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Rubriche : lettere alla gazzetta

Piero Angelini 'rinfresca' la memoria di Marco Chiari e propone la sua verità

venerdì, 12 aprile 2019, 15:20

di piero angelini

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lunga riflessione, con tanto di riferimenti giudiziari, inviataci da Piero Angelini in risposta all'interSvista rilasciata da Marco Chiari a questo giornale. Positivo, per Angelini, l'operato del pubblico ministero Fabio Origlio:

Caro Grandi,

leggo sempre con interesse il tuo giornale on-line, che rimane una delle poche voci critiche in questa città, anche se sempre al limite di una qualche provocazione, perché continua sfida al “politicamente corretto”; molto spesso non sono d’accordo su quello che leggo, soprattutto su ciò che dicono i tuoi intervistati, anche se non ho sempre voglia di ribattere e precisare.

Colpito dalla tue ultime interviste, però, intervengo oggi su quella che hai fatto ai Marco Chiari (forse, domani, su quella fatta a Fabio Barsanti), perché mi disturba un tipo di politica fatta di continue manipolazioni della verità dei fatti, anche se oggi essa costituisce la regola.

Marco Chiari racconta, per le vicende giudiziarie del 2011, una storia diversa da quella che conosco io; dice innanzitutto di essere “stato interrogato” per rivelare cose relative ai “politici dell’epoca”, ma di non averlo mai fatto, e, proprio per questo, di aver pagato un prezzo alto nel processo; si dimentica forse del fatto che, interrogato in carcere il 17/06/2011 per chiarire i suoi rapporti con il Valentini, fu lui stesso, di sua propria iniziativa, a voler collaborare con la giustizia, chiedendo di parlare innanzitutto, dell’incontro avuto “con l’Angelini per Valentini e Pieri”: dando poi sostegno, nel suo interrogatorio, alla tesi peregrina del Valentini, che in seguito mi darà querela anche per il supporto offerto da Chiari (e archiviata, per manifesta infondatezza, solo nel 2018), che l’unico corrotto in tutta questa penosa vicenda ero soltanto io..

Quanto agli esiti dei processi, conclusisi da poco a Firenze in Corte di Appello, mi fa piacere naturalmente che tutti siano stati assolti; ma, come ho dimostrato più volte e come sono sempre pronto a ridimostrare in ogni sede, gli imputati dei processi del 2011 dovrebbero sentirsi, non dei perseguitati politici, che intentano cause ai procuratori che l’hanno perseguiti, ma semplicemente dei miracolati, dal momento che i Tribunali, a Lucca, Firenze e Roma, sono stati convinti a ritenere , dai loro bravissimi avvocati, che essi non avessero commesso, per le più svariate e diverse ragioni, le violazioni di legge a loro imputate dall’onesto e indipendente procuratore Origlio, le cui tesi accusatorie, per quanto riguarda le violazioni urbanistiche, avevano convinto e ancora convincono molti di coloro che si intendono un po' di diritto, compreso il sottoscritto.

Dissento, comunque, in modo assoluto, dalla tesi centrale delle dichiarazioni del Chiari, a favore del gruppo Valore, che, a suo avviso, sarebbe andato fallito a seguito delle male inchieste giudiziarie; un gruppo Valore, egli ricorda, che “aveva interventi molto importanti sulla città”, diretti chiaramente, al pari di tutti gli imprenditori privati, a produrre utili, ma le cui strade “per fare attività imprenditoriali erano legali e nessuno ha mai dimostrato il contrario”.

Dissento totalmente dalla tesi del Chiari sulla legalità delle procedure scelte dal Gruppo Valentini per portare avanti i suoi progetti; è vero che si tratta di una tesi che è stata largamente condivisa da tutte le forze politiche; anche da quelle che facevano capo a Tambellini, che, sia per quanto riguarda la ristrutturazione dello Stadio, che sul piano attuativo del Parco di Sant’Anna, hanno dato un importante sostegno politico all’Amministrazione Favilla (sul punto, Tambellini mi ha dato querela, che sarà in discussione il prossimo 18 aprile, sempre che Tambellini, dopo tre assenze giustificate, decida di presentarsi al dibattito).

L’unico gruppo che non ha mai cambiato opinione, a proposito della illegittimità delle procedure urbanistiche, relative ai progetti del gruppo Valore , è stato il gruppo di Governare Lucca e, in primo luogo, il sottoscritto; che prima ha impedito di approvare il Piano attuativo del Parco di Sant’Anna, il 20 luglio 2008, rendendo pubblico il fatto che nell’UTOE 3b non esistevano le necessarie quantità residenziali e che pertanto le procedure di approvazione del progetto erano illegittime; e poi successivamente nel dimostrare che, fin dall’approvazione del Regolamento edilizio del 2004, non c’erano nell’UTOE 3b, dove doveva essere realizzato il progetto, nessuna quantità edilizie ricettiva, necessaria per costruire l’albergo e scarse quantità edilizie commerciali, indispensabili per l’adozione del Piano. .. Sicché il Piano attuativo del Parco di Sant’Anna non poteva essere approvato in alcun modo , perché sia la procedura di approvazione, che quella di adozione, completata nell’aprile 2007, erano chiaramente illegittime.

Oggi giorno, su questo punto, discorsi a vanvera non se ne possono più fare, perché il ricorso del gruppo Valore per attivare “una causa di risarcimento danni” nei confronti del Comune, di cui favoleggia il Chiari, c’è già stata e ha confermato le ragioni di Governare Lucca. Il TAR, infatti, con sentenza n.38/2017 Reg.Prov. Coll., ha rigettato in modo netto il ricorso del gruppo Valore per ottenere risarcimenti dal Comune per il caso del Parco di Sant’Anna, non solo per carenza degli standard previsti (p.9: 27.238 mq di fronte ai 39.516 richiesti), ma soprattutto perché, come da noi sempre affermato, mancavano, nell’UTOE 6b, sia “superfici con destinazione ricettiva”, indispensabili per costruire l’albergo, sia le superfici commerciali necessarie per dar vita alle centinaia di uffici e esercizi commerciali contenuti nel Piano, dal momento che “ a fronte dei 28.870 mq di superficie commerciale previsti nel Piano attuativo, in forza del R.U. erano assentibili nell’ intera UTOE soli 8.618” (p. 12). Cerchiamo, dunque, nel ricordare le vicende urbanistiche di quel tempo, di rispettare dati e fatti, senza indulgere ad un facile e ingiustificato vittimismo

 


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