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Scritto da aldo grandi
Ce n'è anche per Cecco a cena
18 Ottobre 2023

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Premesso che quello che è accaduto ieri sera in consiglio comunale, di fronte a ciò che sta avvenendo in Ucraina e in Medio Oriente, è risibile per non dire peggio, crediamo sia giusto puntualizzare alcune cose a proposito di una maggioranza che governa a Lucca come se si trovasse in un Luna-Park pieno zeppo di luci che brillano e lampeggiano senza sosta. La vita, però, è tutt'altro e anche la memoria storica, oltreché un minimo di cultura invece del solito magna magna - arraffa tu che arraffo io, ha un suo valore. Ebbene, tutti sanno, anche i sassi, che non ci è dispiaciuto affatto, un anno fa, della vittoria del centrodestra e, in particolare, di Mario Pardini alle elezioni amministrative. Ciònonostante non possiamo fare a meno, come abbiamo fatto per dieci anni di monarchia assoluta del centrosinistra e di Alessandro Tambellini, di azzannare l'ignoranza e la presupponenza quando esse si manifestano in modo plateale. Ed è proprio quello che è avvenuto ieri sera durante la seduta di consiglio comunale a Palazzo Santini. Il solito consigliere di opposizione Daniele Bianucci, dopo, pare, una serie di contatti non ufficiali con la maggioranza dall'esito negativo, aveva ugualmente deciso di presentare una mozione per intitolare una strada a Sandro Pertini, medaglia d'argento al valor militare durante la prima guerra mondiale seppure di idee socialiste e neutraliste, antifascista della prima ora, antinazista, presidente della Repubblica. Una proposta talmente normale e condivisibile che non ci sarebbe nemmeno stato il bisogno di discuterne: si approva e basta. Del resto si intitolano strade e piazze a chiunque non si vede perché non si dovrebbe, a Lucca, intitolarne una a chi, effettivamente, lo merita davvero. Se il sindaco Mario Pardini - ma è ancora lui il sindaco di Lucca? - avesse avuto un minimo di voce in capitolo e di personalità, la mozione avrebbe dovuto essere votata all'unanimità, anzi, sarebbe stato un bel colpo di spugna, si fa per dire, su vecchie contrapposizioni ideologiche che fanno soltanto ridere a distanza di quasi un secolo. Invece no. Salvo un consigliere di Lucca 2032 e un Pasquinelli che prima vota in un modo ossia favorevole e, poi, in un altro per errore o perché ci ha ripensato - comunque una figura ridicola che avrebbe meritato le immediate dimissioni per salvare la faccia - nessuno della maggioranza ha sentito il bisogno di tributare un giusto ricordo - per quello che vale e per quello che serve - a Sandro Pertini. 

E' stato opposto il fatto che il centrosinistra al governo della città non lo aveva fatto quando governava e, adesso, pretendeva di farlo fare alla maggioranza che aveva ben altre priorità. Te lo immagini che priorità! 

Quindi, secondo i professori di storia contemporanea della giunta guidata da Mario Pardini intitolare una via a Sandro Pertini, sia pure nell'ambito di un progetto di cui fa parte anche l'Anpi che, se fosse per noi, non prenderebbe un soldo di contributi dallo stato, non sarebbe una priorità. E, magari, può anche essere vero dal momento che stiamo parlando di storia, di cultura e di memoria. E, se non sbagliamo, qualche anno fa, durante la monarchia di Tambellini, proprio l'ex sindaco di Sant'Alessio si era adoperato affinché venisse sedata ogni resistenza all'interno della allora maggioranza di sinistra dopo l'approvazione all'unanimità della intitolazione di una via o piazza a Norma Cossetto, la giovane italiana trucidata dai partigiani titini nel 1943. E lo stesso Fabio Barsanti, ieri sera, pare, così restio, aveva plaudito all'intervento di Alessandro Tambellini.

Purtroppo la memoria, spesso, fa difetto tra la maggioranza degli esseri umani e la mediocrità aggiunta all'ignoranza, all'arroganza e alla presupponenza, fa più danni della grandine. 

Una via o una piazza a Sandro Pertini non è un obbligo e nemmeno sarebbe un diritto, più semplicemente dovrebbe essere un dovere. Va bene che l'antifascismo, ormai, lo usano come il prezzemolo infilandolo in tutte le salse, ma c'è un limite e questo limite, tra ciò che era sbagliato e ciò che, al contrario, era giusto, non andrebbe mai oltrepassato. Anche e, in particolare, a quasi 100 anni di distanza. Ammesso, ovviamente, che la storia e la memoria abbiano un valore.

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