualunque atto di disponibilità fatta al debitore e la nomina del custode che può essere un terzo come anche lo stesso debitore.

Successivamente, il creditore pignorante con un’apposita istanza può chiedere la distribuzione del denaro o la vendita dei beni. Il giudice convoca le parti e fissa l’udienza per l’audizione delle stesse e se non vi sono opposizioni dispone con ordinanza l’assegnazione o la vendita dei beni.

Per quanto riguarda la vendita, questa può avvenire in due modi: 1) vendita senza incanto. Il Giudice dell’esecuzione fissa il prezzo minimo e l’importo complessivo fino al raggiungimento del quale la vendita deve essere eseguita, affida poi le cose pignorate ad un commissionario o all’istituto vendite giudiziarie che ne curerà la vendita. 2) vendita all’incanto. In questo caso il Giudice stabilisce il giorno, l’ora e il luogo della vendita. Egli stabilisce inoltre il prezzo di apertura dell’incanto. Se al termine dell’incanto il bene rimane invenduto, viene fissato un nuovo incanto ad un prezzo base inferiore di un quinto rispetto a quello precedente.

L’ultima fase riguarda la distribuzione della somma ricavata che, se vi sono più creditori, può avvenire in modo amichevole e il Giudice si limita solamente ad approvare il piano di riparto. Qualora invece non si raggiunga l’accordo, sarà il Giudice a stabilire la distribuzione del denaro ricavato dalla vendita.


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