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Scritto da Valter Nieri
Amore e Vita
22 Settembre 2022

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Franco Chioccioli è stato uno dei più grandi scalatori degli ultimi 50 anni. Ne sa qualcosa Ivano Fanini, che ha lasciato il segno con le sue imprese e i suoi record a livello nazionale per la gioia di tutti gli amanti del ciclismo lucchese. Lo aveva inseguito a lungo, era un suo estimatore già quando "Coppino" era dilettante e furoreggiava nelle salite vincendo e dominando anche il Giro della Lunigiana.
"Lo volevo ingaggiare già nelle mie squadre di dilettanti - dice Fanini - ma sapevo che lui era profondamente legato all'amico D.S. Franco Montanelli suo mentore. Però insistetti tanto per convincerlo e alla fine, nel 1985, riuscii ad ingaggiarlo. Di lui scriveva già bellissimi articoli Mazzoni del giornale La Nazione; il primo a scrivere il soprannome di Franco Chioccioli "Coppino", ma quel soprannome a distanza di tanti anni voglio svelare che glielo detti io, già quando Chioccioli correva nelle categorie dilettantistiche. Vedevo la sua forte somiglianza al leggendario Fausto Coppi, nella fisionomia, ma anche nel suo portamento in sella alla bici. Quando poi nel 1983 pur non facendo classifica al Giro vinse la maglia bianca come miglior giovane, ne ebbi la conferma".
Ivano Fanini sentiva dentro di sé un aspetto enigmatico di sincronicità con Chioccioli. E quando riuscì a convincerlo nell'indossare i colori Fanini ci fu una connessione fra i due. Chioccioli si fece condurre dal proprio istinto ascoltando ed accettando le condizioni del patron lucchese.
NEL 1985 LA PRIMA VITTORIA AL GIRO D'ITALIA DI COPPINO IN MAGLIA FANINI
Dopo che passò professionista nell'82 con la Selle Italia-Chinol, lo scalatore aretino puntava decisamente ogni stagione al Giro d'Italia ed i rapporti con la corsa rosa sono stati per lui una costante crescita di risultati ed emozioni. L'esordio lo vide partecipare senza infamia e senza lode con un 25.o posto nella classifica finale. Ma poi la sua costante crescita e la cooperazione e reciproca fiducia che raggiunse con Fanini nell'85 gli consentì di vincere la sua prima tappa da Frosinone al Gran Sasso.
Era la 14.a del Giro quando sferrò l'attacco risolutore giungendo da solo sul traguardo, così come faceva Fausto Coppi. Fra i battuti quel giorno ci furono nomi eccellenti: al secondo posto si classificò l'australiano Matthew Wilson staccato sul traguardo di 15" ed il grande Francesco Moser, che pur non essendo uno scalatore a volte con la sua generosità conquistava il cuore degli italiani, confrontandosi spesso con la dimensione dell'impossibile e dell'incognita. Quel giorno giunse terzo a 24" da Coppino. La Fanini al secondo anno, dei 37 di professionismo, conquistava la prima vittoria al Giro d'Italia e lo stesso faceva Coppino lanciando il suo primo vero segnale nella sua felice storia con il Giro.
Gli sportivi lucchesi cominciavano a capire che Fanini faceva sul serio. La prima ed unica squadra lucchese professionistica nella storia del ciclismo era agli inizi di percorsi vincenti e memorabili che l'avrebbero portata negli anni successivi a vincere ovunque: dalle tappe al Giro d'Italia, ai campionati nazionali, ai titoli mondiali su pista conquistati con diversi suoi campioni. Non era mai successo prima che Lucca diventasse così importante nel ciclismo grazie al suo presidente-manager Ivano Fanini. Il Giro d'Italia nel 1985 lo vinse Bernard Hinault che trionfò proprio a Lucca dove si concluse il Giro superando l'idolo italiano Francesco Moser che si classificò secondo, ma la Fanini fece un figurone con Coppino, 9.o nella classifica finale a 8'33" dal vincitore e quinto nella classifica a punti della maglia ciclamino. La squadra di Fanini poteva vantarsi perché era riuscita a vincere una tappa battendo con un suo atleta i due fuoriclasse del ciclismo mondiale.
11 GIORNI DOPO LA FINE DEL GIRO FANINI CON COPPINO BATTE DI NUOVO MOSER AL GIRO DEL FRIULI
"A pensarci ora - dice il patron lucchese - devo ammettere che quel giorno un mio corridore fece un'impresa. In quel momento, preso dal lavoro, non mi gustavo appieno le tante vittorie perché dovevo sempre programmare gli impegni successivi. Ebbi soltanto tempo di pensare agli sportivi lucchesi ed ero felice di aver loro regalato quella grande soddisfazione. Io, poi, ero fin da ragazzo, un grande tifoso di Francesco Moser. Lui era il mio idolo ed il mio amico Piero Pieroni era il suo massaggiatore come anche per tanti miei corridori ed averlo battuto, sia pure in una tappa, al Giro d'Italia, mi dette la consapevolezza che nulla era impossibile riuscendo a rimanere per così tanti anni nel professionismo."
Undici giorni dopo la conclusione del Giro d'Italia, Coppino fece un'altra impresa vincendo per Fanini il Giro del Friuli e fra i battuti ci fu un'altra volta Francesco Moser. Un ordine di arrivo da campionato del mondo: 1.o sul traguardo di Sarone Franco Chioccioli, 2.o Francesco Moser, terzo l'olandese Johan Van der Velde, 4.o lo spagnolo Marino Lejarreta e quinto Gian Battista Baronchelli. Una corsa dura partita da Basalghelle in Veneto dove Chioccioli riuscì a spuntarla allo sprint, nella conclusione a lui meno congeniale, ma dimostrando la grande condizione di quel giorno dopo 199,4 km. di gara.
SEGROMIGNO DIVENNE CENTRO DI AGGREGAZIONE DEI CICLISTI
Investendo i ristretti budget che aveva a disposizione, Fanini ha fatto emergere grandi campioni che esaltavano tifosi e appassionati. Grazie anche al suo entusiasmo e alle sue capacità di aggregazione, oltre al suo impegno, ha accompagnato anche lo sviluppo sportivo di Capannori e Lucca collezionando con le sue squadre davvero tanti successi sulla scia dei quali Segromigno Piano (a qui tempi sede delle sue squadre giovanili), molti giovani si avvicinarono al ciclismo.
Nacque uno dei vivai giovanili più importanti d'Italia, al quale si unirono anche i più promettenti ciclisti australiani, danesi e svedesi che da li a pochi anni scelsero l'Italia e Fanini come trampolino di lancio. A Coppino quella vittoria sul Gran Sasso con Fanini, gli dette la consapevolezza di poter riuscire a vincere un giorno il Giro d'Italia. La sua è stata una crescita costante in qualità di scalatore. Le Alpi e le grandi montagne lo attraevano e la sua versatilità lo induceva ad attenderle per scattare e fare la differenza sulle salite più ripide, aiutato da un fisico leggero e longilineo. Nell'88 vinse la 6.a tappa a Campitello Matese e sul Passo Gavia inondato di neve perse la maglia rosa a causa del freddo rimanendo staccato di oltre 5 minuti dal vincitore di tappa Erik Breukink.
Il Giro poi fu vinto dallo statunitense Andrew Hampsten. Fu quinto nella classifica finale dell'89 e 6.o in quella del '90. Finalmente e con pieno merito all'età di quasi 32 anni riuscì a vincere la classifica finale nel 91 in maglia Del Tongo, nonostante i pronostici fossero tutti per Gianni Bugno e Claudio Chiappucci. Indossò la maglia rosa al termine della seconda tappa, la perse per un giorno soltanto e la riconquistò portandola fino all'ultima tappa a Milano. Vinse anche tre tappe leggendarie: ad Aprica, Passo Pordoi e Casteggio superando Bugno nel finale che si rifece battendolo successivamente nella prova unica del campionato italiano. Nel '92 conquistò il terzo gradino del podio nella classifica finale del Giro che fu vinto da Miguel Indurain davanti a "El Diablo" Claudio Chiappucci. Coppino ha conquistato da professionista 28 vittorie fra le quali una tappa al Tour de France, le tappe al Giro d'Italia, la Coppa Agostoni, il Giro del Trentino nell'84, una tappa al Giro della Svizzera dell'86 e la Coppa Sabatini del 91.
CHIOCCIOLI: FANINI UN VULCANO DI IDEE
"Mi sono sempre trovato bene nei rapporti con Ivano Fanini, che sono proseguiti in amicizia anche dopo quelli di lavoro. Si perché Ivano è un vulcano di idee, propone sempre qualcosa di diverso nel ciclismo, uno sport che ha nel sangue".
Riepilogando la sua carriera, mette il Giro d'Italia al primo posto nelle sue soddisfazioni?
"Al primo posto di importanza - dice l'attuale D.S. aretino - ma non di soddisfazione. La corsa che più di ogni altra mi ha fatto esultare è stata la tappa che vinsi al Tour de France nel 1992 da Le Bourg d'Oisans a Saint Etienne. Una delle poche volte che se mi si guardava mentre tagliavo il traguardo sorridevo. Vincere al Tour ti dà una emozione particolare e soprattutto farlo nella prima volta che partecipi ad età ormai avanzata"
Invece la sua più grande delusione?
"Non ci crederà e l'ho detto poche volte in passato. In una tappa al Giro dei Paesi Baschi mentre stavo per tagliare il traguardo dopo una lunga fuga solitaria, mi girai e vidi distante il gruppo pensando di avercela fatta. Invece non mi accorsi del belga Johan Museeuw che tra me e la transenna mi superò proprio sulla linea del traguardo. Una specie del mondiale di Gaap quando Marino Basso superò sul traguardo Franco Bitossi che pensava ormai di aver vinto il mondiale."
Nella sua carriera di D.S. dopo aver allenato grandi squadre come Mercatone Uno, Saeco e Mobilvetta è tornato a dirigere i dilettanti Elite Under 23 con il Team Futura.
"Preferisco insegnare ai giovani. I corridori quando sono dilettanti ascoltano i consigli dell'allenatore esternandogli le loro difficoltà. Da professionisti quando hanno un problema si rivolgono sempre al presidente e ai vertici societari. Quindi ritengo più gratificante e stimolante il mio ruolo attuale. Alla Futura Rosini mi sta dando soddisfazioni Lucio Pierantozzi, già vincitore di quattro corse in stagione, che ho contribuito a rigenerare e a far tornare un corridore vincente."
E' vero che appena Fanini riuscirà ad affiliarsi in Vaticano lei sarà il suo nuovo D.S. con Zamparella?
"Mi sta dicendo tutto lei. Io al momento non ne so niente. Mi fa però piacere che un grande dirigente ciclistico come Fanini sia interessato a me. Poi se arriverà questa chiamata, valuterò al momento". Intanto, però, nel corso degli anni sono diversi i giovani che Chioccioli ha segnalato, da osservatore, a Fanini e che sono passati professionisti con Amore e Vita, fra i quali Pierpaolo Ficara e Danilo Celano.
Più difficile vincere oggi o ai suoi tempi?
"Sicuramente quando correvo io. Gli anni '80 e '90 erano pieni zeppi di fuoriclasse. Per vincere una classica, una tappa o una classifica finale in un Giro si aveva sempre a che fare con corridori fortissimi come Moser, Saronni, Van Impe, Hinault, Museeuw, Baronchelli, Bugno, Chiappucci, Lemond, Hampsten, Indurain e tanti altri ancora. Contro simili campioni era già difficile riuscire a piazzarsi."
Franco Chioccioli continua oggi a trasmettere le sue esperienze ai giovani nel Team Futura. Un compito che lo soddisfa rimanendo nell'ambiente. Il ciclismo è la sua vita e la sua serietà gli consente di dare ancora molto a questo mondo con i suoi segreti ed i suoi insegnamenti. A 63 anni nella vita privata gestisce invece un agriturismo nel suo paese di Pian di Scò, in quelle magnifiche valli che già da ragazzo percorreva in bici con quella naturalezza che hanno soltanto i grandi campioni. Fanini è orgoglioso di aver contribuito a farlo maturare e diventare il vero Coppino del ciclismo italiano.
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