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Scritto da michele belfiore
Vite reali
22 Luglio 2023

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La dottoressa Lorita Tinelli è una psicologa forense, da anni in prima linea contro gli abusi compiuti da gruppi settari e sedicenti Guru spirituali. Per il suo impegno contro la manipolazione mentale dei culti distruttivi, ha ricevuto diverse minacce e intimidazioni. Nel giugno 1999, insieme ad altri studiosi, ha fondato il CeSAP, di cui è stata presidente pro-tempore sino al 2015 e nuovamente presidente dal 2019 ad oggi. Nell'ambito del CeSAP, in qualità di Cult Specialist, presta ascolto e consulenza per l'aiuto alle vittime di controllo mentale e di abuso psicologico da parte di sette, sedicenti carismatici e gruppi a carattere totalitario. Un'importante inchiesta, della Gazzetta di Lucca, sulle psicosette e guru.
I giochi letali sul web, un fenomeno che, uccide molti giovani. Una lunga intervista alla dottoressa Lorita Tinelli, con dinamiche costruttive e di prevenzione, in esclusiva alle Gazzette. 
Le psicosette (in inglese mind control cults) si presentano spesso come centri spirituali o del miglioramento di sé: nascondono dinamiche di soggiogamento psicologico. Lei è tra le più importanti esperte di questa piaga sociale. Ci può spiegare questo fenomeno?
Il fenomeno è molto più diffuso di quanto lo si immagini e si insinua in tanti ambiti della nostra vita. Si pensi ai diversi gruppi che entrano nelle aziende proponendo così un miglioramento delle condizioni di vita del personale, per poi lavorare sulla personalità e i vissuti dei dipendenti, senza che questi l'abbiano scelto. Oppure a quelle società che entrano nelle scuole per proporre corsi di miglioramento dell'apprendimento e che poi, sentendosi nel diritto, indagano sulla vita personale e famigliare degli iscritti ai loro corsi. Ma anche a quei fuffa Guru che promettono ricchezze, sfoderando macchine di ultima generazione, dimostrando che tutto si può fare seguendoli pedissequamente, ovviamente a pagamento. E molto altro ancora. Le caratteristiche comuni sono quelle di: coinvolgere gente, radicalizzarla alle ideologie del gruppo e dei leader, separarla dal resto del mondo, incluso famiglia e amici, il resto diventa tutto brutto e cattivo. Soprattutto durante la pandemia tutto questo è aumentato a dismisura, trovando terrendo fertile nell'insicurezza generale entrando facilmente nelle case e nelle vite altrui perché la maggior parte delle nostre attività si è trasferita on line.
Trucchi e segreti di manipolazione mentale a cui stare attenti?
La manipolazione mentale è una dinamica tossica che si instaura in una rapporto di disparità di potere. Chi ha maggior potere rispetto all'altro cerca di minare le sicurezze del suo interlocutore, amplificando i suoi bisogni, cancellandone i dubbi e rendendosi insostituibile, stabilendo così un rapporto di dipendenza. Il tutto attraverso una prima ingiustificata ed amplificata azione affettiva, quella che viene chiamata tecnicamente 'love bombing'. Ed è proprio a questa eccessiva manifestazione d'affetto da parte di perfetti estranei che bisogna stare attenti e chiedersi il perché di tutte queste attenzioni e promesse.  
Sette e santoni: come i reclutatori scelgono le vittime e come si fa a non cadere in trappola?
Le vittime scelte sono di solito persone sensibili, intelligenti, curiose. I Guru le intercettano facilmente, perché i loro messaggi-esca di "miglioramento del mondo" affrancano proprio persone con queste caratteristiche. Altro elemento importante è la fragilità del momento, che favorisce la recezione del messaggio, appare rassicurante. Devo sottolineare l'infondatezza di un pregiudizio secondo cui le persone che cadono vittime di una setta siano poco intelligenti e di bassa cultura. Assolutamente falso! Il fenomeno è trasversale, coinvolge tutti. Purtroppo. Aderire ad una setta è una scelta emotiva e non razionale.  
Nel mondo invisibile delle psicosette ci sono presunti professionisti che cercano di aiutare le vittime. La gente deve essere aiutata e stare attenta ai ciarlatani. A chi si devono rivolgere per ricevere assistenza?
Nel mondo invisibile delle psicosette ci sono professionisti che si spendono per aiutare le vittime, informare e sensibilizzare sul fenomeno, dovendo sopperire anche alla mancanza di un'azione istituzionale e politica più incisiva. Si pensi che il Consiglio d'Europa ha più volte emanato raccomandazioni in cui sollecitava gli Stati membri ad attivare osservatori e politiche preventive, che l'Italia ha disatteso puntualmente. Esistono pochissime associazioni e persone che sfidano il dilagare degli effetti del fenomeno settario, guadagnando reazioni sconsiderate ed intimidatorie da Guru, leader e apologisti delle sette, ovvero pseudo professionisti che aderendo pienamente alle battaglie di queste persone contro i critici, ne sostengono le attività, disconoscendo i danni che le vere vittime ricevono. Queste ultime addirittura vengono definite 'pentite e cariche di vendetta', motivo per cui le loro storie dovrebbero essere considerate 'non credibili'.
Lei ha scritto un libro sui casi Wanna Marchi e Zaccaria: come può la manipolazione mentale rovinare le persone? La sua convinzione su caso Marchi?
Ho scritto il libro con l'avvocato Marco Marzari che ha seguito, in diversi processi, le parti civili di alcuni di questi 'santoni' raccontati nel libro e in primis di Wanna Marchi. Il libro, pubblicato dalla casa editrice Piemme, racconta, attraverso anche esempi concreti documentati e studi scientifici, come la manipolazione mentale agisce su ciascuno di noi, devastando per sempre la vittima, che inizia a dubitare delle proprie capacità di raziocinio. E' importante sottolineare: chi esce da questa dinamica è una persona spezzata, ha perso tutto, famiglia, amici, soldi, lavoro, dignità. La Marchi ha rappresentato un grande esempio di come questa azione possa avvenire sotto gli occhi di tutti ed anche col consenso dei media. La Wanna nazionale, donna tanto intelligente quanto scaltra, è riuscita a comporre un teatrino di persone, trasformando un cameriere in un quanto generico e inspiegabile "maestro di vita", con il quale ha venduto sale e numeri giocando sulle fragilità della gente. Nel libro raccontiamo, in un capitolo a lei dedicato, le vicende più crude emerse dalle indagini e dal processo.
Il caso del giovane ragazzo Stefano Barilli, il cui cadavere è stato ritrovato decapitato nel fiume Po. La pista del suicidio non convince. Lei cosa ne pensa?
Il caso di Stefano, di cui mi sono occupata come consulente, ha rappresentato un altro esempio di ragazzo irretito da alcuni Guru del marketing. Nonostante le posizioni della Procura, io e il medico legale della famiglia abbiamo esposto un chiaro quadro di dinamiche ed causa a effetto. Attendiamo risposte.
Un professionista quando si occupa di eseguire una consulenza psicologica forense, deve rimanere distaccato così molti addetti ai lavori dichiarano. Verità o esagerazione?
La teoria e la pratica di solito concordano poco. E' importante acquisire una giusta distanza per meglio comprendere le dinamiche e i fatti. Ma quando lavori sul caso è inevitabile portarne per sempre le tracce sulla propria pelle. E' difficile non 'sentire' il dolore dei famigliari e/o della persona stessa che ha vissuto l'esperienza negativa direttamente.
La sua lotta contro il male invisibile. Ha portato ripercussioni nella sua vita? Ha subito minacce?
Purtroppo le organizzazioni a carattere settario sono anche di potere e si sentono molto minacciate da chi fa conoscere pubblicamente le loro facciate più nascoste. Sono anni ormai che ricevo minacce, denunce, diffide. Ma anche tentativi di danneggiamento della mia reputazione attraverso la creazione di blog anonimi, diffusioni di fake news sul mio conto, come il racconto secondo cui la mia battaglia contro le sette sarebbe iniziata quando un presunto fidanzato mi avrebbe lasciato sull'altare entrando in una setta. Una favola falsa che spopola tra i gruppi controversi che puntualmente la raccontano ad altri gruppi similari. Ovviamente questo ha l'obiettivo di far apparire il mio interessamento a queste realtà non come attività di studio, ma come una personale rivalsa verso il settore generalizzato, in quella che è la dinamica della personalizzazione del conflitto.  L'altra azione comune tra questi gruppi è quella di scegliere gli stessi consulenti, tra apologisti delle sette, al fine di adottare delle strategie di difesa dalle critiche e di attacco alla sottoscritta. Le modalità sono sempre le stesse: l'attacco alla mia reputazione mediante fake news sul mio conto. Pensi che, addirittura, uno di loro ha fatto eseguire una tesi di laurea che tentava di attribuirmi dei danni ricevuti da quella che veniva descritta come una società rispettabile, nella quale risultavo una persona impreparata e che avrebbe dovuto essere cacciata dall'ordine. L'azione aggressiva di queste realtà, che si concretizza nel tentativo di ledere la mia credibilità e di intimidirmi con azioni legali, oltre che con vere e proprie minacce, nasce dal fatto che l'associazione che dirigo, il CeSAP Centro Studi Abusi Psicologici, riceve enormi quantità di testimonianze e prove documentali su questi gruppi, che spesso sono utili per l'apertura di indagini e processi. E questo fa davvero paura a loro e nel contempo dimostra che nelle giuste sedi la mia credibilità non è assolutamente messa in discussione.
I giovani e il fenomeno ('Knock Out Challenge' ) consistente nell'aggredire con un pugno dei passanti scelti per caso cercando di far perdere loro i sensi. Come bisogna agire?
Purtroppo il fenomeno delle Challenge o sfide virali, è una realtà legata alla diffusione dei social media. Certe azioni molto violente, immesse nei circuiti del web, diventano virali amplificando il rischio di emulazione. Soprattutto tra pari imitare e impressionare i propri amici rafforza il senso di appartenenza al gruppo, suggestionando altri a fare altrettanto. Gli adulti non devono dare per scontato il grado di autonomia che possono avere i figli nell'uso delle tecnologie digitali e devono molto parlare con loro, spiegandone gli effetti negativi di alcune sfide. Credo che famiglia e scuola dovrebbero lavorare molto in un percorso condiviso di educazione digitale.
Giochi letali sul Web: la drammatica vicenda di Matteo Cecconi. "La mattina in cui ha deciso di ingerire il nitrito di sodio, era collegato in chat con una decina di altri ragazzi che l'hanno sostenuto nella sua scelta". E' l'accusa che lancia dalle pagine dei giornali locali il padre Alessandro Cecconi. Lei cosa ne pensa?
Questo problema è collegato alla mia risposta precedente. Spesso i figli si perdono in casa e non necessariamente fuori. Il mondo del web è complesso e con un crescendo di incontrollabili attività. Bisognerebbe insegnare ai ragazzi a discernere le complessità dei messaggi di quel mondo, ma è anche necessario pensare a più spazi di accoglienza e di ascolto per  i giovani che , devono affrontare i loro problemi di crescita. La figura dello psicologo scolastico può diventare un valido aiuto. Nel frattempo però i genitori devono vigilare e segnalare alle autorità tutti quei siti che ritengono poco educativi e pericolosi.  
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