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Rubriche : la lanterna

L'intelligenza politica della Merkel, l'ignoranza elevata a sistema dei pentastellati

lunedì, 25 maggio 2020, 10:09

di francesco pellati

Come mai la Germania ha proposto (la Francia si è solo accodata) un “pacchetto” da 500 miliardi garantiti da tutti i 27 membri della U.E.? Presto detto: la Germania versa alle casse europee circa 24 miliardi all’anno, cioè un po’ meno del 20% del totale. La Germania deve alle esportazioni i suoi brillanti bilanci. Il ragionamento della signora Merkel è lineare: se gli italiani (ma anche gli altri europei in affanno) non hanno più soldi a chi le vendo le mie automobili e tutto il resto che ho esportato fino a oggi?

È una operazione di semplice aritmetica: ogni 100.000 € (di beni o servizi) venduti in Italia entra per intero nelle casse tedesche, mettiamo che l’Italia non restituisca mai i soldi che riceve dal “pacchetto”, quanto ci rimette la Germania? Ci rimette circa 20.000€ (il 20% che la Germania pagherebbe a seguito della insolvenza dell’Italia). Ma se non vende niente ci rimette tutti i 100.000 €.

Ci sono di certo altri fattori, ma questo appare il più decisivo e per di più non fa una grinza.

Sono queste le visioni, i progetti di grande prospettiva che mancano in Italia, la signora Merkel può essere simpatica o antipatica ma di sicuro è capace di queste scelte strategiche prese in modo pragmatico: due più due fa quattro e al diavolo ogni ingombro ideologico. In Italia e nel governo Conte chi ne è capace?

L’Italia per la verità vanta statisti del calibro di Fofò dj, nome d’arte del ministro Bonafede, prima ancora di Toninelli, della signora Barbara Lezzi, e di tutti gli altri guitti della politica che il M5S ci ha rifilato e che oggi trovano nel PD il pilastro che sostiene loro assieme al presidente Conte, al ministro degli esteri Di Maio, insomma a tutta la squadra di statisti che ci governa.

Io mi godevo le arringhe televisive di Toninelli, non ne mancavo una: altro che Crozza, altro che Ballantini, il Toninelli live era uno spasso imperdibile. Quando l’hanno mandato a casa ero dispiaciuto, ma subito dopo è arrivato alla ribalta il ministro Alfonso Bonafede: all’accento cremasco dello statista Toninelli si è sostituito quello della Sicilia profonda di Bonafede, e la festa è ricominciata: frasi in libertà. Soggetti e predicati male spesi a sostegno di progetti incomprensibili. Avrete pur notato che ogni tanto il Ministro incespica, rotea smarrito gli occhioni: ha dimenticato la parte che Davigo e Travaglio gli hanno scritto. Ma non la dimentica mai quando si tratta di ammanettare gli italiani con prescrizioni all’inffinito, di mercanteggiare una nomina e poi di mettere in (semi)libertà oltre 400 mafiosi e delinquenti di varia specie. Ma a me sembra incolpevole: Fofò è lì per caso, ha vinto la lotteria di Grillo dal quale milioni di Italiani hanno comprato il biglietto. Noi italiani vogliamo cambiare, abbiamo capito che così torneremo presto con le pezze alle natiche: scommettiamo su tutto quello che ha anche solo la parvenza di nuovo. Poi lo prendiamo in tasca ma compriamo il biglietto della prossima lotteria, come i giocatori incalliti: prima o poi mi rifaccio, nel frattempo però mi impoverisco a ogni puntata.

Fofò è lì per caso, la colpa è di chi ce lo tiene. Per paura di far votare gli italiani Conte per primo, tutta la compagnia di giro dei 5 stelle, il PD del brillante Zingaretti, e alla fine anche Matteo Renzi, che minaccia una volta al giorno ma alla fine manda giù di tutto in una sorta di smarrimento del suo futuro politico ma a me pare perfino personale: più poltrone che voti ha detto icasticamente la signora Meloni. Tutti questi statisti da Corrierino dei Piccoli sostengono Fofò e tutti gli altri Fofò che ci governano da illuminati statisti.

Il coronavirus sta diminuendo di intensità, può darsi che tolga il disturbo in tempi decenti, invece il Contevirus (virus complesso: Conte, gli altri statisti ministeriali, gli statisti che sostengono la baracca) rimarrà seduto sulle poltrone che la lotteria gli ha assegnato, resterà a governarci con illuminata lungimiranza.

Quod non fecerunt barbari fecerunt Barberini, diceva Pasquino nella Rona del 1600, c’è da seriamente temere che quello che non è riuscito a fare il coronavirus lo faccia il contevirus.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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