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Sport

L'oro olimpico di Ivano Brugnetti luccica ancora

mercoledì, 6 maggio 2020, 11:28

di Valter Nieri

I campioni olimpici sono glorificati come nell'Antica Grecia, quando si dava una tregua alle numerose guerre, ogni quattro anni che si presentavano allora come nei tempi moderni dal periodo decubertiano ad oggi. I Giochi erano anche l'alibi per commemorare persone care: Achille nei canti dell'Iliade li faceva svolgere per commemorare l'amico Patroclo.

De Coubertin nel 1896 li ripropose per far rivivere quelli antichi. L'apice della carriera Ivano Brugnetti la raggiunse ad Atene 2004 vincendo l'oro nella marcia dei 20 km., entrando di diritto fra gli indimenticabili e fra i più grandi di sempre in una specialità fra le più massacranti dell'atletica.

"Vincere i mondiali è un grande traguardo - dice alla Gazzetta di Lucca - ed io ci sono riuscito nel 99 con la 50 km. a Siviglia, ma l'Olimpiade non è confrontabile con niente: è una emozione unica, intrisa di orgoglio e passione".

Un oro che brilla oggi della stessa lucentezza di quando fu conquistato 16 anni fa, il secondo e più ripetuto nella specialità da nessun altro italiano, 24 anni dopo Maurizio Damilano che lo conquistò a Mosca nell'anno del boicottaggio americano per l'invasione sovietica, ma anche nell'anno che incoronò Pietro Mennea uno fra i più grandi riferimenti di sempre nell'atletica italiana.

La grande tradizione olimpica per i colori azzurri era iniziata con altri due specialisti leggendari come Giuseppe Dordoni e Abdon Pamich, vincitori nella 50 km olimpica, la più lunga dell'Olimpiade ed una fra le più antiche che affonda le sue radici ai tempi egizi per svilupparsi ulteriormente con gli antichi greci e romani.

"Quando tagliai il traguardo - ricorda Brugnetti - non capii più niente. Fui invaso di adrenalina in un contesto goliardico. Le urla della gente accompagnavano ogni mio passo nel circuito dei 2 km intorno allo stadio ed all'imbocco del rettilineo finale appena misi il viso dentro lo stadio olimpico, la folla impazzì ed io assaggiai il momento magico del trionfo che mai fu per me di queste devastanti sensazioni. Alla premiazione quando mi fecero salire sul gradino più alto, al suono dell'inno di Mameli, l'emozione raggiunse vertici acuti. I clamori della gente si mescolavano fra gli applausi alla gara dei 10 mila metri piani appena conclusi e la mia premiazione."

La marcia è una disciplina che necessita di una grande tecnica dove non è concesso ai suoi praticanti un attimo di rilassamento dovendo per tanti chilometri tenere un piede radente il terreno e necessita di un alto livello di coordinazione. Come si riesce a stare concentrati così a lungo e reggere anche mentalmente?

"Dobbiamo sviluppare delle fantasie e delle sane creatività. Io sono in quei momenti anche masochista, ricercando il piacere attraverso il dolore".

DAI 50 KM PASSO' AI 20 KM OTTENENDO I RISULTATI MIGLIORI

L'ex marciatore si ritirò dall'attività agonistica nove anni fa disputando l'ultima gara a 34 anni nel Grand Prix Fidal il 15 ottobre 2011. I migliori risultati ed i suoi migliori tempi li ha ottenuti nella marcia dei 20 km. nonostante fosse l'unico a crederci, vero Ivano?

"Si, iniziai i primi anni di carriera dedicandomi ai 50 km dove pure ottenni dei grandi risultati come l'oro ai mondiali di Siviglia, dopo di che ebbi diversi infortuni e cresceva in me la consapevolezza di essere maggiormente tagliato per la distanza meno lunga, nonostante intorno avvertissi lo scetticismo generale, compreso quello del mio allenatore Antonio La Torre. Credo di aver avuto ragione. Ad Atene feci il mio personale di 1h19'40" e superai il mio limite nel 2007 a Royal Leamington nel Regno Unito conquistando la medaglia di argento in Coppa Europa alle spalle del francese Yohann Diniz e portando il mio personale a 1h19'36", quattro secondi in meno di Atene. Un argento che replicai a Metz nel 2009 anche se con un tempo superiore".

In carriera fra i suoi successi più importanti anche una medaglia d'oro, sempre sui 20 km., ai Giochi del Mediterraneo di Pescara nel 2009, 4 titoli italiani nei 10 mila, 2 nella 20 km. e 4 titoli indoor nella marcia dei 5 mila metri. E' uno dei pochi atleti ad aver disputato 3 Olimpiadi: a Sydney nel 2000 si ritirò. Poi l'oro di Atene ed il quinto posto di Pechino nel 2008.

"A Pechino - prosegue l'olimpionico - giunsi quinto dopo essere sempre stato in testa per 15 km. Al km. successivo il russo Valerij Borcin impresse alla gara un ritmo infernale, anticipando la mia accelerazione nel finale, ma ormai era troppo tardi e chiusi in 1h19'51. Peccato perché quel giorno stavo bene ed avevo tutte le carte in regola per puntare ad un'altra medaglia".


L'ACCOGLIENZA DEI TIFOSI ALLA MALPENSA

Di ritorno dalla gara più importante della sua carriera, Atene 2004, fu accolto all'aeroporto della Malpensa da migliaia di spettatori. "Fu indimenticabile anche quel giorno, una accoglienza così non me l'aspettavo. Ero già stato gratificato dalla chiamata telefonica personale subito dopo aver conquistato l'oro da parte del comandante generale speciale nazionale della Guardia di Finanza che si complimentava con me per il risultato ottenuto e per avere ancora una volta rappresentato al meglio le Fiamme Gialle, mia società di appartenenza, che sono di nuovo stato invaso da una atmosfera idilliaca da parte dei tifosi. Scandivano il mio nome ed una volta sceso dall'aereo calpestai un tappeto rosso in segno del mio ritorno."

Ivano Brugnetti ha oggi 43 anni, vive a Milano, è sposato con Arianna e ha due figlie, Vittoria e Federica rispettivamente di 13 e 12 anni che praticano atletica senza però aver scelto la specialità più congeniale.

"Non le condiziono e nemmeno trasmetto le mie aspettative. E' una loro scelta e sono comunque soddisfatto della pratica sportiva che aiuta i giovani nello sviluppo fisico, mentale e sociale".

In questo periodo travagliato dal coronavirus non ha bisogno di rallentare il lockdown in quanto lui ha sempre lavorato per la sicurezza pubblica e lo scorso anno fu promosso maresciallo di Finanza in logistica amministrativa. Una vita in Fiamme Gialle, prima come atleta ed oggi nel rispettare le misure del contenimento per il coronavirus. Le nuove misure del Governo più elastiche nel praticare lo sport gli hanno ridato la gioia di poter tornare a correre nel parco nord di Milano per dar sfogo alle sue abitudinarie corsette settimanali di una sessantina di chilometri, soltanto per il benessere fisico che ne ritrae dandogli più energie nell'affrontare le giornate lavorative. Decine di chilometri di corsa, non certo di marcia. Per quelle si allenava nel corso della sua carriera agonistica alla pista Dordoni di Sesto San Giovanni.

A LUCCA NEL 2017 RICEVETTE LA SFINGE D'ORO DEL PREMIO FEDELTA' ALLO SPORT

Il suo nome, come quello di tutti i campioni olimpici, non si spegne mai. Anche gli sportivi lucchesi lo hanno voluto premiare per le emozioni ricevute, tramite il Premio Fedeltà allo Sport. A maggio del 2017 ricevette la sfinge d'oro coniata dall'artista lucchese Giampaolo Bianchi.

Un premio che per l'atletica leggera era stato assegnato anche a Pietro Mennea, Sara Simeoni, Abdon Pamich, Maurizio Damilano, Alberto Cova, Stefano Mei, Alberto Juantorena, Fabrizio Donato (ancora in attività), Alessandro Lambruschini e tanti altri e successivamente alla campionessa olimpica di Los Angeles 84 Gabriella Dorio.

Ma sono tanti i premi che Brugnetti è andato a ritirare dal Nord al Sud dell'Italia.

"Il premio di Lucca che ricevetti all'Hotel Country Club fu una cosa molto simpatica - conclude l'indimenticato campione - perché è stata una occasione di ritrovarsi con tanti personaggi dello sport di diverse discipline. Anche l'accoglienza mi fece piacere perché vuol dire che ho lasciato qualcosa nel cuore degli sportivi".

Un premio che anche la Gazzetta di Lucca ha sempre seguito e sostenuto, perché vedere sfilare in una serata tanti campioni è una festa all'insegna di chi ama e pratica lo sport ed una promozione a tutte le discipline coinvolte.



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