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Scritto da valter nieri
Amore e Vita
22 Agosto 2023

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L'intuito di Ivano Fanini ha portato le sue squadre nel tempo a recitare un ruolo importante ed innovativo oltre che a fare da apripista verso nazioni che ancora dovevano decollare nel ciclismo ma allo stesso tempo, come ha fatto con la Danimarca, l'Australia e con un'altra decina di paesi, ha trasmesso la cultura delle due ruote in Argentina. Tanti dopo di lui hanno tratto, dall'eredità del passato, le forze per costruire il proprio futuro. Ivano Fanini è stato il primo italiano a tesserare ciclisti argentini, prima per le sue squadre dilettantistiche, poi per le sue squadre professionistiche, partecipando con le stesse alle corse a tappe Vuelta a Mendoza e Vuelta San Juan nell'Argentina centro occidentale, nella regione del Cuyo, una fra le più propense a diffondere la passione ciclistica. Si creò, ad iniziare dal 1975, per poi proseguire nei decenni successivi, un'atmosfera di comprensione e di solidarietà capace di gettare un raggio di speranza per gli amanti del ciclismo che si è dilatato sempre più nell'America Meridionale.

TUTTO INIZIO' DAL VIAGGIO DI NOZZE DI IVANO A MENDOZA NEL 1975

Il patron di Amore e Vita portò all'altare sua moglie Maria Pia Berti il 27 dicembre 1975. La funzione religiosa si tenne nella chiesa di Segromigno Piano a Lucca. Subito dopo si recò in luna di miele a Mendoza in Argentina, ospite di suo zio che portava il suo stesso nome e che coltivava la stessa passione sportiva divenendo anche presidente provinciale della federazione, dopo essere stato un buon ciclista. Anche lui, ma era a quei tempi un fenomeno diffuso, faceva parte del numeroso flusso migratorio che aveva trovato fortuna in Argentina, la nazione nella quale la cultura italiana si è maggiormente radicata per gli oltre due milioni di emigrati. Una luna di miele perfetta per il dirigente ciclistico lucchese, perchè oltre ad iniziare la vita coniugale, rivedeva suo zio ma nello stesso tempo poteva dare sfogo alla sua passione ciclistica. Era costantemente alle corse giovanili per scoprire nuovi talenti da portare in Italia, dove lui gestiva già assieme ai suoi fratelli una squadra di dilettanti. I primi due a fare le valigie verso Lucca furono Juan Carlos Ruarte e Roberto Bernard, che vincevano a ripetizione nel proprio paese. Fra i tanti argentini che hanno indossato negli anni 80- 90 le maglie Fanini c'è stato anche il presidente nazionale della Federazione argentina Gabriel Curuchet con suo fratello Joan, fatti venire in Italia da Fanini a correre a una Sei Giorni in Veneto e poi nel proseguio della carriera furono tesserati dall'89 al 91 per la Giessegi.  Fra i primi argentini, di decine fatti correre in Italia da Fanini, Edoardo Trillini, Alexandre Marcelo Oscar (Pepsi-Alba-Fanini 1989 e nel biennio 1990-91 con i colori di Amore e Vita ndr), Juan Carlos Haedo, Omar Contreras, Alberto Bravo, Pablo Elizalde, Juan Milatich, José Maria Orlando, Aurelio Femenia, Osvaldo Frossasco, Omar Richesse, Padrò Caino, Juan Carlos Haedojc, Miguel Sevillano, Luis Moyano, Juan Milatich, Antonio Matesevach e Fabio Placanica ma nessuno di loro riusciva ad andare oltre qualche piazzamento fino a quando arrivò lo scalatore Daniel Efrain Castro, uno dei pochi che riusciva a staccare qualche volta il grande Marco Pantani.

L'AVVENTO DI DANIEL EFRAIN CASTRO

Non soltanto il Team Fanini tesserava ciclisti argentini, ma è anche il primo Team europeo ad aver partecipato con le sue squadre alle brevi corse a tappe argentine come quando nella Vuelta a Mendoza nel 1987 conquistò 5 tappe delle 11 in programma: due vinte da Cesare Cipollini e tre dal velocista Roberto Gaggioli. Per Ivano Fanini fu una gioia indescrivibile: 12 anni dopo il suo viaggio di nozze riuscì a tornare nella terra di suo zio vincendo con la sua squadra il maggior numero di tappe. Ma a livello internazionale le sue squadre sono spesso state protagoniste affidandosi a giovani emergenti e rendendole a trazione di diverse nazionalità, visti i numerosi stranieri che sono giunti a Lucca per indossare i suoi colori investiti di responsabilità ma con il grande obiettivo di essere lanciati nel ciclismo che conta. In Argentina, anche a febbraio di quest'anno, alcuni campioni italiani come Filippo Ganna ed Elia Viviani si sono presentati alla partenza della Vuelta a San Juan.

L'argentino che ha raccolto le maggiori soddisfazioni in maglia Fanini è stato Daniel Efrain Castro. Nel settembre del 1989 il suo esordio italiano con la Pepsi-Fanini all'età di 22 anni. Una stagione trionfale: 1.o nella Bassano-Monte Grappa in Veneto; 1.o nella classifica generale della Sei Giorni del Sole (breve corsa a tappe) dove superò il grande Marco Pantani che vinse due tappe ma dovette cedere al corridore di Fanini il primo posto nella classifica generale. Nel 1990 in maglia Amore e Vita l'attuale cinquantaseienne di San Juan si impose nel Trofeo dello Scalatore e giunse secondo nel Giro dell'Umbria preceduto sul traguardo da Massimo Ghirotto. Nel 91 si impose nella prima tappa della Vuelta Argentina.

DANIEL CASTRO: CHE ONORE AVER BATTUTO MARCO PANTANI ALLA CORSA DEL SOLE....

Da una decina di anni Daniel Castro fa il D.S. della squadra continental argentina Agrupacion Virgen de Fàtima- San Juan Biker Motos, una squadra giovane che è riuscita ad ottenere i migliori risultati al Giro dell'Uruguay, inserito nell'Uci America Tour classe 2.2.

"Se sono diventato esperto di ciclismo-dice alla Gazzetta di Lucca-lo devo a Ivano Fanini. Venire a correre in Italia in età giovanile era sempre stato il mio sogno. Non posso dimenticare quel triennio, uno fra i più belli della mia vita, quando alloggiavo all'Hotel Antico Masetto di Lamporecchio assieme ai miei connazionali. Dall'89 al 91 sono state le mie prime esperienze internazionali, che mi sono servite per poi dopo qualche anno iniziare un nuovo percorso da dirigente in Argentina."

Lei che ricordi conserva della Sei Giorni del Sole, quando vinse la classifica finale?

"La gioia fu tanta ma a pensarci adesso l'onore per me è stato ancora più grande. In quel giro correva Marco Pantani, che vinse le prime due corse da dilettante. Il campione romagnolo non era ancora sbocciato, però fra noi due ci fu un'acerrima rivalità per conquistare la classifica finale. Il Giro lo vinsi io ed in qualche occasione l'ho pure staccato anche se avvertivamo che Pantani aveva delle qualità enormi. Il parlarne oggi non è irriverenza ma il giusto tributo nei confronti di un campione che da li a pochi anni sarebbe stato inarrivabile. Io ero felice per aver regalato il trofeo ad Ivano Fanini, uno fra i più grandi dirigenti ciclistici del mondo ed oggi penso che posso dire di aver battuto in quella occasione uno fra i più forti scalatori del mondo di tutti i tempi. Pantani era un ragazzino, ancora con la chioma piena di capelli. In salita scattava continuamente ed io ero sempre pronto a rispondergli."

Quanto ha inciso Ivano Fanini nella storia del ciclismo argentino?

"Tantissimo-conclude Castro-è lui che ha fatto il ciclismo dalle nostre parti. Noi argentini che abbiamo corso in Italia, abbiamo trasmesso le nostre esperienze ai giovani ciclisti del nostro paese. Ci vorrà del tempo ma penso che usciranno anche dall'Argentina dei corridori di caratura internazionale, perchè i praticanti stanno aumentando. Il nostro livello si era già alzato con il velocista Juan José Haedo che con il Team Saxo Bank ha vinto diverse corse entrando ad occupare una posizione di rilievo nella gerarchia dei migliori velocisti ed ora stiamo lavorando per lanciarne di nuovi."

Continuano le testimonianze dei diretti protagonisti che sono stati lanciati da Fanini. In mezzo secolo di dirigenza sono molteplici i corridori da lui lanciati in vari paesi del mondo.

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