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Scritto da Valter Nieri
Amore e Vita
25 Novembre 2023

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Uno fra i primi svedesi a sfondare nel ciclismo italiano degli anni 70-80 fu Tommy Prim, il biondone che non disdegnava la fatica e che trasferì nel nostro paese un pezzo di quel senso civico scandinavo più avanzato da decenni degli altri paesi europei. Però il suo carattere freddo e distaccato, come per la maggior parte degli svedesi, gli impedì una carriera più lunga ritirandosi dall'attività agonistica all'età di 31 anni al termine della stagione 1986 quando ancora aveva l'opportunità di dire la sua soprattutto nelle corse a tappe. Un'ondata di svedesi giunse a correre in Italia dal 1977, indossando la maglia Fanini ed alcuni, come Alf Segersall, riuscirono ad imporsi grazie alla forza fisica ma anche entrando in sintonia fin dalle prime corse con la determinazione mentale degli italiani. Il 15 marzo 1977 fu una data storica per la Saab, nota squadra svedese di quei tempi, quando si recò in ritiro in un hotel di San Terenzo, per il clima ideale per allenarsi, consigliata dal ligure Leo Selmi, allora operaio dell'azienda svedese.  Fu li che  conobbero il vulcanico Ivano Fanini che ne tesserò alcuni per le sue squadre di dilettanti (non aveva ancora sfondato nel professionismo ndr). Alf Segersall con quei colori riuscì subito a vincere, altri lo fecero successivamente.
LE PRIME CORSE IN ITALIA IN MAGLIA FANINI
"Ero un po' titubante-ricorda Tommy Prim-però rimanendo in contatto con i miei connazionali alle prime esperienze italiane, fui convinto, in particolare dall'amico Alf, a provare queste nuove esperienze. Così conobbi umanamente Ivano Fanini, che in Svezia consideravano già a quei tempi uno scopritore di talenti. Iniziai da quel momento a pensare che la mia passione poteva diventare un lavoro. Nell' Autunno del 1977 mi decisi ad affrontare l'esperienza italiana indossando la maglia Fanini. L'inizio fu per me difficoltoso nella Coppa Fiera di Mercatale, quando in una fuga a quattro caddi e mi ritirai. A vincere fu il mio connazionale Alf, ma ebbi la sensazione che potevo stare in corsa con i migliori. Fino ad allora i miei successi più importanti furono i campionati nazionali svedesi, quando vinsi nel 1972 da juniores il titolo nella crono-individuale mentre nel 1976 mi imposi da Elite in linea e nel Campionato dei Paesi Nordici su strada nella crono squadra a Boràs nella Vastra Gotaland. Qualcosa quindi avevo già fatto vedere delle mie qualità di fondista e più avanti avrei dimostrato di essere anche un buon scalatore. Quindi mi mancava di vincere in Italia, il paese che a quei tempi era più evoluto ciclisticamente. Sempre in maglia Fanini disputai la crono-coppia nel G.P. d'Europa proprio con Segersall e ci classificammo al sesto posto. La mia più grande stagione fu nel 1979, quando da Elite mi imposi nella prova unica del campionato nazionale svedese, nella crono individuale e a squadre. In più  vinsi la 3.a e 4.a tappa del Giro d'Italia Baby e la quinta tappa della Settimana Bergamasca. Mi si aprirono le porte del professionismo con la Bianchi-Piaggio di Bergamo dove ho militato 7 anni, gli ultimi due con la Sammontana-Bianchi che faceva sempre parte dello stesso gruppo e che aveva sede a Bergamo."
MEL 1981 PERSE IL GIRO PER SOLI 38 SECONDI DA GIOVANNI BATTAGLIN
La prima dimostrazione di atleta da corse a tappe, Prim la dette subito al Giro d'Italia 1980, vincendo la 15.a frazione a Teramo, la seconda tappa Parigi-Nizza e la cronostaffetta a Montecatini Terme con Segersall, Knudsen, Baronchelli, Contini e Torelli. Ma le sue grandi qualità vennero fuori ancor più negli anni successivi. Fra le sue 24 vittorie da professionista spiccano il Tour di Romandia del 1981, la Tirreno-Adriatico del 1984, anno in cui si impose anche nella Parigi-Bruxelles, Coppa Agostoni e Trofeo Pantalica. Ma soprattutto lo ricordiamo protagonista nelle grandi tappe alpine nel contendere il primato in classifica del Giro d'Italia a Giovanni Battaglin e a Bernard Hinault, secondo nella classifica finale rispettivamente nel 1981 e 1982. L'edizione dell'81 si risolse sul filo dei secondi, infatti il biondone svedese lo perse per soli 38 secondi, mentre sul terzo gradino del podio salì Giuseppe Saronni, distanziato dal vincitore di 50 secondi. Prim era un corridore a contrazione lenta che non esprimeva una forte potenza ma che aveva una grande resistenza . E' per questo motivo che nell'ultima settimana delle corse a tappe dava il meglio di se.
"Avrei potuto sicuramente vincere almeno un Giro d'Italia-sottolinea- se avessi riscosso maggiore fiducia dalla Bianchi prima e dalla Sammontana- Bianchi successivamente nel biennio 85-86. Purtroppo io dovevo lavorare da gregario per Baronchelli e Contini, pur avendo dimostrato già all'esordio da professionista con un quarto posto nella classifica finale, di avere i numeri per aggiudicarmi la corsa rosa. Purtroppo non ho avuto la possibilità di fare la mia corsa prima da Giancarlo Ferretti, dal quale comunque ho imparato molto, e soprattutto da Waldemaro Bartolozzi con il quale non ho avuto ottimi rapporti. Con il passare delle tappe miglioravo forza e prestazioni, quando gli altri calavano per la stanchezza ed io viceversa venivo fuori dando il meglio di me stesso."
Forse, se Prim avesse alzato la voce, cosa che non era nelle sue caratteristiche come nemmeno degli svedesi in generale, avrebbe guadagnato più fiducia. Prim non era uno che "suonava il clackson" per dimostrare le proprie insoddisfazioni. A risultati è stato uno fra i più forti scalatori degli anni 80 essendosi piazzato due volte secondo e due volte quarto al Giro d'Italia dal 1980 al 1986. Amava fare il ciclista senza fare proclami, attento sempre al grosso e ai dettagli, ma soprattutto uno che stava alle regole impartite dalla società ciclistica di appartenenza. Forse in quegli anni, avesse avuto come Patron Ivano Fanini poteva ambire, riscuotendo la sua piena fiducia, a vincere quell'edizione del Giro che gli è mancata nel suo comunque rispettabile palmares.
Ma perchè il suo precoce ritiro dall'attività agonistica al termine del 1986 quando aveva soltanto 31 anni?
"E' una storia un po' curiosa-dice smorzando un sottile sorriso-ero un po' orgoglioso. Dopo essermi sempre comportato bene con la Bianchi, chiesi dopo il Giro d'Italia 1986 di poter correre il Post-Giro in Svezia. Avrei avuto piacere, dal momento che ormai ero diventato popolare anche nel mio paese, di tornare a correre fra la mia gente. Mi fu risposto che invece sarei dovuto andare a correre al Giro della Svizzera. Così a fine stagione decisi di tornare in Svezia e attaccai la bicicletta al chiodo dedicandomi a fare l'operaio in una azienda che commerciava salmoni.
NEL 2000 IL SUO RITORNO ALLA BIANCHI IN VESTE DI UOMO IMMAGINE
Nel 2000 Prim fu convinto a tornare in Italia per rappresentare l'azienda bergamasca nel partecipare alle Fiere nell'esporre le sue biciclette al pubblico. 
"Presi per un periodo anche in mano la squadra Crescent dello stesso Gruppo Bianchi a livello tecnico togliendomi diverse soddisfazioni".
Oggi alla veneranda età di 68 anni continua periodicamente ad andare in bicicletta percorrendo circa 20 mila chilometri l'anno, cercando di evitare di immergersi nei ritmi urbani, scegliendo percorsi che costeggiano le acque dell'Oceano o dei Laghi, tra foreste e piccoli villaggi. Tommy Prim, il biondone svedese degli anni 80, ha rappresentato una buona era del ciclismo scandinavo, tornato a ruggire con lui ed i vari Glenn Magnusson, Michel Lafis, Thomas Gronquist Alf Segersall e Jonas Ljungblad dopo la prima ondata capitanata da Gosta Pettersson che viceversa da loro ebbe più fortuna con la corsa rosa riuscendo a vincere il Giro d'Italia nel 1971. Questi ultimi svedesi, eccetto Pettersson, sono passati tutti dal Team di Ivano Fanini, contribuendo a far conoscere Capannori a livello internazionale. Un territorio comunale che mise le sue radici ciclistiche con Lorenzo Fanini, che fondò le prime squadre nel lontano 1948.
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