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Teatro del Giglio

Tanti applausi per "La Boheme" di Puccini al Giglio

domenica, 17 marzo 2019, 09:46

di oriano de ranieri

"La Boheme" di Giacomo Puccini con interpreti tutti giovani, cominciando dall'orchestra giovanile italiana, (OGI) nell'ambito del progetto LTL (Laboratorio toscano per la lirica) è andata in scena ieri sera al Giglio e sarà replicata oggi con giovani interpreti diversi.

Questa produzione del capolavoro giovanile del Maestro ha iniziato il percorso da Livorno, dal teatro Goldoni per poi proseguire per Pisa e poi approdare ieri sera e oggi nella nostra città. Il progetto di formazione per giovani artisti unisce i tre teatri di tradizione della nostra regione. E' stato creato come Città Lirica Opera Studio e continua nel suo lavoro di formazione. Alcuni spettacoli hanno vinto il premio Abbiati, l'Oscar italiano della lirica. In tutte le opere rappresentate i protagonisti dagli orchestrali ai cantanti hanno meno di 35 anni, come prevedono le condizioni per ottenere i finanziamenti europei. A seguire e realizzare il  progetto di quella che molti definiscono una sfida è Aldo Tarabella, direttore artistico del teatro del Giglio. A dare un contributo importante a questa "La Bohème" giovanile è l'accordo tra la regione Toscana e il Maggio Musicale Fiorentino che consente di utilizzare le migliori produzioni dello stesso Maggio tra queste il capolavoro di Puccini con la regia di Bruno Ravella.

In questa edizione viene rappresentata più credibile la giovinezza con le sue speranze con le gioie e dolori "bella età di inganni e utopie". Ma ecco irrompe la malattia e la morte incomprensibile per chi è giovane. Il presagio di morte c'è già all'inizio del primo quadro quando Rodolfo Mormora "che viso da malata" e sulla scena c'è un teschio circondato da un drappo rosso. Il pubblico ha gradito questa Bohème intrisa di entusiasmi e di slanci con tanti lunghi applausi. Ma ci permettiamo di dire che gli interpreti sono ancora nella fase di formazione. Hanno tutti una bella voce anche possente, hanno una notevole "arte scenica" ma non tocca a noi sottolineare che la tecnica, l'emissione della voce va ancora curata. Sono giovani e pieni di ardore. Tra qualche anno magari sentiremo parlare molto di alcuni di loro perchè i ragazzi cresceranno e matureranno come grandi artisti. Lo spettacolo nel complesso comunque è stato meritevole. Soprattutto l'ultimo quadro con la morte di Mimì è stato emozionante e commovente e tutti sulla scena hanno dato il meglio. Il direttore (o la direttrice?) d'orchestra Gianna Fratta, giovane, si è molto impegnato ma a volte certi passaggi delicati della partitura sono stati resi un po' roboanti, privi di sfumature caratteristiche di Puccini.

Le scene di Tiziano Santi bellissime, così pure i costumi di Angela Giulia Toso. Suggestive le luci di Bruno Ciulli. Efficace la regia di Bruno Ravella ripresa da Joao Carvalho Aboim, assistente alla regia Tecla Gucci. Bravi quelli del Coro Lirico Toscano col maestro Flavio Fiorini e le voci bianche della fondazione teatro Goldoni dirette da Laura Brioli. Applauditi gli interpreti: Maria Bagalà in Mimì, Antonella Biondo in Musetta, Francesco Fortes in Rodolfo, Francesco Solinas in Marcello, Matteo Loi in Schaunard, Michele Gianquinto in Colline, Massimo Froli in Parpignol, Alessandro Ceccarini in Benoit e Alcindoro, Giorgio Marcello sergente dei doganieri, Paolo Morelli un doganiere.

Come abbiamo detto, tanti gli applausi da parte del pubblico perchè lo spettacolo nel suo complesso è stato gradito.


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