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Scritto da Luciano Luciani
StoricaMente
20 Marzo 2024

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Pochi anni dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia (17 marzo 1861), le allarmate relazioni degli ufficiali medici delle Commissioni di leva posero in una luce diversa la famosa affermazione attribuita a Massimo d’Azeglio (1798-1866): “Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani”.

La Patria andava rifatta, ma non solo dal punto di vista morale, spirituale, culturale…Andavano rifatti i suoi figli, gli Italiani. Infatti, a detta dei medici militari essi erano in gran parte bassi, rachitici, malaticci, in cattiva salute. Una situazione preoccupante per un Paese che ambiva a giocare un ruolo importante sugli scenari europei, mediterranei, coloniali.

Come contribuire a migliorare il fisico degli abitanti dello Stivale?

Migliorando l’igiene, allargando le cure mediche e anche praticando lo sport. Questa idea era ben chiara a Quintino Sella (1827 -1884), lungimirante ministro liberale della Destra storica. Passato alla memoria degli italiani solo come l’ideatore della famigerata tassa sul macinato (1869), il Sella fu uomo colto, aperto alle novità provenienti dalla Francia e dall’Inghilterra, attento ai problemi della scienza e della tecnica. Tra l’altro, nel 1863, Sella fu tra i fondatori del C.A.I. (Club Alpino Italiano) tanto che molti rifugi sulle Alpi gli sono ancora adesso intitolati. La pratica della montagna, intesa come attività fisica salutare e volta a migliorare il benessere del corpo e dello spirito, sarà ripresa dalla letteratura di fine Ottocento: ne tratteranno Achille Giovanni Cagna (1847-1931), letterato scapigliato, con Alpinisti ciabattoni” ed Edmondo De Amicis (1846-1908), autore del celeberrimo Cuore, con Nel regno del Cervino. Nuovi bozzetti e racconti (1905).

In questi decenni lo sport è scarsamente diffuso in Italia. Ancora popolare il gioco del pallone, inteso come pallone al bracciale o pallone elastico, praticato dal Piemonte al Veneto, dalla Liguria alle Marche. Un’attività sportiva agonistica che, però, già in quegli anni, ha iniziato il suo declino: tanto è vero che numerosi sferisteri, gli stadi in cui si praticava quella attività agonistica, si trasformano in poligoni di tiro. E pensare che solo pochi decenni prima Giacomo Leopardi (1798-1837) aveva dedicato al campione Carlo Didimi di Treia una canzone intitolata A un vincitore nel pallone (1821). Qui il Poeta ammira il “garzon bennato” per l’audacia nel gioco; la gioia e l’entusiasmo che gli procurano le vittorie e il favore del pubblico. In un mondo in cui la vita non riserva che delusioni e inganni e in cui anche le glorie patrie tacciono, beato chi quella vita può disprezzarla e con noncuranza affrontare l’agonismo pericoloso del gioco. Beato il campione che non perde mai di vista la meta, puntando solo alla realizzazione della fama personale, ignaro della insensatezza della vita.

Il pallone elastico colpì anche l’immaginazione di Edmondo De Amicis che alla fine del secolo gli dedicò Gli Azzurri e i Rossi, 1897. È un romanzo destinato a diventare il primo classico della letteratura sportiva, dove De Amicis spiega al pubblico dei lettori quello sport, ne racconta i tifosi e le loro passioni.

Poco meno di vent’anni prima, nel 1878 era stata approvata la legge De Sanctis che definiva la prima cornice normativa organica dell’educazione fisica nel nostro Paese. Se ne ribadì l’obbligatorietà dell’insegnamento in tutte le scuole, anche se si mantenne una connotazione militare, soprattutto per quanto riguardava la formazione degli insegnanti. Un anno dopo, il ministro Michele Coppino indicò nove scuole magistrali di ginnastica nei principali capoluoghi italiani. Sono maturi i tempi per un più ampio e ufficiale riconoscimento. Nel 1888 il ministro della Pubblica Istruzione, Paolo Boselli, approvò tre importanti provvedimenti: istituì il ruolo organico degli insegnanti di educazione fisica; li equiparò nel trattamento economico agli altri insegnanti; venne rielaborata e sostenuta l’importanza sul piano pedagogico della educazione fisica.

Romanzo breve del solito De Amicis, Amore e ginnastica, 1892, appare oltre un decennio dopo la legge voluta da De Sanctis. Protagonista indiscussa di queste pagine deamicisiane la maestra Pedani, giovane insegnante di educazione fisica. Fornita di un corpo di conturbante bellezza questo personaggio è l’incarnazione di una prorompente forza vitale e al tempo stesso di una perfetta comunione di sanità fisica e morale. Ignara del proprio fascino la maestra Pedani incede indifferente e imperturbabile tra schiere di ammiratori, inconsapevole delle pulsioni erotiche che scatena negli altri. Tra i suoi corteggiatori il segretario Celzani, protagonista maschile del racconto “trent’anni e più, aspetto di un uomo di cinquanta, figura di precettore di casa patrizia clericale”, orfano di entrambi i genitori, era cresciuto in sagrestia e poi in seminario perché diventasse prete. Poi un suo zio, lo zio Celzani, rimasto vedovo, lo aveva assunto come segretario e fattore di campagna, compiti svolti con grande scrupolo e diligenza.

Il giovane aveva avuto occasione di ammirare la bellezza della maestra di ginnastica, scambiare qualche parola di saluto con lei e con la sua coinquilina, la maestra Zibello, matura insegnante elementare, invidiosa dei successi della collega. Rari e fugaci incontri erano stati sufficienti perché il timido segretario restasse affascinato del corpo insieme vigoroso e armonioso della ragazza. Un fisico desiderato al punto da dichiarare in una lettera e poi anche più direttamente con le parole la sua intenzione di sposarla.

Ma alla Pedani l’insignificante e impacciato Celzani non piace: e poi lei non è interessata agli uomini, a trovare un fidanzato e/o un marito. La sua unica missione nella vita è la ginnastica ed è il suo un impegno, a detta di lei, non compatibile con l’amore per un uomo. Ma il muro d’indifferenza innalzato dalla sportivissima maestra alla fine presenterà una crepa e la costanza e lo sguardo innamorato del Celzani le toccheranno il cuore.

Prima un po’ di pena per quel giovinotto timido e non particolarmente attraente che non sa neppure nascondere i propri sentimenti; poi, a poco a poco, la voglia di partecipare a qualcuno i successi ottenuti nello sport e nel suo insegnamento; quindi l’improvviso bisogno di non voler più essere sola.

Da tutto ciò nasce un sentimento di amore per l’uomo che la guarda come se fosse l’unica donna al mondo. E sarà lei, all’improvviso, in maniera del tutto inaspettata, a stringerlo finalmente tra le sue braccia vigorose.

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