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Sviluppo sostenibile

Massa, ennesimo disastroso inquinamento da marmettola nel fiume Frigido

lunedì, 6 novembre 2017, 14:11

Ancora una volta, domenica 5 novembre, il fiume Frigido a Massa, è stato pesantemente inquinato dalla marmettola, inquinamento testimoniato dalle fotografie del prof. Elia Pegollo, strenuo difensore dell'ambiente apuano. 

Centinaia di migliaia di metri cubi di acqua dei fiumi e dei torrenti delle Alpi Apuane sono inquinati dalla marmettola (marmo finemente tritato scaricato negli impluvi e corsi d'acqua).  La causa è esclusivamente l'attività illecità rappresentata dagli scarichi abusividell'estrazione del marmo.

I danni ambientali ed economici sono enormi. 

Soltanto i maggiori costi sopportati per la potabilizzazione delle acque dal gestore pubblico del servizio idrico integrato Gaia s.p.a. a causa del pesante inquinamento da marmettola delle sorgenti del Cartaro e per le sensibili carenze gestionali pubbliche di numerosecave di marmo in Comune di Massa, ammontano a 300 mila euro all'anno[1].  Tali maggiori òneri sono stati oggetto (8 aprile 2016) di specifica segnalazione per ipotesi di danno erariale da parte del Gruppo d'Intervento Giuridico onlus 

L'associazione ecologista Gruppo d'Intervento Giuridico onlus ha inoltrato (6 novembre 2017) una nuova richiesta di informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti riguardo il pesante inquinamento ambientale da marmettola riscontrato lo scorso 5 novembre nel Fiume Frigido  Coinvolti la magistratura e le amministrazioni pubbliche competenti, la polizia giudiziaria e le istituzioni comunitarie.     Numerose le ipotesi di reato segnalate alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa, si cui si chiede lo svolgimento degli opportuni accertamenti: artt. 323 (abuso d'ufficio), 328 (omissioni di atti d'ufficio), 452 bis (inquinamento ambientale), 452 quater (disastro ambientale), 635 (danneggiamento), 674 (getto pericoloso di cose), 734 (deturpamento di bellezze naturali) cod. pen., 137 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. (inquinamento delle acque), 181 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i. (violazione del vincolo paesaggistico), 30 della legge n. 394/1991 e s.m.i. (attività non autorizzate in un'area naturale protetta). 

In seguito ai precedenti esposti (20 agosto 201520 gennaio 201618 settembre 201618 settembre 2017) del Gruppo d'Intervento Giuridico onlus, il grave stato di inquinamento dei corsi d'acqua dell'area era stato riconosciuto dal Comando delle Guardie del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane (nota prot. n. 3835 del 30 settembre 2015), con indicazioni precise della provenienza degli sversamenti illeciti di marmettola da "siti di cava che si trovano nella zona di Piastrone e Rocchetta al di sopra degli abitati di Caglieglia e Casette (in Comune di Massa) nei bacini industriali estrattivi dei Comuni di Massa e Carrara".  L'ultimo sopralluogo del 29 agosto 2015, in conseguenza dell'esposto ecologista, ha consentito di verificare che "la marmettola proviene dal Fosso della Rocchetta (nei pressi degli abitati di Caglieglia e Casette) che regolarmente, ad ogni evento di piogge intense, si riempie di questi fanghi bianchi che vanno a riversarsi nel fiume Frigido in corrispondenza del punto di confluenza del canale di Rocchetta con il fiume (coord. GPS: N 44° 04' 11'' ed E 10° 10' 18'')".  Inoltre, "è stata verificata anche la parte a monte del fiume Frigido ed in particolare il corso dell'affluente Renara che ha origine dalle pendici del monte Sella, al di sopra del quale insiste una vecchia discarica di materiale lapideo di vecchie attività estrattive (dicasi "ravaneto") che nel tempo, a seguito di abbondanti piogge, ha portato, per dilavamento, apporti di marmettola nei corsi d'acqua in questione". 

Come noto, in precedenza l'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (A.R.P.A.T.) con la sua newsletter n. 168 del 13 agosto 2015 aveva presentato un report sulle "Alpi Apuane e marmettola" e aveva descritto gli eventi di inquinamento ambientale altamente pregiudizievoli per la salvaguardia dei Fiumi Carrione e Frigido e gli habitat naturali connessi: nella parte alta dei bacini imbriferi dei Fiumi Carrione e Frigido sussistono perlomeno 178 cave, di cui più di 118 attive. A partire dagli anni '70 del secolo scorso i ravaneti, accumulo di sassi sui pendii costituiti dagli scarti derivanti dal taglio del marmo a fini commerciali, adibiti a sede stradale, sono stati irrorati dalla c.d. marmettola, marmo finemente tritato scaricato negli impluvi e corsi d'acqua.   La marmettola, secondo quanto asserito dall'A.R.P.A.T., è "fortemente inquinante", contaminata "da oli e grassi ... e da metalli". "la marmettola, per l'ecosistema, è inquinante per l'azione meccanica: riempie gli interstizi, ed impermealizza le superfici perciò elimina gli habitat di molte specie animali e vegetali, modifica i naturali processi di alimentazione della falda, rende più rapido lo scorrimento superficiale delle acque (in pratica è come se il fondo del fiume fosse cementato), infiltrata nel reticolo carsico , modifica i percorsi delle acque sotterranee e può esser causa del disseccamento di alcune sorgenti e/o del loro intorbidamento".

Se è vero che "il tratto di mare prospiciente la foce del torrente Carrione è da considerarsi non balneabile perché il torrente sfocia in zona portuale", le "Foci del Torrente Frigido e del Fosso Brugiano sono soggette a divieto permanente di balneazione ... per motivi igienico-sanitari" perché "l'ambiente risulta 'molto inquinato o comunque molto alterato'". 

L'associazione ecologista Gruppo d'Intervento Giuridico onlus, "consapevole della piena conoscenza del fenomeno da parte delle Amministrazioni pubbliche competenti (Ministero dell'ambiente, Regione Toscana), ha ripetutamente chiesto loro di adottare gli urgenti provvedimenti per metter fine a questo ignobile e continuo inquinamento delle acque e dell'ambiente apuano determinato da un'attività estrattiva del marmo lasciata fin troppo libera di spadroneggiare sulla Terra e sulle vite di chi quella Terra abita. Finora nessun intervento risolutivo". 

"Di conseguenza - conclude la nota - l'associazione ecologista Gruppo d'Intervento Giuridico onlus ha provveduto per l'ennesima volta a informare la magistratura e la polizia giudiziaria competente, nonché le Istituzioni comunitarie.  Alla Procura della Repubblica massese ha segnalato l'opportunità di verificare le condizioni per porre sotto sequestro preventivo le attività inquinanti. Che cosa si aspetta per intervenire concretamente e risolutivamente una volta per tutte?".

 

 


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