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Scritto da Una madre delusa
lettere alla gazzetta
27 Settembre 2023

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Spettabile redazione, 

Ho una storia da raccontare e lo farò senza citare nessuno nel rispetto della privacy di tutti. 
Sono la madre di uno studente, ripetente della 4 superiore di un Istituto di Lucca che, al termine dell'anno scolastico 2022/2023 non è  stato ammesso alla quinta, in quanto il Consiglio di Classe ha ritenuto che non avesse raggiunto le competenze in Italiano e Storia ( unica insegnante) Matematica e Fisica  (unica insegnante) per passare alla classe successiva. 
Una motivazione alquanto superficiale per un ragazzo certificato con disturbi dell'apprendimento e per il quale è risultato evidente il mancato utilizzo delle giuste strategie previste dalla legge 170 del 2010; ancora più incomprensibile se si considera che nelle discipline pratiche di indirizzo i risultati sono stati eccellenti e la media generale delle materie era 6,5.
Per tali motivi abbiamo richiesto la consulenza di un legale per accedere agli atti e valutare la possibilità di presentare ricorso al TAR; nel contempo ho ottenuto "per grazia ricevuta" un colloquio con il Dirigente al quale ho esposto tutte le dinamiche ed ho fatto presente i motivi per cui la bocciatura fosse ritenuta ingiusta ed illegittima,  cosa che ovviamente ha fatto anche l'avvocato tramite PEC.
Ciò che mi ha deluso ulteriormente è stato il fatto che, nei miei confronti, il Dirigente Scolastico si sia mostrato piuttosto comprensivo ed apparentemente intenzionato a fare le sue verifiche per poi eventualmente intervenire mentre, dalla risposta formale all'avvocato è emerso un completo assenso all'operato del Consiglio di Classe,  considerando così chiusa la faccenda,  dal suo punto di vista. 
A quel punto avrei dovuto procedere con il ricorso ed ero fermamente decisa a farlo,  indipendentemente dall'esito,  non tanto per la bocciatura in sé ma per un senso di giustizia generale poiché la situazione di mio figlio e di molti altri ragazzi,  rappresenta una grossa piaga del sistema scolastico:
per gli studenti con disturbo specifico dell'apprendimento,  secondo la legge 170 del 2010 che lo riconosce, non occorre un insegnante di sostegno ma è necessario che i docenti delle varie discipline siano formati e idonei a far comprendere la propria materia a tutti;  insegnanti capaci di permettere agli alunni con difficoltà di trovare riscontro nel loro impegno e raggiungere gli obiettivi minimi. 
Tuttavia, analizzati bene i dettagli e appurato che il TAR statisticamente tende a tutelare la scuola piuttosto che le famiglie e che in caso di esito negativo la spesa sarebbe stata per noi insostenibile,  abbiamo rinunciato. 
Nonostante la delusione e la totale sfiducia,  almeno per ora, mio figlio non ha abbandonato il percorso di studi attuale e non si può certo dire per merito della scuola , l'unica motivazione è legata all'indirizzo scelto ed alle attività  pratiche per le quali è molto dotato ed i cui docenti erano di parere diverso dei colleghi che non l'anno ammesso. 
Di questa storia ho tralasciato diversi dettagli importanti che avrebbero sicuramente reso meglio l'idea su quanta incompetenza, superficialità ed ingiustizia ci siano state da parte degli insegnanti interessati e del dirigente che li ha tutelati ma non è il caso di esporsi più di quanto non abbia già fatto. 
Non a caso ho tentennato un po' prima decidermi a scrivere questa lettera a cuore aperto perché temevo di nuocere ulteriormente all'emotivita di mio figlio,  già deluso dalla scuola  e di incidere negativamente sui rapporti con gli altri insegnanti ed I compagni ma ad un certo punto,  il cuore ha preso il sopravvento sulla razionalità avuta finora ed il cambio di marcia nasce dall'esigenza di puntare I riflettori su quelle dinamiche sulle quali bisogna assolutamente fare luce in quanto ci sono troppe vittime di un sistema scolastico pieno di falle che esige dedizione ed attenzione da parte degli studenti ma non fa nulla per ottenerle, tutela gli insegnanti più incompetenti e spesso lascia nel precariato quelli che veramente potrebbero fare la differenza; un sistema che dovrebbe adeguarsi alle esigenze degli studenti certificati, promuovendo e pretendendo un dialogo tra famiglie,  alunni e scuola, all' insegna della collaborazione e dell'utilizzo di un linguaggio pedagogico più efficiente  ed invece demanda tutto alle associazioni delle quali la maggior parte delle famiglie neanche ne conosce l'esistenza e le attività. 
Allora io mi domando:
È  giusto che per ottenere da parte della scuola,  il rispetto delle regole morali e l'utilizzo dei mezzi  previsti dalla legge 170 del  2010,  le famiglie debbano monitorare a 360 gradi l'evolversi delle dinamiche scolastiche,  al fine di controllare che insegnanti,  dirigenti e funzioni strumentali facciano il loro dovere?
È  giusto che per ottenere un PDP efficiente ed adeguato alle esigenze dello studente le famiglie e gli alunni debbano,  su consiglio delle associazioni, compilare questionari che richiedono tempo e fatica, solo per tracciare le richieste?
In pratica bisogna stare col fucile puntato per l'intero anno scolastico per assicurarsi che tutto vada a buon fine ma i nostri figli vanno a scuola, non a fare la guerra!
È  giusto che la normativa scolastica,  nell'esonerare  gli insegnanti dall'obbligo di specificare sui registri quali mezzi e strategie vengon utilizzate per consentire agli alunni di sostenere verifiche ed interrogazioni,  li autorizza ad agire con incompetenza e superficialità?
È giusto che questo sistema preveda,  in caso di ricorso,  una spesa economica che non tutte le famiglie possono permettersi, per cui  sono costrette a rinunciare e che di questo, dirigenti ed insegnanti se ne facciano scudo?
Non dimentichiamo poi il PCTO ( la cosiddetta alternanza scuola lavoro) che gli studenti sono obbligati a seguire perché se non si raggiungono un certo numero di ore/crediti,  si compromette l'ammissione all'esame.  E non importa se sei un alunno certificato che ha bisogno dei tempi di studio più lunghi che in questo modo vengono ridotti  e, dopo tutta quella fatica, se si è bocciati non vengono neanche riconosciute.
In conclusione,  non pretendo certo che questa redazione dia le risposte ai miei quesiti ma mi sentirei molto più serena se riuscisse a divulgare questa storia e le conseguenti riflessioni,  magari, anche se forse è  utopico pensarci; si potrebbe riuscire a catturare l'attenzione di chi vive quotidianamente in questi contesti,  nei diversi ruoli.   Magari! Di questo sarei grata.
È necessario che ognuno faccia la sua parte: le famiglie educano I figli e  affidano alla scuola la loro istruzione ma non possono far fronte a ciò che essa non è in grado di offrire. Se il sistema scolastico non funziona,  bisogna avere il coraggio di raggirarlo qualche volta,  nell'interesse di ogni singolo studente,  invece , pet molti insegnanti e' più semplice girarsi dall'altra parte e bocciare ma alla fine, in questa direzione siamo tutti destinati a perdere. 
Da una madre delusa ma impegnata, nel suo piccolo a contribuire per cambiare le cose.
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