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Scritto da Valter Nieri
Amore e Vita
18 Luglio 2023

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Il Tour rispolvera come mai prima di quest'anno i ricordi ciclistici e le imprese con le sue squadre professionistiche ad Ivano Fanini. Dopo 50 anni di dirigenza sportiva, 37 soltanto nel professionismo, si è messo a mulinare nella sua mente tanti ricordi perché a tutto c'è un tempo. Ora è il momento di riepilogare. Così tanti anni sono un record, ma a cosa è dovuto? Alla competenza, alla professionalità e correttezza? Questi dovrebbero essere i fattori premianti nel ciclismo, come nella vita ma a Fanini dobbiamo attribuire un'altra qualità a lui più idonea: intuizione e caparbietà. La sua intuizione parte dal 1984 quando si mise a far passare professionisti ciclisti quasi sconosciuti, valorizzandoli. Quest'ultima definizione è determinante in un ciclista: per progredire, migliorare e perfezionarsi il più delle volte non si riesce nemmeno attraverso l'uso di strumenti all'avanguardia e nemmeno nella crescita fisica, ma nella storia Fanini ciò è avvenuto attraverso la squadra, le motivazioni e la psicologia che hanno sempre influenzato la prestazione ciclistica e lo sviluppo personale dei giovani. Pensi a Jonas Vingegaard e di conseguenza ai danesi, alla crescita che ha avuto il ciclismo scandinavo ad iniziare dal 1982, da quando iniziarono i rapporti di amicizia fra l'ex recordman dell'ora Ole Ritter ed il più grande patron ciclistico Ivano Fanini.
"Il primo corridore - ricorda il dirigente ciclistico lucchese - che mi propose Ritter fu Jesper Worre, attuale opinionista ciclistico televisivo di Eurosport. Da allora, dopo le prime vittorie, ne ho ingaggiati a decine tanto che il ciclismo danese si identificava nelle mie squadre dilettantistiche e professionistiche. Sempre da allora il ciclismo danese è costantemente cresciuto tanto da divenire oggi uno fra i più importanti del mondo. Ogni giorno che Vingegaard, dall'anno scorso a quest'anno, indossa la maglia gialla penso ai grandi successi ottenuti in passato con i vari Rolf Sorensen (opinionista della tv nazionale danese da tanti anni), Bjarne Riis (il primo danese a vincere il Tour), Jens Veggerby,  Michael Petersen, Nicolaj Bo Larsen, Jorgen Marcussen, Alex Pedersen, Soren Nissen, Kim Eriksen,  Soren Lilholt ed altre decine ancora. Li ho orgogliosamente fatti conoscere in tante classiche nazionali e internazionali e portati a vincere le prime tappe al Giro d'Italia, mai accaduto in passato per il ciclismo danese. Ma altrettanto ho fatto con ciclisti australiani e svedesi. "
MICHAEL WOODS ALTRA SCOPERTA DI FANINI
Nei giorni scorsi un suo ex atleta, il canadese Michael Woods, ha vinto in solitaria il tappone da Saint Léonard - de - Noblat a Puy de Dome e lo stesso telecronista Rai Francesco Pancani ha ricordato quando lo stesso Woods fu una sua scoperta...
"Era il 2014 quando lo tesserai per Amore & Vita-Selle SMP. Credetti in lui dopo che me lo indicò l'allora mio Diesse Phil Cortes. Woods aveva tempi straordinari in atletica nel mezzofondo, ma quando Cortes lo vide pedalare, notò la sua grande tenuta fisica soprattutto nelle salite. Gli feci il contratto. Non aveva esperienza ciclistica e questo lo penalizzò quando alla Coppi e Bartali in una tappa, una volta in fuga, cadde rovinosamente in discesa impostando traiettorie sbagliate perché troppo rigido in sella alla bici. Le sue potenzialità furono però notate dalla 5-hour Energy che me lo portò via offrendogli un ingaggio importante prima che finisse la stagione, ed io gli concessi il nulla osta anche se aveva il contratto con me biennale da neo-prof. Lo lasciai andare per consentirgli una carriera più gloriosa. Negli anni successivi è riuscito a vincere anche due tappe alla Vuelta e si classificò al terzo posto del campionato del mondo vinto da Lejandro Valverde nel 2018 in uno sprint a quattro oltre a vincere un'altra quindicina di corse in carriera fra le quali la Milano Torino del 2019 ed una tappa alla Tirreno Adriatico del 2020 "
WOODS CORRE PER LA ISRAEL- PREMIER TECH DEL GENERAL MANAGER KJELL CARLSTROM
Una fra le squadre più forti al Tour è sicuramente l'Israel-Premier Tech, l'attuale squadra di Woods, dove Ivano Fanini ha contatti diretti con il general manager Kjell Carlstrom. I due sono legati da una lunga amicizia perché anche Carlstrom ha dei precedenti vittoriosi con Amore e Vita, quando nel biennio 2003-04 colse 6 vittorie fra cui la prova unica del campionato nazionale su strada finlandese.
"Ho un'infinità di ricordi - continua ad esaminare Fanini - nel ciclismo. E' difficile quando si parla di una nazione emergente che non ci siano stati rapporti con le mie squadre. Carlstrom era un buon corridore, un buon passista ed anche lui mi ha tolto tante soddisfazioni vincendo corse importanti. Con i miei corridori, compreso lui, ho vinto una settantina di campionati nazionali. Avevo previsto per lui un futuro luminoso da dirigente perchè aveva orientamento sui risultati, capacità di comunicazione e di motivazione e lo ha fatto con lo sponsor miliardario israeliano Sylvan Adams, colui che fece partire partire il Giro d'Italia 2018 da Isarele. Sono felice per lui che ci sia riuscito."
Ed ora non ci resta che seguire il Tour fino alla fine. L'avvincente sfida tra Vingegaard e Pogacar sta calamitando l'attenzione degli appassionati di ciclismo di tutto il mondo, due fuoriclasse del pedale che negli ultimi anni sono saliti alla ribalta internazionale con colpi di alta classe. Chi vincerà la sfida che si protrae ormai da qualche anno? Fra i telespettatori più attenti c'è anche il patron lucchese e ad ogni tappa, nei risultati parziali, potrebbero venire fuori altri suoi ricordi legati alla storia di Amore e Vita, una storia anche questa che non finisce mai.
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