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Scritto da aldo grandi
StoricaMente
27 Dicembre 2022

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Chi non conosce, nella nostra provincia, Luciano Luciani, ex insegnante di lettere nei licei di Lucca, Viareggio, Forte dei Marmi e Capannori per più di trent'anni? Nato e cresciuto a Roma, ebbe la, si fa per dire, malaugurata idea di piombare in Toscana durante gli anni della beata incoscienza, quelli in cui sembrò davvero che il mondo potesse essere rovesciato per una società più giusta e, finalmente, in armonia sociale tra le sue componenti. Approdato nella città della Torre Pendente, ormai, prossima ad una decadenza economica e non solo, ebbe a scontrarsi con una realtà che altro non era se non la condizione esistenziale di un Paese, l'Italia appunto, lontano anni luce da quello che i giovani di quell'epoca avrebbero voluto fosse. E così, tra un lavoro precario e una precarietà costante di obiettivi e speranze, immerso in una socialità diffusa il cui minimo comune denominatore era rappresentato dallo povertà dilagante, dallo sfruttamento delle classi più umili a beneficio di quelle più furbe, il nostro professore, giovane e anche virgulto, sbarcò in quella che il Sommo Poeta aveva, così, citato nella sua Divina Commedia:

Ahi Pisa, vituperio de le genti
del bel paese là dove ‘l sì suona,
poi che i vicini a te punir son lenti,

muovasi la Capraia e la Gorgona,
e faccian siepe ad Arno in su la foce,
sì ch’elli annieghi in te ogne persona!

alla ricerca di un lavoro e di qualcosa per cui valesse la pena di vivere.

Questo e anche qualcosa di più sta scritto nell'ultimo libro scritto da Luciano Luciani, 75 anni, forse, uno dei professori più benvoluti e stimati dagli studenti delle generazioni che hanno avuto la fortuna di imbattersi nel suo insegnamento. 135 pagine che scorrono via veloci scritte in maniera piacevole e godibile anche se, ammettiamolo, l'humus non è certo di quelli in grado di entusiasmare, al giorno d'oggi, come, al contrario, avveniva un tempo. Rossa e plebea, Pisa, mezzo secolo fa, è un libro di memorie che racconta una città vista con gli occhi di un ragazzo appena laureato che, proveniente dalla capitale, andava in giro sognando una società più giusta e tollerante. 

Il testo non è soltanto un'opera di recupero dai meandri della memoria personale e collettiva di una intera generazione cresciuta convinta che noi fosse molto di più che io, in cui lo spendersi per gli altri avesse una importanza e un significato superiori allo spendere puro e semplice per se stessi. E' un'opera che rappresenta anche una sorta di confessione a posteriori di un uomo che, arrivato alla soglia delle 75 primavere, traccia un bilancio della propria vita e si rende conto che, in fondo, è sempre rimasto quello che era, con i suoi sogni, le sue convinzioni, il suo idealismo, la sua generosità, un uomo e un docente, è bene dirlo a voce alta, capace di trasmettere ai suoi allievi non solo nozioni e statistiche, ma anche e, in particolare, un'atmosfera in grado di coinvolgerli e farli innamorare della storia e della letteratura. In fondo ha ragione proprio Luciani quando dice che, a volerla vedere da questo lato, ha trascorso una vita a leggere Dante e Leopardi e, per farlo, è stato anche pagato.

Sono passati tanti anni - e che anni - da quando, a Pisa, si respirava l'aria della contestazione, da quando la città e la sua periferia nel senso più ampio del termine, convivevano in una società dove le classi meno abbienti, quelle lavoratrici per intenderci, erano destinate per antonomasia allo sfruttamento e alla ignoranza. Quando, cioè, Pisa era un polo industriale dove il partito comunista aveva una robusta e radicata presenza e dove questa presenza, inevitabilmente, aveva a che fare con le radici cattoliche e anche borghesi che detenevano il potere politico, economico e sociale. Poche chances per i figli dei poveri e ancora meno per i poveri medesimi che sul loro orizzonte mai e poi mai riuscivano a veder sorgere il sole, al massimo, solo, potevano vederlo tramontare.

In questa Pisa così cupa Luciano Luciani e un gruppo di amici-colleghi provenienti da mezzo Stivale unirono le forze e le passioni per provare a cambiare il corso della storia. Lo fecero in maniera disinteressata, volontari di un servizio mal retribuito e ancor meno riconosciuto e apprezzato. Ma lo fecero e spesero gli anni più belli e più giovani delle loro esistenze nel tentativo di regalare qualcosa a chi poco o niente aveva mai ricevuto.

Il libro di Luciani si inserisce in una memorialistica che cerca in un modo o nell'altro di valorizzare semplicemente, raccontandolo, il presente-passato di una gioventù alimentata e, purtroppo, anche annegata negli ideali che respirò a pieni polmoni. Una gioventù che l'attuale classe dirigente così come le precedenti, si è ben guardata dall'analizzare fino in fondo restando ferma, didatticamente parlando, all'ìinsegamento della storia fino alla caduta del fascismo e la fine della guerra. Così, come negli anni Sessanta-Settanta era il fascismo il vero tabù, oggi sono gli anni di piombo che non furono solamente di piombo ad essere stati gettati nel cesso e chissà se dovremo aspettare altri decenni prima che qualcuno si decida a spiegarci perché accadde quel che avvenne.

Luciano Luciani è sempre rimasto uguale a se stesso, proprio com'era quando scese alla stazione ferroviaria di Pisa centrale e, ad accoglierlo, trovò un topo che lo osservava nemmeno poi così particolarmente spaventato dall'altro lato della piazza solitaria in quella tarda notte così piovosa. Oggi, probabilmente e come lui stesso sostiene, è soltanto un po' più saggio, anzi, più sereno e distaccato rispetto agli impulsi e alle sollecitazioni di ieri. Ma la curiosità, la voglia di non fermarsi all'apparenza, l'ironia tipicamente capitolina, il saper cogliere della vita anche le più piccole sfumature, bene, quelle caratteristiche, congenite, gli si sono appiccicate addosso come una seconda pelle e sapere, per noi, ma non solamente, che a Lucca c'è una persona così ricca di umanità e di cultura capace ancora di dedicarsi agli altri ancor più che a se stesso, beh, è una consolazione e, allo stesso tempo, una certezza.

E' un libro, questo, dove non c'è spazio per rimorsi né per rimpianti e, credeteci, non è poco di questi tempi.

Luciano Luciani

Rossa e plebea - Pisa, mezzo secolo fa

pp. 140, 15 euro

Carmignani Editrice

Staffoli (PI)

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