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Scritto da aldo grandi
Ce n'è anche per Cecco a cena
07 Novembre 2023

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Non ci sorprende questa campagna planetaria o quasi a favore dei palestinesi nei confronti di Israele, senza alcuna distinzione, da un lato, tra i tagliagole liberticidi di Hamas, Iran e Hezbollah da un lato e la democratica, occidentale, libertaria Israele. Conosciamo, ormai, da tempo le ipocrisie e le deformazioni dell'Ideologia verniciata di rosso e sappiamo bene che, già cinquant'anni fa, Lotta Continua, Potere Operaio, le Brigate Rosse, tutti i gruppuscoli della sinistra extraparlamentare, stavano con i palestinesi nonostante la strage di Settembre Nero alle Olimpiadi di Monaco del 1972. Gli ebrei fanno comodo da sempre, sia quando si tratta di organizzare dei pogrom con cui decimarli, sia quando serve lustrarli un po' e strumentalizzarli in funzione antifascista e antinazista. Chissà, ora, come faranno politicanti ed amministratori da strapazzo a celebrare il 27 gennaio la giornata della memoria dedicata alla Shoah, quando non hanno nemmeno aperto bocca o scritto un rigo su quanto avvenuto il 7 ottobre 2023, un mese fa, in occasione del pogrom organizzato da Hamas e che ha prodotto la strage di oltre 1400 ebrei comprese donne e bambini, fatti a pezzi, bruciati, violentati, decapitati e rapiti. Perché, vedete, il problema sta proprio qui: troppo facile ricordarsi degli ebrei solamente quando si tratta di parlare di Auschwitz e Mauthausen, di Hitler e Mussolini, quando c'è da attaccare il neofascismo pressoché inesistente e inoperante, ma che fa tanto comodo alle Elly Schlein e alle Laura Boldrini. Nessuno, tra questi soloni verniciati di rosso fucsia ha il coraggio di ammettere che, oggi, l'unico pericolo esistente per il popolo ebraico sono gli arabi ossia i musulmani dei quali stiamo riempiendo l'Europa nemmeno fosse un paniere per la spesa. Nessuno che dice che i migliaia di atti antisemiti di queste ultime settimane sono opera non delle SS, della Gestapo o delle Brigate Nere resuscitate a nuova forza, bensì di tutti coloro che, arabi e fiancheggiatori, vorrebbero lo sterminio degli ebrei per il semplice fatto che esistono ed esiste lo stato di Israele. Chi divide gli ebrei da Israele, altro non fa che il gioco sporco di chi vorrebbe cancellare entrambi.

Se non ci fosse Israele non ci sarebbero più gli ebrei anzi, ci sarebbero, ma subirebbero lo stesso destino e gli stessi massacri che hanno patito nel corso dei secoli quando vivevano all'interno di stati che li tolleravano salvo, poi, a volte, dimenticarsene. Per questa ragione, nel 1948, è stato costruito lo stato di Israele, proprio perché non si ripetessero stermini come quello nazista e pogrom come quelli sistematicamente organizzati all'interno dei Paesi dell'est europeo. E i dementi ignoranti e privi di cultura che stanno, quasi tutti, a Sinistra e tra le giovani generazioni di idioti tecnologici, non si rendono conto che attaccare, oggi, Israele e chiederne la sconfitta, equivale a sostenere, né più né meno, chi, durante il secondo conflitto mondiale, li spediva senza tanti complimenti nelle camere a gas.

Israele e gli ebrei sono una endiadi: non può esserci l'una senza l'altro e viceversa. Sono due parole che si completano, che non possono esistere l'una senza l'altra.

Invece i politici nostrani, oltre a quelli che bivaccano, parassiti, negli organismi sovranazionali, cercano di mantenersi equidistanti, al massimo si astengono, ma niente adesioni convinte, nessuna partecipazione consapevole e sapete perché?

Per due motivi essenziali: il primo, perché intrattengono affari di natura economica con l'universo islamico che detiene il potere economico o, comunque, molto di quello che lo rappresenta. Secondo, perché hanno, in casa propria, un cancro che li sta lentamente, ma progressivamente divorando e che non sanno come affrontare: una immigrazione musulmana senza limiti che comporta la presenza del potenziale nemico, in qualunque situazione non soltanto questa, dentro i propri confini e, quindi, qualunque scelta politica rischia di scatenare il nemico dormiente. E la conseguenza è che oggi come negli anni Trenta gli ebrei sono in pericolo, soprattutto, in Europa. Dove sis entono minacciati, giustamente, e non certo dai nipotini di Hitler.

E' pazzesco vedere che quanto sta accadendo oggi in Europa sarebbe stato impensabile fino a cinquant'anni fa. Ogni Stato, infatti, è sempre stato geloso dei propri confini, attento a difenderli, a custodirli, a proteggerli. Adesso, al contrario, i confini, almeno in Italia e in Occidente, non esistono più perché 'assassini' della sovranità nazionale e dei popoli li hanno aperti a cani e porci senza distinzione, con la scusa dei motivi umanitari, ma senza pensare alle conseguenze a lungo termine, e ciò che significa riempire una comunità più o meno solida e unita, con corpi estranei che hanno consuetudini, religioni, abitudini completamente diverse se non, addirittura, opposte, soprattutto, per quel che concerne i diritti civili e umani, la libertà di stampa e di parola. 

Israele è l'unica democrazia esistente in un mondo, africano ed asiatico, dove la libertà non esiste, dove la democrazia è inesistente, dove fare domande o inchieste, cercare la verità, dire la propria opinione, essere donna o anche gay, o anche transgender o semplicemente fluidi come va tanto di moda adesso o fumarsi uno spinello, è un reato perseguibile senza tanti complimenti e, a volte, financo con la morte. Chiedete ai genitori di Giulio Regeni, alla moglie di Jamal Kashoggi. 

Israele è stata attaccata il 7 ottobre, come al solito, a tradimento, durante una delle sue festività religiose. Ha reagito. Cosa avrebbe dovuto fare? Ha reagito come farebbe qualsiasi stato sovrano, non come farebbero l'Italia, o la Francia o la Germania ormai invase, contagiate e contaminate dal virus musulmano che impone prudenze ed esitazioni, ma in guerra come in pace ogni esitazione si sconta e noi le sconteremo col sangue dei nostri pardon, dei vostri figli e nipoti. Israele doveva e deve fare da sé. Perché la sua sicurezza non può dipendere dagli altri visto che ogni qualvolta gli ebrei si sono fidati e affidati a qualcuno sappiamo bene come è andata a finire. Ne va della loro sopravvivenza.

Insistono col dire che non deve diventare una guerra di civiltà o di religione. Perché, fino ad ora che cosa è stata?O ci dimentichiamo degli attentati nei quali sono morti a migliaia innocenti in tutti i paesi di Occidente vittime del terrorismo arabo e musulmano? O che forse i cristiani massacrati in giro per i paesi musulmani sono solo una questione trascurabile? Affinché questo conflitto non debba degenerare definitivamente, occorre che ognuno stia, paradossalmente, a casa propria coltivando le proprie consuetudini-abitudini-convinzioni. Ogni integrazione è impossibile e non lo diciamo noi, lo dice la Storia. Se integrazione può esserci, essa avviene tra popoli che hanno gli stessi valori e la stessa civiltà. Tutto il resto è caos annunciato. Cosa volete che gliene importi a un musulmano del Risorgimento o della Resistenza o della Shoah quando, nel suo profondo, vorrebbe vedere proprio gli ebrei sparire dalla faccia della terra?

A pensarci bene, basterebbe vedere che chi sponsorizza Hamas è l'Iran, il paese che all'Onu presiede la commissione per i diritti umani: cos'è, uno scherzo? L'Iran, dove uccidono adolescenti perché non indossano il velo, dove torturano e mandano a morte chi protesta per le strade. E noi dovremmo stare da questa parte? Dalla parte dei tagliagole dell'Islam? No grazie. Noi faremmo firmare a chiunque entri nel nostro Paese un documento, un giuramento di fedeltà alle istituzioni che, se tradito, comporterebbe l'immediata espulsione o anche peggio. Invece apriamo tutto, facciamo entrare chiunque e poi, se ammazza qualcuno come è accaduto recentemente con i due tifosi svedesi, chissenefrega tanto non sono dei nostri e anche la Laura Boldrini che spiega come la colpa sia di chi non ha saputo fare qualcosa per integrare l'assassino. Meglio che stiamo zitti, altrimenti ci sospendono per un anno.

E hanno il coraggio di criticare il generale Roberto Vannacci per il suo libro: non uno, ma dieci, cento, mille Vannacci sarebbero necessari per restituire una spina dorsale a questo paese di invertebrati.

Leggiamo un po' ovunque che artisti, cantanti, intellettuali come ad esempio, Rula Jebreal o anche gente di casa nostra, si dichiarano apertamente dalla parte dei palestinesi. Ma lo fanno, guarda caso, abitando a New York, nei paesi occidentali dove la libertà è loro garantita e non nei paesi musulmani dove, al massimo, potrebbero indossare il velo e dedicarsi al cucito. Ma perché la gente apre bocca e dà fiato? Perché in Occidente ci si martella gli attributi da soli senza dimostrare di averli spedendo gli aficionados dell'Islam a Raqqa, la ex capitale dell'Isis? Siamo convinti che un soggiorno all inclusive di almeno una settimana sarebbe sufficiente a ristabilire le giuste proporzioni.

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