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Rubriche : lettere alla gazzetta

"Piazza Coperta, lei architetto non è mai venuto a S.Concordio a illustrare il suo progetto ai residenti"

sabato, 11 luglio 2020, 11:35

di comitato san concordio - amici porto della formica

Riceviamo e pubblichiamo questa replica del Comitato Per S.Concordio - Amici del Porto della Formica all'intervento dell'architetto Pietro Carlo Pellegrini sul progetto della Piazza Coperta.

"Spazi verdi, ci dispiace contraddirla architetto, non ce ne saranno: ci saranno arbusti e alberelli  dentro vasche di cemento, il cd. “verde attrezzato” per un ammontare di superficie irrisorio. Noi invece ci ricordiamo bene purtroppo del verde “vero” che c’era nell’area Gesam, dei  20 alti cipressi lungo la via Consani e dei 5 pini secolari sul bacino del porto, tutti abbattuti  nel nome di una “riqualificazione” basata sul cemento, che a noi è sempre apparsa “l’opposto” di una riqualificazione.

I riferimenti che lei cita di interventi analoghi potevano andar bene per altri contesti, non certo per l’area Gesam, ove questa piazza coperta rappresenta una irreversibile pietra tombale sulle sue valenze naturali e storico culturali. Qui si è costruito anche troppo, ci mancava solo di costruire un grande edificio contenitore che accolga al suo interno edifici più piccoli. Qui di edifici c’è il Chiesone, bene architettonico di proprietà comunale che sta andando in malora,  basta e avanza. Tutto attorno, tra ex Officine Lenzi, ex Lombardi e Scalo Ferroviario, ci sono decine di migliaia di metri quadri di tettoie inutilizzate; se c’era qualcosa di cui non sentivamo il bisogno, era di una  ulteriore megatettoia. Spazi per la socialità? accomodiamo quelli esistenti, che ne hanno tanto bisogno, a cominciare dalle ex scuole via Urbiciani e dal Chiesone, invece di costruirne di nuovi!

Quel parcheggio colmo d’acqua e immerso nell’acqua poteva benissimo essere ripensato e reinterpretato senza per questo costruirci sopra una struttura enorme, estesa più del doppio dello Steccone. I comitati avevano avanzato proposte alternative di riutilizzo fin dal piano strutturale del 2016, potevano il Comune e  l’architetto venire nel quartiere a parlarne preliminarmente con i residenti, e magari ispirarsi a qualcuna delle loro soluzioni alternative?

Il vero problema, caro architetto, è che non c’è stato alcun dibattito, perché non c’è mai stato nessuno con cui dibattere, i cittadini hanno avuto di fronte solo muri di gomma, mai un interlocutore, perché il progetto è stato tabù e immodificabile fin dall’inizio.

La sua voce la sentiamo oggi per la prima volta in tre anni. Lei non è mai venuto a S.Concordio a illustrare il suo progetto ai residenti, a cercare di capire se poteva essere condiviso, visti anche la storia pregressa e la grande mobilitazione che ci fu nel quartiere contro lo  Steccone, di cui la Piazza Coperta è dichiaratamente il “completamento con modifiche”.  L’unica volta che la abbiamo vista a S.Concordio,  nel pubblico di una assemblea nel maggio 2018, ove furono presentati dal Comune, molto stringatamente, tutti i progetti dei quartieri social meno il suo: “il progetto per l’area Gesam non è ancora pronto, va prima approvata la variante, lo presenteremo a settembre” disse l’assessore Lemucchi” e poi ovviamente non fu presentato né a settembre né mai più.

Perchè il Comune non ha mai risposto alla Petizione presentata nel luglio 2019 che ne chiedeva modifiche, a quel tempo ancora possibili con un po’ di volontà politica? che chiedeva che fossero il Chiesone, il sito del porto  e il canale la matrice attorno cui organizzare la sistemazione dell’area, e non costruire sull’errore su errore.  Perché il Comune non ha mai neppure voluto tenere il “tavolo di confronto” che chiedevano i cittadini? 

E’ azzardato dire che “sarà sostenibile” solo perché ci sono i pannelli fotovoltaici sul tetto:  l’intera struttura consumerà moltissima energia, e tantissima ne occorrerà per costruirla, si pensi solo alla soletta di cemento spessa 40 cm che andrà stesa su tutta la platea di 2400 mq, prima ancora di cominciare, solo per ancorare il piano interrato e impedirne il sollevamento per la sottospinta della falda.

E chi sosterrà gli altissimi costi della gestione ordinaria e della manutenzione degli impianti tecnici  del piano interrato? Si crede veramente che con 48 posti auto a pagamento, in un parcheggio che è facile prevedere sarà sempre vuoto o sottoutilizzato,  si possano sostenere i costi di questa enorme struttura?

Il progetto esecutivo appaltato lo scorso 30 gennaio, basta vederne le tavole, non prevedeva alcun “anfiteatro con i resti o del porto in mostra”.  Se è stata fatta una modifica al progetto,  presumibilmente a  seguito del nostro esposto alla Soprintendenza, lo veniamo a sapere oggi 10 luglio dalla stampa.  In attesa di vederla, temiamo si tratti di una  modifica irrilevante nel complesso del progetto, perché, una volta persa, con la costruzione della piazza coperta,  la leggibilità del sito del porto e del primo impianto del gasometro, c’è il rischio che i reperti divengano a tutti gli effetti dei “sassi” privi di contesto e riconoscibilità".

 


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