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Rubriche : una finestra su Roma

Il professor Vincenzo Maria Mastronardi: "Come combattere la droga? Anche allontanando i giovani, per qualche ora, dal cellulare e dalla gabbia del web"

mercoledì, 11 dicembre 2019, 17:47

di barbara ruggiero

Un fiume di droga invade la capitale, il nucleo investigazioni delle forze dell’ordine fa emergere uno spaccato, a dir poco, sconcertante. Sono trenta i clan che controllano il traffico di sostanze stupefacenti in tutta la città.

Un territorio, quello romano, che va da nord a sud, da est e ovest, compresi i Castelli Romani e il litorale laziale.

Un sodalizio criminale e un giro d’affari che hanno portato al sequestro complessivo di 250 chili di cocaina e 4.250 chili di hashish, per un valore stimato al dettaglio di circa 120 milioni di euro.

Solo negli ultimi giorni, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, con il supporto di elicotteri ed unità cinofile, hanno accompagnato in carcere cinquantuno persone, tutti appartenenti ad un’organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti. Un taglio drastico.

E’ da diversi mesi che la capitale è protagonista di vicende delittuose, balzate alle cronache nazionali, dove si raccontano storie di droga e omicidi commessi da giovani tra i 20 e i 30 anni .

Partendo dal 26 luglio 2019 con l’assassinio del vice brigagliere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, per mano di due giovani americani, coinvolti nell’acquisto di droga nella zona di Trastevere, fino alla storia recente di Luca Sacchi, il giovane venticinquenne ucciso da due pusher nel quartiere Appio Latino.

Storie di giovani, di spaccio, di pistole, di droga e di soldi. Sono spesso ragazzi cresciuti con il mito del potere e dell’invincibilità, agnostici alla giustizia e alle istituzioni.

Più volte, abbiamo visto le immagini degli arrestati con un sorriso sprezzante, un occhiolino di furbizia, un’aria di sfida, un atteggiamento sfrontato di fronte alle vittime e ai loro parenti. Sono ragazzi con un passato criminale di tutto rispetto, e un futuro, per molti di loro, senza speranza.

Abbiamo chiesto al professor Vincenzo Maria Mastronardi, psichiatra e criminologo clinico, titolare della cattedra di Psicopatologia forense presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Roma “La Sapienza”:

Può spiegarci, Professor Mastronardi, come mai i giovani sono così attratti dalle attività criminali e in particolare dalla droga?

Per i ragazzi è come andare dal tabaccaio a comprare un pacchetto di sigarette, anziché fumare tabacco comprano droga. Quindi non è un più un’azione legata al desiderio, ma ad un fatto sociale, cioè per essere socialmente coinvolti organizzano la “festa”.

Perché l’utilizzo della droga è così aumentato nel mondo giovanile?

L’utilizzo delle sostanze stupefacenti non è un meccanismo per svagarsi o per “sballarsi”, ma è un modo per diluire le relazioni sociali con l’altro. Questi giovani, che vengono in terapia da me, non hanno nessuna cognizione dei rischi a cui vanno incontro, non vogliono conoscere le conseguenze delle loro azioni, usano ripetere mnemonicamente “ci penserò domani”.

Lei presenta in questi giorni il suo ultimo libro Hypnos, scritto con Gino Saladini, medico legale e psicologo clinico. Pensa che attraverso la tecnica dell’ipnosi i consumatori di droga possono essere aiutati?

In Medicina Criminologica l’ipnosi è risultata utile sia come ausilio diagnostico, sia come scarico delle tensioni e come mezzo relazionale e terapeutico nel setting operatore-paziente. Ora, è chiaro, l’ipnosi non è una tecnica appropriata per i drogati, ma certamente può essere utilizzata per coadiuvare l’analisi psicologica e ottenere buoni risultati.

Il bisogno di droga nasce dal bisogno di consumo e mai, come in questo momento, il marketing che passa dai social media è così mistificato.

Vengono idealizzati stili di vita in cui i consumi a rischio sono la normalità. La vita reale è prigioniera di falsi stereotipi che diffondono ricchezza e desideri seduttivi orientati al “mito” della delinquenza.

Investire risorse sull’istruzione e sulla genitorialità potrebbe essere la cura per sanare il malessere sociale?

Allontanare i giovani, per qualche ora, dal cellulare e dalla gabbia del web, sarebbe l’inizio di un’avventura verso una “nuova” consapevolezza. Solo sperimentando relazioni più autentiche si potrebbe imparare la vera dimensione del reale. I video, le foto e i social sono tra i colpevoli nel deviare le menti in un oblio di false verità.

 

 

 

 

 

 

 


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