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Scritto da Valter Nieri
Amore e Vita
11 Ottobre 2022

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La storia con la pista dura per Marco Villa da oltre trenta anni. Da dilettante, all'esordio con il professionismo indossando i colori di Amore e Vita Beretta nel 1994, scoperto e lanciato dal più grande talent scout del ciclismo italiano Ivano Fanini, al suo primo mondiale vinto nel 1995 in coppia con Silvio Martinello nell'Americana a Bogotà sempre con la squadra di Fanini fino ai trionfi iridati al Velodromo di Roubaix da c.t. azzurro che gli hanno consentito di vincere per il secondo anno consecutivo l'Oscar Tuttobici, quale miglior tecnico italiano che riceverà il 26 novembre a Milano.

Taciturno di carattere, come ha tendenzialmente rimarcato anche dopo i trionfi personali da pistard, così come in quelli di squadra dei suoi azzurri, Villa è un tecnico che guarda al lavoro e lo fa a testa bassa con il massimo impegno, con tutte le sue energie, tenendo unito il gruppo al quale trasmette le sue lunghe e vincenti esperienze aiutandolo a centrare gli obiettivi. L'Italia è tornata grazie a lui a rivincere, 24 anni dopo l'ultima volta, il campionato del mondo nell'Inseguimento a squadre battendo in finale la Francia grazie al fantastico quartetto formato da Ganna, Milan, Consonni e Bertazzo che ha sostituito Lamon rispetto all'oro olimpico di Tokyo 2020. Un c.t. la cui maturazione parte da lontano, dagli esordi professionistici come corridore quando pochi lo conoscevano e Fanini gli dette fiducia ed è proprio con il dirigente lucchese che raggiunse dicevamo quella maturazione psico-fisica scoprendo le sue capacità di carico ed ottimizzando le sue qualità di pistard. Diventò in coppia con Silvio Martinello il più forte al mondo nell'Americana vincendo anche 23 Sei Giorni, compreso le tre Sei Giorni di Milano. Anche allora nei suoi successi c'è sempre stata compostezza ed umiltà. E' sempre rimasto sé stesso continuando a pensare al lavoro ed ai suoi programmi.

QUEL GIORNO CHE IN GERMANIA VINSE LA TAPPA SUPERANDO HLZMANN, FREULER E ZABEL

Fra i ricordi del passato Villa ne conserva uno in particolare quando in una gara in linea in Germania superò allo sprint i grandi campioni di allora.

"Ho vinto molto poco su strada - dice il c.t. azzurro - ma rimane per me indimenticabile quello ottenuto nell'8.a tappa al "Coca Cola Trophy" in Germania a luglio 1994, nel mio anno di esordio nel professionismo con i colori di Amore e Vita. Zabel preparava la volata, io scattai prendendolo in contropiede e vinsi davanti al tedesco Josef Holzmann ed allo svizzero Urs Freuler. Certi nomi non si possono dimenticare"

Negli anni è diventato il più grande c.t. della pista a livello mondiale dopo esserlo stato in sella alla bici, a proposito conserva rimpianti della sua carriera a livello agonistico?

"Sono soddisfatto della mia carriera. Sono stato professionista 12 anni e grazie ad Amore e Vita ho potuto partecipare due volte al Giro d'Italia e vincere tanto a livello mondiale in pista. Su strada anche quando Fanini mi dette nel 95 la possibilità di correre senza vincoli negli sprint non riuscivo a fare di più di qualche piazzamento. Nei primi anni di professionismo sono entrato in una nuova fase della vita da ciclista: quella della maturazione ed affermazione totale riuscendo a ritagliarmi uno spazio importante nella pista nelle specialità dove ero maggiormente tagliato"

CON FANINI HA MANTENUTO CONTATTI?

"Ci sentiamo tutte le settimane. Mi manda messaggi costantemente e questo mi fa piacere perchè non è invasivo ed appena posso gli rispondo. Mi fa piacere che vecchi dirigenti o anche semplici sportivi mi dimostrino affetto anche a distanza di tanto tempo da eventuali rapporti di lavoro. Dopo Roubaix appena tornato a casa nel mio paese di Montodine ho partecipato ad una cena con tanti amici allestita in piazza all'aperto. È stato molto bello e non credevo intervenissero così numerosi. Tante testimonianze di affetto le ho ricevute anche dal mio paese di origine Abbiategrasso."

FRA LE SUE SCOPERTE FILIPPO GANNA ED ELIA VIVIANI.

Qual è stato il segreto dei numerosi successi dalle Olimpiadi ai mondiali?

"Non ci sono segreti. Cerco sempre di portare le mie esperienze e di far seguire la mia metodologia di allenamento che nasce dall'esperienza e dall'insieme di conoscenze acquisite in tanti anni di pista. Mi sento spesso con i ragazzi ed il nostro colloquio è a 360 gradi. Parlo anche con i loro preparatori e procuratori. Lascio anche spazio alle loro esigenze quando sono impegnati nella strada e la preparazione è più o meno la stessa. Rispetto molto le loro società di appartenenza perchè sono loro assieme ai rispettivi team manager che pagano i ciclisti e questo non dobbiamo mai dimenticarlo.

Credeva nell'exploit di Elia Viviani nella gara ad eliminazione?

"Sicuro. E' un pistard da una decina di anni fra i più forti al mondo nell'Omnium dove anche a Roubaix è andato a podio. Preparandosi nella gara ad Eliminazione vuol dire che si sentiva pronto ad ottenere un grande risultato anche in una disciplina che l'ha visto meno di frequente in pista"

Da pochi giorni oltre al maschile le è stato consegnato anche il femminile...

"Si. Me lo ha proposto il consiglio federale ed il presidente Cordiano Dagnoni ed ho accettato anche se a questo punto mi raddoppiano gli impegni perchè anche con le donne si dovrà fare un lavoro più o meno uguale. Il ciclismo femminile è in continua evoluzione e nel giro di un paio d'anni potrebbe arrivare al professionismo".

In cosa consiste la differenza di preparazione tra maschi e femmine?

"La donna ovviamente ha meno forza fisica ed è qui che deve lavorare in maniera differenziata. La parabola della potenza deve essere colmata da una superiore agilità rispetto al maschio."

Trionfi mondiali che lasceranno in tutti gli appassionati di ciclismo un ricordo indelebile di questo magico autunno azzurro. Villa re della pista da atleta a commissario tecnico ed un po' di Lucca forse c'è. Visto la sua crescita ciclistica con Amore e Vita e l'amicizia che lo lega ancora a distanza di tanti anni ad Ivano Fanini.

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