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Andrea Lanfri verso la conquista dell'Everest

martedì, 1 gennaio 2019, 18:27

Nella valigia ha messo tutto. Moschettoni, sacco a pelo, imbragature. E un sogno grande come una montagna. Con loro, ovviamente, anche le sue protesi speciali in carbonio e titanio, preparate da un moderno mastro Geppetto. Resistenza e leggerezza per salire fino a quota 6267 metri, la vetta del Chimborazo. E se vi sembra che Andrea Lanfri stia per affrontare un’impresa ai limiti dell’impossibile, dovete sapere altre due cose su di lui. La prima è che Andrea, lucchese classe 1986, non ha più le gambe e sette dita delle mani. Strappate via quattro anni fa dalla meningite. Malattia che con una febbre arrivata fino a 43 gradi e un’infezione devastante ha messo a rischio la sua vita. Alla vita, però, è rimasto aggrappato, come quando prima della malattia scalava le montagne con tenacia e determinazione. E a quelle vette pensava mentre era nel letto dell’ospedale di Lucca. C’è di più: la missione in Ecuador, che durerà dal 2 al 12 gennaio, non è che la prova generale alla sfida ancora più grande: mettere i suoi piedi artificiali sulla vetta dell’Everest.

Dovesse riuscire nella conquista del Tetto del Mondo, Andrea Lanfri sarebbe il primo uomo con amputazioni agli arti inferiori e superiori, dopo essere sopravvissuto alla meningite, a svettare così in alto. Prima, però, c’è da conquistare il Chimborazo. E, per chi volesse far parte di questa missione (anche se solo virtualmente), è possibile sostenerlo con una donazione al crowdfunding pubblicato sul portale Oso – Fondazione Vodafone (questo il link https://progetti.ognisportoltre.it/projects/353-everest-2019). Impresa nella quale l’atleta paralimpico in forza alle Fiamme Azzurre – Atletica Virtus Cr Lucca sarà sostenuto anche dall’ortopedia Michelotti, dove lavora Paolo Denti, il suo mastro Geppetto, e dalla onlus Art4sport di Bebe Vio.

Il test del vulcano Chimorazo sarà impegnativo. Lanfri si è già innalzato sulla vetta della Cima Grande di Lavaredo, prima ancora sul Monte Rosa. Grazie anche a One Project, sigla che sta per “oxygenated natural emotion project”. Alla base una preparazione fisica massacrante che permette di accelerare i tempi di acclimatazione e contrastare il mal di montagna. Lanfri abbinerà alla sua preparazione da atleta paralimpico (nel palmares vanta un argento ai mondiali e un argento e due bronzi agli europei e una sfilza di titoli e record italiani sui 100, 200 e 400 metri) anche strumenti tecnici all’avanguardia. Protesi costruite con pezzi provenienti dagli Stati Uniti, ma modellate a Lucca unendo titanio e carbonio.

In Ecuador la scalata al Chimborazo inizierà il 3 gennaio. A Chakana Lodge la prima salita a quota 3800 metri. Poi il giorno successivo sette ore di cammino fino al rifugio Chimborazo, mille metri più in alto. Il 5 gennaio escursione al Campo Alto a 5300 metri per riuscire ad acclimatarsi. E l’Epifania tentativo di salita in vetta, notte a 6267 metri in tenda e poi ritorno al rifugio. Una preparazione per la missione Everest che si terrà nel maggio 2019.


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