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Scritto da luciano luciani
StoricaMente
27 Aprile 2024

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Coetaneo, ma non conterraneo, di don Giancarlo Bucchianeri, ho condiviso con lui lo spirito del tempo, ma certo non il genius loci, ovvero la realtà concreta della vita quotidiana, lui lucchese di campagna, io romano metropolitano. Eppure, i casi della vita hanno stabilito che, a un certo punto della mia esistenza, mi capitasse di occuparmi di questo sacerdote capannorese. Complice il bicentenario del Comune di Capannori e l’incarico ricevuto da questa amministrazione comunale di provvedere a una sua breve biografia da inserire nella collana editoriale “Capannori: persone e comunità” che da qualche tempo raccoglie le biografie di personaggi che, nati nel territorio di Capannori, si sono distinti in settori diversi della vita civile, apportando prestigio al corpo sociale di appartenenza. 
Non è stato un lavoro di poca lena perché circa la figura di questo prete la Cancelleria della diocesi di Lucca rilascia solo le informazioni essenziali. Da esse apprendiamo che il Rev. Bucchianeri Giancarlo, figlio di Mario e di Fiorina Lencioni, nato a Carraia, Comune di Capannori (LU), il 20 agosto 1946; battezzato a Carraia il 21 agosto 1946; cresimato all’ Arancio il 24 maggio 1953; ha ricevuto il diaconato il 21 dicembre 1968 e il presbiterato il 09 agosto 1969.  Ha compiuto gli studi nel seminario arcivescovile e si è licenziato in Teologia presso la prestigiosa Pontificia Università Gregoriana di Roma. Dal maggio 1970 è stato parroco di Fiano di Pescaglia e dal settembre 1974, cinquant’anni fa, è stato inviato come missionario in Ruanda. Rientrato in diocesi dieci anni più tardi, è stato parroco di Santa Rita a Viareggio, da cui è ripartito, sempre per il Ruanda, (diocesi di Byumba), nel luglio 1985. Dove è rimasto per altri dieci anni e solo gravi motivi di salute, una pesante insufficienza renale, lo hanno riportato in Toscana. Qui sarà amministratore parrocchiale di Albiano (Arcidiocesi di Pisa), e quindi, dal 2016 alla scomparsa, avvenuta nel 2018, parroco di Ponte San Pietro, alla periferia di Lucca. 
Notizie scarne che non rendono giustizia a un sacerdote-missionario tanto generoso e coraggioso quanto modesto, sempre schierato dalla parte dei poveri, dei meno fortunati, degli oppressi. Per comprendere meglio il senso di una vita trascorsa tutta nel segno del servizio per i più deboli, facciamo parlare brevemente quanti lo hanno conosciuto e avuto il privilegio di partecipare alle sue esperienze di condivisione e solidarietà. Così lo ricorda don Silvio Righi: “Don Bucchianeri era un uomo che preferiva l’azione alle parole, attivo, operoso, forse un po’ burbero ma autentico. Per me gli anni trascorsi in Ruanda accanto a lui sono stati fondamentali per la mia crescita e la mia maturazione religiosa e umana”. Per Carla Frediani di Castelvecchio di Compito, missionaria in Africa per 35 anni, don Giancarlo “non gradiva mettersi in mostra e far parlare di sé Era un uomo buono, schivo, riservato e molto umile”. Impressioni e giudizi confermati anche dal prof. Daniele Silvestri: “Per lui contava la gente che aveva davanti e in fondo buona parte delle sue attività avevano apparentemente poco di religioso. Presentavano piuttosto una radice umanitaria, dirette alle persone bisognose e sofferenti che gli chiedevano un aiuto materiale. In questo lui dava il meglio di sé e la sua intelligenza faceva la differenza, in questo consisteva la sua religiosità”. Massimo, il nipote oggi infermiere presso l’ospedale lucchese San Luca, ricorda che “oltre a essere un buon prete, era un grande lavoratore e un ottimo comunicatore, grande conoscitore della difficilissima lingua del posto. Avendo la possibilità di comprendere l’idioma locale, poteva anche conoscere meglio la mentalità dei ruandesi, i loro usi e costumi: era un ponte fra due popoli”. Don Policarpo, ruandese e oggi sacerdote nelle parrocchie di Toringo e Carraia, riporta alla memoria un episodio che accrebbe, e non poco, la fama di don Giancarlo: “la diocesi di Byumba che si trova a nord del Ruanda, al confine con l’Uganda, era considerata “zona rossa”, cioè un’area di massimo pericolo. L’arrivo dei ribelli del Fronte Patriottico Ruandese pronti a compiere l’ennesima strage era imminente e per questo donne, bambini e anziani vennero raccolti all’interno della chiesa parrocchiale. Con loro don Bucchianeri e i suoi collaboratori. Quando arrivarono i guerriglieri, armati del loro caratteristico “machete”, col quale tagliavano le teste agli inermi abitanti dei villaggi senza distinzione di sesso o di età, don Giancarlo andò loro incontro con coraggio, da quel “leone” che era considerato dai suoi parrocchiani ruandesi. I soldati lo fecero parlare. E il sacerdote, come si era impadronito della lingua del posto così seppe farsi padrone delle coscienze e dei cuori di quei militari assetati di rappresaglia e vogliosi di una vendetta purchessia. Agì profondamente su di loro il carisma di quell’uomo bianco, ormai maturo che, parlando il loro idioma, li esortava alla pace e al rispetto, ergendosi come garante dell’innocenza del proprio piccolo popolo inerme… E il villaggio fu risparmiato”. Tra il serio e il faceto don Pierluigi d’Antraccoli fornisce però un’indicazione importate circa il ruolo svolto in Africa da don Bucchianeri: “ In Ruanda don Giancarlo è stato un personaggio importante… Dopo il presidente della Repubblica del Ruanda veniva don Giancarlo… Non dimentichiamoci che è stato l’artefice di realizzazioni di grande rilevanza: una chiesa, un ospedale, un sanatorio, una casa per le suore, ha fatto arrivare l’acqua potabile, ha messo in piedi un laboratorio di cucito per le donne ruandesi”. Senza dimenticare la lettera agli atti del Tribunale penale internazionale per il Ruanda datata10 febbraio 1992, di cui il sacerdote lucchese è uno dei firmatari, con un appello in favore della popolazione civile vittima di una guerra figlia di un groviglio di interessi di natura etnica, politica, territoriale. Solo due anni più tardi la tragedia del genocidio della popolazione tutsi e degli hutu moderati - cento giorni di follia omicida per un milione di morti - avvenuta sotto gli occhi dei media di tutto il mondo, avrebbe dato tristemente ragione alla capacità di questo sacerdote di antivedere il male e indicare i rimedi per prevenirlo.
Luciano Luciani 

La pubblicazione che tratta di don Giancarlo Bucchianeri, edita nella collana “Capannori, Persone e Comunità”, si può richiedere all’ Ufficio Stampa del Comune di Capannori, Piazza Aldo Moro, 1, tel. 0583 4281

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