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Rubriche : lettere alla gazzetta

Roberto Negro, quel clochard così gentile e così solo

domenica, 13 gennaio 2019, 17:39

di anna merisca

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera-testimonianza di una lettrice che ha, così, voluto ricordare la figura di Roberto Negro, il clochard scomparso sei mesi fa a Lucca e soltanto da pochi giorni sepolto:

Ho conosciuto per caso questa persona nell'estate del 2015, vicino  alla stazione di Lucca. Il suo aspetto era quello di un poveretto che viveva un po' così, con i suoi abiti sporchi, barba lunghissima e abbastanza trascurato. Ma quando iniziai a parlare con lui, mi stupì il suo modo gentile e rispettoso, intelligente e con una  cultura superiore alla media, rivelando subito il vero signore gentiluomo che si nascondeva sotto quella maschera.

Il suo sguardo umile e un po' spaventato era di una persona indifesa e sola che chiedeva pietà. Allora mi fermai un po' a parlarci chiedendogli anche il suo nome, tanto per sapere come chiamarlo, ma non volle dirmelo. In quel momento percepii la sua diffidenza e riservatezza che, era da capire per una persona che viveva in quel modo. Soltanto quest'anno dopo le feste leggendo il giornale, ho scoperto la sua  identità, Roberto Negro. Pur non conoscendo come si chiamasse, occasionalmente, sono passata a trovarlo fino in primavera del 2018, cercando in qualche modo di contribuire ad alleviare questa sua sopravvivenza, nei limiti anche delle mie possibilità.

In seguito, per un po' di tempo, a causa dei vari impegni famigliari, non riuscii più a passare a trovarlo. Successivamente tornai a cercarlo. Non vedendolo più né alla stazione né vicino al forno di S. Marco dove spesso si trovava, ho pensato e sperato che avesse trovato una sistemazione decente, nonostante lui avesse rifiutato diverse offerte anche dagli enti. Ho pensato anche che  fosse riuscito a tornare dalle sue parti, Treviso. Visto che più volte aveva espresso questo desiderio.

Nonostante il suo aspetto e la vita da clochard che conduceva, quest'uomo era una persona vera e gentile che amava Dio e rispettava il prossimo. Conversare con lui era un vero piacere, mi rallegrava la giornata. Persona che non metteva mai una parola fuori posto dicendo parolacce oppure facendo discorsi sgarbati. Quelle poche volte che riuscivo a fermarmi  a parlare con lui, il tempo passava velocemente. Con lui era possibile parlare di tutto: storia, politica, attualità (comunque leggeva sempre il giornale), musica e religione. Conosceva benissimo le Sacre Scritture che rispettava molto. Da lui c'era sempre da imparare qualcosa. Sono felice e mi sento veramente onorata di aver conosciuto una persona così.

Un giorno gli dissi: "Caro signore, una persona come lei dotata di un grado così elevato di intelligenza e cultura, non può vivere in questi condizioni"! Allora lui iniziò a raccontarmi che anni fa, in seguito ad un incidente stradale, finì in coma all'ospedale per 2 anni circa, trovandosi spaesato, solo e abbandonato da tutti e senza ritrovare più se stesso.

Probabilmente la psicologia umana è una cosa talmente strana e personale che, spesso, non riusciamo a capire noi stessi, figuriamoci pretendere di capire gli altri. Inoltre era molto afflitto dai problemi famigliari di cui non parlava mai volentieri. Mi ha raccontato anche che tempo fa aveva provato a stare anche al centro di Caritas, ma che purtroppo anche lì, qualche volta, veniva derubato, picchiato e umiliato dagli stranieri, ospiti di quel centro, quindi un giorno decise di andare via, continuando a vivere per la strada.

Mi ricordo che una volta, prima di Pasqua, lo trovai davanti alla stazione che stava malissimo, pieno di lividi e, mi raccontò che era stato picchiato e derubato per l'ennesima volta da quelli che, a regola dovrebbero fare gli ospiti in questo paese e non i delinquenti. Allora gli chiesi se voleva essere accompagnato dalle forze dell'ordine per denunciare l'accaduto, ma lui si rifiutò.

Questa persona talmente si sentiva rifiutato dalla società, fino a perdere completamente la speranza e la fiducia in qualcuno pronto a difenderlo.

Quella volta, nonostante il suo viso quasi sfigurato, mi disse una frase bellissima, che non dimenticherò mai: "Signora, se io penso a Gesù e a quanto fu umiliato, maltrattato e a quanto ha sofferto sulla croce per amor nostro, per renderci liberi, Lui che era così santo e senza alcuna colpa e peccato, la mia, in confronto, è una piccola croce alla quale ormai mi sono abituato".

Questi delinquenti vigliacchi che per anni si sono permessi di far del male a questa persona innocua che, già per conto suo, viveva una vita complicata reggendosi l'anima con i denti, non dovrebbero continuare ad andare in giro impuniti. Nonostante conducesse una vita terribile, quest'uomo aveva sempre espresso la gioia di voler vivere.

Vorrei concludere con queste parole in memoria della persona unica e speciale che era. "Ciao, caro amico! Quella panchina resterà per sempre vuota, e mi mancano  le nostre conversazioni. Ma sono felice per te che hai trovato finalmente la Pace"!

 

 

 

 


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