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Rubriche : lettere alla gazzetta

"Autonomia differenziata per affossare la riforma sanitaria?"

giovedì, 14 febbraio 2019, 08:41

di umberto franchi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa riflessione di Umberto Franchi, ex sindacalista della Cgil, in merito alla cosiddetta "Autonomia Differenziata".

"Negli anni 70, tra le battaglie politiche e sindacali  effettuate dai lavoratori e dagli studenti,  per cambiare nel profondo lo stato sociale a favore dei ceti subalterni, la più significativa fu quella fatta per superare le mutue ed avere ed avere un Servizio Sanitario Nazionale, basato sulla solidarietà ed uguaglianza nell’assistenza e prevenzione  tra tutti i ceti sociali. 

Lo sbocco vincente dopo molti scioperi avvenne con la legge n. 833 del 23 dicembre 1978, dove finalmente si attestava che , in applicazione dell’art.32 della Costituzione che “la Repubblica tutela la salute di tutti i cittadini come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, mediante il SSN.

Negli anni successivi, a partire già dalla metà degli anni 80, sono state apportate modifiche significative alla legge 833, sempre in funzione di una maggiore privatizzazione di parti del servizio pubblico a favore delle cliniche private, ma il “Colpo di Grazia”, con nefaste conseguenze per gli Italiani più svantaggiati, sta per essere dato da questo governo attraverso la così detta “Autonomia Differenziata”, come richiesto dalle Regioni Veneto, Lombardia e Emilia Romagna. 

L’Autonomia Differenziata alle Regioni, che riguarda la sanità , la suola, l’Università, la tutela ambientale,   è una vecchia proposta della Lega, fatta scaturire da un referendum sula devolution (votato da una minoranza) svolto il 22 ottobre il 2017 nelle regioni Lombardia e Veneto… ma che oggi viene accettata anche dalla ministra della sanità Grillo, che va ben oltre le prerogative attuali già assegnate alle Regioni in conformità con l’art. 116 della costituzione… Essa prevede un vero e proprio scardinamento della legge 833 del 1978 e dell’art. 32 della Costituzione, che mette a rischio l’Unità della nostra Repubblica, tramite:

-    Autonomia delle Regioni rispetto alle funzioni e sistema tariffario ed al sistema dei rimborsi;
-    Autonomia delle Regioni rispetto al sistema delle Remunerazioni;
-    Autonomia delle Regioni rispetto al sistema di compartecipazione degli assistiti residenti nella Regione;
-    Autonomia delle regioni rispetto alla selezione della Dirigenza Sanitaria;
-    Autonomia delle Regioni  per tutta l’organizzazione della Rete Ospedaliera e per tutta l’assistenza farmaceutica;
-    Superamento dei vincoli di bilancio economico-finanziario, con il fine di fare rimanere il gettito fiscale nelle regioni di provenienza. 

In base a quanto sopra si deduce quindi, che le regioni con un gettito fiscale più ricche, come quelle del Nord, potranno spendere le loro risorse solo per le popolazioni locali, senza più solidarietà verso le regioni più povere del sud, con buona pace di chi ha votato Salvini in Abruzzo. Ogni regione si farà il proprio livello assistenziale di assistenza, le proprie tariffe, la propria rete ospedaliera, il proprio staff dirigenziale e operativo, la propria spesa sanitaria/farmaceutica ecc…

Venerdì 15 febbraio, il governo, presenterà a Roma l’intesa sull’autonomia differenziata con le regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, ma che determinerà anche la prospettiva delle altre regioni a statuto ordinario. 

Vedremo quindi (se non viene fermato dalla mobilitazione popolare, cosa che dubito), un governo “Giallo - Bruno” che cancellerà una delle più grandi conquiste di civiltà, fatte assieme allo statuto dei diritti dei lavoratori, negli anni 70 del secolo scorso.

Il principio di universalità e di solidarietà, di tutti i cittadini italiani indipendentemente dal fatto  che siano del nord, del  centro o sud, finisce…  e nessuno sarà più curato allo stesso modo con le risorse dello stato, che come sappiamo avviene attraverso il prelievo fiscale proporzionale (ancora non c’è la Flat Tax a regime) e probabilmente succederà qualche cosa di simile anche per la scuola. Quindi le popolazioni del sud, più povere avranno meno possibilità di curarsi e di istruirsi, con un servizio sanitario che per il sud tornerà ad essere da terzo mondo. 

Insomma, da una parte sta prevalendo l’egoismo dell’avere, che potrebbe vantaggiare i cittadini del nord, ma con un grave rischio per quelli più poveri del sud… L’unità dell’Italia resterà solo sulla carta geografica, mentre socialmente e culturalmente, l’Italia tornerà ad essere divisa come annullando tutte le lotte fatte dal lontano 1861.

Ma quello che emerge è anche il silenzio o l’insufficienza di una risposta politica, culturale, sociale, civile,  sia del sindacato che della sinistra… E’ chiaro che non basterà il ricorso alla consulta costituzionale annunciato dal governatore della Campania, ed è chiaro che se questa prospettiva non viene fermata anche con la lotta popolare, si andrà verso la distruzione del senso di unità politica e sociale di una comunità nazionale".


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